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Home » Ambiente » Animali » Dubai, fuggono tutti e li lasciano soli: il destino crudele di cani e gatti tra i missili

Dubai, fuggono tutti e li lasciano soli: il destino crudele di cani e gatti tra i missili

A Dubai l'allarme guerra svuota le case e riempie le strade di animali abbandonati. Volontari in lotta contro il tempo per salvare cani e gatti.
RedazioneDi Redazione12 Marzo 2026
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Un cane e un gatto dall'espressione triste
Un cane e un gatto dall'espressione triste (FreePik)

Il recente inasprimento delle tensioni belliche e il moltiplicarsi di attacchi con droni e missili stanno spingendo migliaia di residenti a fuggire da Dubai, innescando una crisi parallela e silenziosa: l’abbandono di massa di cani e gatti. Molti proprietari, pressati dalla fretta di lasciare il Paese, scelgono di separarsi dai propri compagni di vita, lasciandoli chiusi in case vuote, legati in strada o chiedendone addirittura la soppressione ingiustificata ai veterinari. Le associazioni locali segnalano che le strutture di accoglienza sono ormai al collasso a causa di questo improvviso flusso di animali rimasti senza casa.

Secondo i volontari attivi sul territorio, uno degli ostacoli principali è la burocrazia necessaria per portare gli animali all’estero. Le normative sanitarie richiedono vaccinazioni, tra cui quella contro la rabbia, certificati veterinari e tempi di attesa che possono durare settimane. Un tempo che molti, in una situazione di fuga improvvisa, non sono disposti o non riescono ad aspettare. Il risultato è che centinaia di animali rischiano di restare indietro.

Tra le numerose segnalazioni che giungono dai volontari, spicca la drammatica vicenda di un gatto di otto anni, regolarmente registrato presso il Comune di Dubai, ma scaricato brutalmente in strada. Nonostante la tracciabilità del proprietario sia garantita dai registri ufficiali, la mancanza di sanzioni immediate permette a molti di compiere questo gesto senza conseguenze legali.

L’animale, dopo anni di vita domestica, è stato ritrovato in condizioni di salute precarie. La vita in strada lo ha esposto a virus felini molto aggressivi, come l’herpesvirus e il calicivirus, tipici delle colonie sovraffollate della regione. Il gatto presenta inoltre preoccupanti sintomi neurologici e si trova ora ricoverato in una clinica specializzata. Le spese mediche per tentare di salvarlo sono altissime e la sua sopravvivenza resta legata alla generosità dei donatori privati.

Ogni giorno i social network si riempiono di appelli urgenti per trovare una sistemazione a esemplari che fino a poche settimane fa vivevano in famiglie agiate. Tra questi c’è Kobe, un giovane bulldog inglese di soli dieci mesi, descritto come socievole e perfettamente in regola con i vaccini, per il quale si cerca una nuova casa in tempi record. Destino simile per Jonie, una gatta di poco più di un anno, sterilizzata e abituata al contatto umano, rimasta orfana del calore domestico a causa della partenza improvvisa della sua famiglia.

 

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Mentre i residenti caricano i bagagli, una rete di soccorritori opera instancabilmente nell’ombra. Questi volontari si addentrano nelle abitazioni segnalate dai vicini per recuperare animali che rischiano di morire di fame e sete dietro porte chiuse. Molti di questi esemplari arrivano nei rifugi malnutriti o traumatizzati dal distacco.

La capacità di accoglienza dei rifugi locali, spesso gestiti in modo informale da cittadini privati, è stata ampiamente superata. I costi per le cure veterinarie e per il mantenimento degli animali in attesa di adozione o di uno stallo temporaneo continuano a crescere, rendendo la situazione insostenibile senza un supporto esterno massiccio. Se il clima di tensione regionale dovesse perdurare, l’allarme degli esperti è chiaro: il numero di vittime a quattro zampe di questo conflitto è destinato a raggiungere cifre senza precedenti.

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