La sindrome del QT lungo è un’anomalia cardiaca che altera la stabilità elettrica del cuore, aumentando sensibilmente il pericolo di aritmie gravi e morte improvvisa, specialmente nei giovani sotto i 40 anni. Un’importante ricerca condotta dall’Università di Pavia e dagli Istituti Clinici Scientifici Maugeri ha dimostrato per la prima volta che specifici alimenti e integratori possono scatenare crisi elettriche in chi è predisposto. Lo studio, pubblicato su Advances in Nutrition, elenca sostanze insospettabili come il succo di pompelmo e la liquirizia tra i fattori di rischio clinico, offrendo una nuova guida pratica per prevenire arresti cardiaci attraverso la dieta.

Questa condizione appartiene alla categoria delle canalopatie, malattie che colpiscono le “porte” (i canali ionici) attraverso cui passano i sali minerali necessari a far battere il cuore. In chi ne soffre, l’intervallo QT misurato dall’elettrocardiogramma, ovvero il tempo che il muscolo cardiaco impiega per “ricaricarsi” tra un battito e l’altro, risulta eccessivamente esteso.
Si tratta di una patologia di origine genetica che colpisce circa una persona su 2.000. Ad oggi sono stati mappati 17 geni responsabili, classificati in diverse forme, di cui le varianti 1, 2 e 3 sono le più diffuse. Sebbene la terapia standard preveda l’uso di farmaci beta-bloccanti, la ricerca italiana ha aperto un nuovo fronte: quello nutrizionale.
Alimenti sotto accusa: dal pompelmo alla liquirizia
La scoperta dei ricercatori pavesi evidenzia come alcuni nutrienti possano interferire direttamente con i canali ionici del cuore:
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succo di pompelmo: è emerso come uno dei fattori più critici. Contiene flavonoidi (naringenina) e furanocumarine (bergamottina) che bloccano la ripolarizzazione del cuore e alterano il modo in cui l’organismo smaltisce i farmaci;
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liquirizia: ampiamente presente in tisane e dolciumi, può causare ipertensione e una pericolosa carenza di potassio (ipokaliemia), entrambi fattori che allungano pericolosamente l’intervallo QT;
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acqua tonica (Chinina): la chinina, usata per conferire il tipico gusto amaro, è stata associata ad anomalie della conduzione elettrica cardiaca se consumata in quantità elevate o da soggetti sensibili.
Il rischio nascosto negli integratori e nelle bevande energetiche
Molti prodotti acquistabili senza ricetta medica possono contenere molecole bioattive rischiose per il cuore.
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berberina: molto usata contro il colesterolo e il diabete, inibisce i canali del potassio hERG, un dettaglio tecnico raramente riportato sulle etichette ma fondamentale per la sicurezza del battito;
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pueraria mirifica: un integratore per la menopausa che contiene fitoestrogeni strutturalmente simili all’estradiolo, noto per la sua capacità di allungare il tratto QT;
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cannabinoidi (CBD e CBG): nonostante la loro popolarità per effetti rilassanti, mostrano azioni elettrofisiologiche che possono favorire le aritmie;
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energy drink: queste bevande sono nel mirino per l’effetto combinato di caffeina, taurina e guaranà. Sebbene la caffeina da sola non sembri dannosa fino a 400 mg, il mix di stimolanti presenti nelle lattine può scatenare eventi aritmici gravi nei pazienti vulnerabili.
Prevenzione: un nuovo asse per la cura
Il lavoro del team italiano, firmato tra gli altri da Silvia Priori e Andrea Mazzanti, sottolinea che la nutrizione deve diventare un asse fondamentale della prevenzione. Spesso, la sicurezza di prodotti naturali viene data per scontata, ma per chi soffre di questa canalopatia, una scelta alimentare sbagliata può fare la differenza tra la salute e un evento fatale.
La consapevolezza di questi rischi permette oggi a medici e pazienti di personalizzare lo stile di vita in base al proprio profilo genetico. Evitare determinate sostanze non è più solo un consiglio salutista, ma una precisa strategia salvavita che integra le cure farmacologiche tradizionali.



