Nelle ultime ore, un video generato interamente con l’intelligenza artificiale sta spopolando sui social media, mostrando una versione satirica e iperrealista di Donald Trump intento a chiamare i principali leader mondiali. La clip, un “deepfake” di altissima qualità, vede l’ex presidente degli Stati Uniti tentare disperatamente di convincere i suoi interlocutori a intraprendere un’azione militare congiunta per forzare lo Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più strategiche e contese del pianeta. La risposta che riceve da ogni capo di stato, dalla Francia al Giappone, è un secco e unanime “no”, trasformando una potenziale crisi geopolitica in una gag comica. Così, quando il premier israeliano Netanyahu gli suggerisce di chiamare Zelensky, Trump deve subire un altro diniego.
Trump Calls for Help on Hormuz Strait – World Leaders React😂 pic.twitter.com/D0buhBNWvE
— Pakistani Aura (@Pakistani__aura) March 17, 2026
Insomma, un video finto mostra qualcosa di vero. In effetti, la tensione tra le due sponde dell’Atlantico ha raggiunto il punto di rottura dopo il rifiuto categorico dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea di partecipare a un intervento militare nello Stretto di Hormuz. Riuniti a Bruxelles, i rappresentanti dei 27 Paesi membri hanno risposto con un netto “per ora no” alla richiesta di supporto avanzata da Donald Trump, il quale ha reagito duramente accusando gli Alleati di non essere presenti nel momento del bisogno.
Lo strappo appare profondo, con la Germania di Friedrich Merz e persino il Regno Unito di Keir Starmer schierati contro la linea d’azione americana, mentre l’Italia ribadisce l’intenzione di non entrare in un conflitto dalle conseguenze imprevedibili.
Da Antonio Tajani alla spagnola Albares, fino ai rappresentanti dei Paesi Baltici, il messaggio inviato a Washington è che il conflitto in corso con l’Iran non riguarda la missione della Nato.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è stato tra i più critici, puntando il dito contro “obiettivi poco chiari” della missione proposta dagli Stati Uniti e dichiarando che nessuna nave tedesca salperà verso Hormuz finché durerà il conflitto. Ancora più clamoroso è stato il rifiuto di Londra: Donald Trump si è detto “sorpreso e irritato” dal diniego di Starmer, che ha limitato il supporto britannico all’invio di droni dragamine, rifiutando un impegno bellico diretto.
L’isolamento di Trump su questo dossier è evidente anche nelle divergenze con la Francia. Nonostante il Tycoon si sia detto convinto dell’aiuto di Emmanuel Macron, Parigi ha reiterato il proprio rifiuto, suggerendo una missione internazionale solo a conflitto terminato.
Il summit dei leader UE previsto per giovedì sarà il banco di prova definitivo: i capi di Stato dovranno decidere come gestire il rapporto con un’amministrazione americana che minaccia “un futuro negativo per la Nato” se non assecondata nelle sue mire strategiche nel Golfo. La posta in gioco non è solo il prezzo del petrolio, ma la tenuta stessa dell’alleanza che ha garantito la sicurezza dell’Occidente negli ultimi decenni.
La scelta dello Stretto di Hormuz come fulcro della narrazione non è casuale. Questa sottile striscia d’acqua, che separa il Golfo Persico dal Golfo di Oman, è un collo di bottiglia fondamentale per il commercio mondiale di petrolio e gas. Circa un quinto del greggio consumato globalmente transita da qui ogni giorno, rendendo la zona una delle più militarizzate e instabili del mondo.
Un’azione di forza per “forzare” lo stretto, come suggerito dal Trump virtuale, avrebbe conseguenze economiche e geopolitiche catastrofiche, innescando quasi certamente un conflitto regionale dalle proporzioni imprevedibili. La satira del video risiede proprio nell’assurdità della richiesta, liquidata con fermezza da tutti i leader mondiali.



