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Home » Attualità » Chi è Gabriele Caccia, l’arcivescovo italiano mandato da Parolin a Washington in un momento cruciale

Chi è Gabriele Caccia, l’arcivescovo italiano mandato da Parolin a Washington in un momento cruciale

Gabriele Caccia nominato nunzio apostolico negli USA da Papa Leone XIV. Il prete milanese di Baggio scelto da Parolin per la sede diplomatica di Washington.
RedazioneDi Redazione8 Marzo 2026
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Gabriele Caccia
Gabriele Caccia (YouTube)

Papa Leone XIV ha nominato l’arcivescovo Gabriele Giordano Caccia nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America. Una scelta di particolare rilievo che porta la firma del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, legato da tempo al presule da un rapporto di stima e amicizia. La decisione di inviare un diplomatico italiano a Washington rappresenta un passaggio decisivo sia per la vita della Chiesa sia per gli equilibri internazionali, in un momento storico che coincide con il 250° anniversario della nascita degli Stati Uniti.

Monsignor Caccia, fino a questo momento osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite a New York, succede al cardinale francese Christophe Pierre, che il 30 gennaio scorso ha compiuto 80 anni e ha presentato le dimissioni per raggiunti limiti di età, prontamente accolte dal Pontefice.

Si è detto onorato e profondamente grato per la decisione del Santo Padre di nominarlo nunzio nel Paese e nella Chiesa in cui il Papa stesso è nato e cresciuto. Accoglie questa missione con gioia e trepidazione, una missione al servizio della comunione e della pace, incoraggiato dal calore e dall’apertura che ha già sperimentato da parte della Chiesa locale, del popolo e delle istituzioni americane durante i suoi anni di servizio alle Nazioni Unite.

Gabriele Giordano Caccia è nato a Milano il 24 febbraio 1958. Cresciuto a Cavaria con Premezzo, in provincia di Varese, è stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1983 dal cardinale Carlo Maria Martini. Ha svolto il primo ministero, fino al 1986, presso la parrocchia di San Giovanni Bosco nel popoloso quartiere di Baggio, alla periferia di Milano, dove ancora qualcuno dei ragazzi di allora ricorda quel giovane e brillantissimo prete di oratorio. La sua più recente visita a Milano è stata proprio il 30 gennaio scorso, in occasione del 60° anniversario della parrocchia di San Giovanni Bosco, per la Messa presieduta dall’arcivescovo Delpini.

Inviato alla Pontificia Accademia Ecclesiastica a Roma, ha conseguito il Dottorato in Teologia e la Licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana. È entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede nel 1991, quando è stato assegnato alla Rappresentanza pontificia in Tanzania. La sua formazione è maturata nell’ambiente di Villa Nazareth, segnato dalla figura del cardinale Achille Silvestrini, di cui riflette l’impostazione ecclesiale e diplomatica.

Nel 1993 è stato chiamato a prestare la sua opera nella Sezione Affari Generali della Segreteria di Stato, nella segreteria del sostituto. Nel 2002 è stato nominato assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, ruolo che ha ricoperto fino al 2009, quando Pietro Parolin era Sottosegretario per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Proprio in quel periodo si è consolidato il rapporto tra i due prelati.

Nel luglio 2009, Benedetto XVI lo aveva nominato nunzio apostolico in Libano e arcivescovo titolare di Sepino, conferendogli personalmente l’ordinazione episcopale il 12 settembre successivo. Nel 2017 papa Francesco lo aveva scelto come nunzio nelle Filippine e, nel 2019, quale osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York.

La nomina a Washington, ormai di dominio pubblico da quando era stata trasmessa la richiesta di gradimento alle autorità statunitensi, era stata studiata da Pietro Parolin già dallo scorso giugno. Il cardinale Segretario di Stato, non essendo riuscito a riportare l’arcivescovo in Segreteria di Stato nel ruolo che avrebbe voluto affidargli dopo gli sviluppi successivi al Conclave, ha fatto di tutto negli scorsi mesi per fargli ottenere una destinazione di massimo peso, affidandogli una delle nunziature più importanti dell’intera rete diplomatica della Santa Sede. Gli Stati Uniti restano un passaggio decisivo sia per la vita della Chiesa sia per gli equilibri internazionali.

 

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