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Home » Salute » Scienza » Non siamo nati qui: scoperto nello spazio l’ingrediente mancante del nostro DNA

Non siamo nati qui: scoperto nello spazio l’ingrediente mancante del nostro DNA

Scoperta storica su Ryugu: l'asteroide contiene tutti i componenti del DNA umano. Ecco come lo spazio ha portato i mattoni della vita sulla Terra.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino17 Marzo 2026
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La rappresentazione di un asteroide
La rappresentazione di un asteroide (fonte: Pixabay)

L’analisi di campioni prelevati dall’asteroide Ryugu ha rivelato la presenza di tutte e cinque le basi nucleiche fondamentali che costituiscono il DNA e l’RNA degli esseri viventi. Questa scoperta, pubblicata su Nature Astronomy, conferma che i mattoni della vita non sono rari nel Sistema Solare ma erano già presenti su corpi celesti ricchi di carbonio prima ancora della formazione della Terra. Il ritrovamento rafforza l’ipotesi che il nostro pianeta sia stato “fecondato” da bombardamenti di asteroidi che hanno fornito l’inventario chimico necessario per l’evoluzione biologica.

un asteroide nello spazio
un asteroide nello spazio (fonte: Unsplash)

Ogni forma di vita sulla Terra si basa su due molecole essenziali per l’archiviazione e la trasmissione delle informazioni genetiche: l’acido desossiribonucleico (DNA) e l’acido ribonucleico (RNA). Queste strutture sono composte da cinque elementi molecolari di base: adenina, citosina, guanina, timina e uracile. Fino a poco tempo fa, si riteneva che queste componenti potessero essersi formate esclusivamente in ambienti terrestri primordiali.

Tuttavia, le missioni spaziali Hayabusa2 (JAXA) e OSIRIS-REx (NASA) hanno cambiato radicalmente questa prospettiva. Dopo il successo del recupero di campioni dall’asteroide Bennu, anche i frammenti di Ryugu hanno ora completato il “set” completo. Sebbene in analisi precedenti su Ryugu fosse stato individuato solo l’uracile, le nuove indagini condotte dal bio-geochimico Toshiki Koga hanno identificato tutte e cinque le basi canoniche in due diversi campioni di polvere spaziale.

FILAMENTO DI dna
Filamento di DNA (fonte: Unsplash)

La scoperta è particolarmente significativa perché Ryugu e Bennu sono asteroidi definiti “pile di detriti”, ricchi di carbonio e molecole organiche formatesi durante le prime fasi della storia del Sistema Solare. Il confronto tra questi campioni e i famosi meteoriti Murchison e Orgueil (caduti sulla Terra in passato) ha mostrato differenze affascinanti nella distribuzione delle basi nucleiche:

  • purine (Adenina e Guanina): prevalenti nel meteorite Murchison;

  • pirimidine (Citosina, Timina e Uracile): più abbondanti su Bennu e Orgueil;

  • equilibrio: Ryugu presenta invece una distribuzione quasi equa tra le due famiglie di molecole.

Secondo i ricercatori, queste variazioni dipendono dai livelli di ammoniaca presenti nei corpi celesti originari, suggerendo che l’ambiente chimico interno degli asteroidi influenzi direttamente quali componenti della vita vengano sintetizzate.

Uno degli aspetti più intriganti della scoperta riguarda la timina. Esiste una teoria scientifica chiamata “Ipotesi del Mondo a RNA”, secondo la quale l’RNA (che usa l’uracile) sarebbe emerso prima del DNA (che usa la timina). Poiché l’uracile è chimicamente più semplice da formare, si pensava che gli asteroidi fornissero principalmente quello.

Il fatto che su Ryugu sia stata trovata anche la timina dimostra che la chimica spaziale è molto più complessa e completa di quanto ipotizzato. Gli asteroidi non “scelgono” quale ingrediente produrre, ma sono in grado di sintetizzare l’intero spettro necessario per formare sia l’RNA che il DNA, offrendo una “scatola di montaggio” biologica completa sin dall’inizio.

Questi risultati indicano che la sintesi delle basi nucleiche è un processo comune sui corpi ricchi di carbonio in tutto il Sistema Solare. Durante le prime fasi della storia terrestre, il nostro pianeta è stato colpito da un numero enorme di questi oggetti celesti. Questi impatti non hanno portato solo distruzione, ma hanno agito come vettori di molecole esogene che hanno supportato l’evoluzione molecolare prebiotica.

In sintesi, la vita sulla Terra potrebbe essere il risultato di una pioggia di materiali organici provenienti dallo spazio profondo, rendendo il nostro pianeta un luogo meno isolato di quanto immaginassimo. La presenza universale di questi elementi suggerisce inoltre che processi simili potrebbero essere avvenuti, o stare avvenendo, anche su altri mondi lontani.

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