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Home » Attualità » Neonati sepolti, Chiara Petrolini in aula: “Non sapevo di essere incinta”. Ma la PM la gela: “Bugie sistematiche”

Neonati sepolti, Chiara Petrolini in aula: “Non sapevo di essere incinta”. Ma la PM la gela: “Bugie sistematiche”

La 22enne imputata per l’omicidio dei figli neonati rende dichiarazioni spontanee prima della requisitoria. L'accusa chiede 26 anni.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti13 Marzo 2026Aggiornato:13 Marzo 2026
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Chiara Petrolini arriva in procura
Chiara Petrolini arriva in procura (fonte: YouTube)

Chiara Petrolini è tornata a parlare davanti alla Corte di assise di Parma, rendendo dichiarazioni spontanee nel processo che la vede imputata per omicidio premeditato e soppressione dei cadaveri dei suoi due figli neonati, partoriti a maggio 2023 e agosto 2024 e sepolti nel giardino della casa di famiglia a Traversetolo. La giovane di 22 anni rischia l’ergastolo se le accuse dovessero essere confermate.

Con voce monocorde e un’unica breve interruzione, Petrolini ha letto per sette minuti un foglio preparato in cui ha respinto l’immagine che di lei è stata costruita.

Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini. Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro.

La difesa di Chiara Petrolini si è concentrata su un punto apparentemente paradossale: la negazione della consapevolezza della gravidanza.

Ho sempre dichiarato che sapevo di essere incinta, ma perché mi sembrava l’unica spiegazione possibile. Non ho mai fatto un test di gravidanza, non sono mai stata sicura di esserlo. Il pensiero della gravidanza era per me impossibile perché altrimenti gli altri se ne sarebbero accorti.

La Petrolini ha raccontato che c’erano momenti in cui il dubbio emergeva, come quando faceva la doccia e vedeva questa pancia di cui nessuno si accorgeva. In quei frangenti ammette di aver fatto ricerche online, ma senza mai mettere in atto alcuna azione concreta.

Non pensavo di essere incinta, nella mia testa dicevo che era impossibile. Per quello mettevo in atto comportamenti come fumare o bere. Non ho mai avuto una nausea, mai presi farmaci per anticipare il parto, mai sono stata preoccupata di partorire in aereo.

Durante le dichiarazioni spontanee, la 22enne ha anche cercato di spiegare il proprio stato d’animo, dietro quella che definisce un’apparenza.

Molti qui fuori mi hanno descritto come una brava ragazza, con la famiglia, amici, un ragazzo, che lavorava e studiava, ma questa era solo apparenza. Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero. Era uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Un malessere che mi accompagnava in tutte le mie giornate, mi sentivo sbagliata e giudicata.

Riferendosi al periodo successivo ai parti, poi, ha tentato di spiegare il proprio comportamento apparentemente normale.

Fisicamente stavo bene, dentro ero distrutta. Nessuno può capire il dolore di perdere un figlio se non gli è mai successo e non vuol dire niente se il giorno dopo sono uscita, sono andata dall’estetista e ho visto i miei amici. Non vuol dire che io non sia stata male, che non ci sto male per aver perso i miei due bambini. Ogni giorno mi alzo con un vuoto che faccio fatica a colmare, mi immagino se fossi qui, oggi come sarebbe, che mamma sarei, mille domande a cui non potrò mai dare una risposta. Col tempo però si prova ad andare avanti con una ferita che però non si è ancora rimarginata, ma che continua a sanguinare ogni giorno.

Ben diverso il tono della PM Francesca Arienti, che insieme al procuratore Alfonso D’Avino conduce l’accusa. All’inizio della requisitoria, la PM ha voluto dare un nome e un volto concreto alle vittime. La magistrata ha chiamato i due neonati con i nomi dati dai genitori al momento del riconoscimento per il certificato di morte, mesi dopo i fatti: Angelo Federico e Domenico Matteo.

Un particolare significativo, considerato che la Petrolini nelle sue dichiarazioni spontanee non lo ha mai fatto. Ricostruendo la vicenda e le indagini, Arienti ha evidenziato come in Chiara “emerge la scelta netta di fare della propria gravidanza una cosa propria, di non manifestarla a nessuno e di mantenere stile di vita incompatibile e dannoso per il nascituro”. Arienti ha inoltre sottolineato la tendenza sistematica e pervasiva a mentire da parte della giovane imputata.

La Procura di Parma ha chiesto la condanna a 26 anni di reclusione, ritenendo la 22enne responsabile di tutti i reati contestati: i due omicidi premeditati dei due figli neonati ed altrettante soppressioni di cadavere. Per la Procura Petrolini è meritevole delle attenuanti generiche, per la giovane età e l’immaturità descritta nella perizia psichiatrica, ma equivalenti alle aggravanti.

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