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Home » Lifestyle » Moda » Shein, l’allarme di Greenpeace: “Trovate sostanze tossiche 3.000 volte sopra i limiti”. Ecco i rischi

Shein, l’allarme di Greenpeace: “Trovate sostanze tossiche 3.000 volte sopra i limiti”. Ecco i rischi

L'indagine di Greenpeace sugli abiti Shein: sostanze tossiche oltre i limiti di legge e rischi per la salute. Tutti i dettagli.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino13 Marzo 2026
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ragazza travolta dai vestiti
ragazza travolta dai vestiti (FreePik)

Le recenti analisi di laboratorio commissionate da Greenpeace Germania hanno confermato la presenza di sostanze chimiche pericolose in circa l’80% dei prodotti Shein analizzati, con concentrazioni che superano i limiti legali europei fino a 3.000 volte. Nonostante le rassicurazioni fornite dall’azienda nei mesi precedenti, numerosi capi d’abbigliamento e calzature presentano ancora livelli critici di tossicità, mettendo a rischio la salute dei consumatori e l’integrità dell’ambiente.

A pochi mesi da una prima segnalazione avvenuta nel novembre 2025, l’Istituto Ambientale di Brema ha condotto nuovi test su un campione di 31 prodotti acquistati sulla nota piattaforma di ultra-fast fashion. I risultati sono stati definiti allarmanti dagli esperti: ben 25 articoli sono risultati non conformi al regolamento REACH, la normativa dell’Unione Europea che stabilisce i parametri di sicurezza per le sostanze chimiche nei prodotti in vendita.

cellulare con logo shein
cellulare con logo Shein (fonte: Unsplash)

L’aspetto che più ha destato scalpore non riguarda solo i numeri, ma la gestione dei prodotti già segnalati in precedenza. Quattro degli articoli risultati contaminati a gennaio 2026 erano infatti identici a quelli contestati l’anno scorso. In alcuni casi, l’azienda ha rimosso dal catalogo online solo lo specifico codice prodotto segnalato, mantenendo in vendita lo stesso modello in varianti di colore diverse, pur condividendo queste ultime la medesima composizione chimica pericolosa.

Le analisi hanno identificato diverse categorie di composti chimici che possono avere effetti gravi sull’organismo umano, specialmente se a contatto prolungato con la pelle:

  • ftalati: utilizzati per ammorbidire le plastiche, sono stati rinvenuti in 18 articoli su 22. Queste sostanze sono note per la capacità di alterare il sistema ormonale, influenzando negativamente la crescita dei bambini e la fertilità degli adulti;

  • PFAS (inquinanti eterni): rilevati in 9 prodotti su 11, con picchi di concentrazione migliaia di volte superiori al consentito. Essendo indistruttibili in natura, si accumulano nel corpo umano e sono associati a rischi oncologici e danni al sistema immunitario;

  • metalli pesanti: in diversi campioni sono stati isolati piombo e cadmio. Il piombo è un potente neurotossico che può danneggiare lo sviluppo cerebrale dei più piccoli, mentre il cadmio è classificato come cancerogeno e nocivo per organi vitali come reni e fegato;

  • formaldeide e DMF: sostanze usate per trattare i tessuti che possono causare danni al DNA o, nel caso del dimetilformamide, risultare tossiche per lo sviluppo del feto.

Nonostante le prove presentate, la reazione di Shein si è limitata a una dichiarazione standardizzata, promettendo la rimozione dei capi incriminati e l’avvio di indagini interne. Tuttavia, gli esperti di economia circolare sottolineano come l’autoregolamentazione delle grandi piattaforme online si stia rivelando insufficiente per garantire la sicurezza pubblica.

Greenpeace e altre organizzazioni internazionali chiedono ora un intervento legislativo più severo. L’obiettivo è rendere le piattaforme di e-commerce legalmente responsabili delle merci che immettono nel mercato europeo, anche se provenienti da paesi extra-UE. Si guarda con interesse al modello francese, che ha già introdotto misure come la tassazione specifica sulla moda ultra-veloce e restrizioni severe sulla pubblicità di questi prodotti sui social media, al fine di proteggere il consumatore finale da acquisti potenzialmente nocivi.

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