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Home » Attualità » Perché ai seggi è sparita la divisione per genere? Una riforma silenziosa ma storica

Perché ai seggi è sparita la divisione per genere? Una riforma silenziosa ma storica

Da oggi, per la prima volta nella storia delle elezioni nazionali, gli elettori italiani non vengono più divisi tra uomini e donne alle urne.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino22 Marzo 2026
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rappresentazione di un seggio elettorale
rappresentazione di un seggio elettorale (fonte: Unsplash)
Da questo referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia, chi va a votare non deve più mettersi in fila in base al sesso indicato sul documento d’identità. Gli elenchi elettorali sono ora unici e ordinati dalla A alla Z, spezzati in due blocchi: dalla A alla L e dalla M alla Z. Una modifica che riguarda milioni di italiani e che segna una svolta storica per il sistema elettorale del Paese. La riforma nasce da un emendamento al decreto-legge n. 27 del 2025, firmato dalla senatrice del Partito Democratico Cecilia D’Elia. Il provvedimento, noto come “decreto elezioni”, è stato convertito in legge nel maggio 2025. Poiché i tempi tecnici non lo rendevano applicabile alle consultazioni già programmate in quel periodo, il referendum di questo fine settimana rappresenta il primo banco di prova su scala nazionale.

Lo stesso decreto ha introdotto altre novità rilevanti: il voto per i fuorisede al referendum precedente e la possibilità, per le donne sposate o vedove, di non dover più usare il cognome del marito nei documenti elettorali. Un pacchetto di misure che punta a modernizzare le procedure dei seggi, rimaste quasi invariate per decenni.

Una grafica esplicativa del voto
Una grafica esplicativa del voto (fonte: Ministero dell’Interno)

La motivazione principale è legata alla tutela della privacy di chi non si riconosce nel genere assegnato alla nascita. Fino a ieri, presentarsi al seggio significava inevitabilmente dichiarare il proprio genere biologico davanti ai componenti del seggio e alle altre persone in attesa. Per chi sta attraversando un percorso di transizione o per chi si identifica come non binario, questo momento poteva trasformarsi in una fonte di disagio, imbarazzo o vera e propria discriminazione.

In altre parole, la divisione per sesso al seggio non serviva a nessuno scopo pratico legato alla votazione in sé: era una consuetudine amministrativa ereditata da un’epoca in cui certe sensibilità semplicemente non erano considerate. Eliminarla non cambia il modo in cui si vota, ma cambia il rispetto con cui lo Stato tratta il cittadino nel momento in cui esercita uno dei diritti fondamentali della democrazia.

Il Comune di Genova aveva già adottato le liste alfabetiche uniche nelle elezioni amministrative del maggio 2025. Fuori dai seggi genovesi campeggiava un cartello che recitava: il seggio è accessibile, inclusivo e rispettoso delle identità trans e non binarie, con una fila unica e non distinta per genere. L’esperienza genovese era poi stata replicata in altre città durante le successive elezioni regionali. Il referendum del 22 e 23 marzo 2026 è però il primo momento in cui la regola vale per tutti, in ogni angolo d’Italia.

Lo stesso decreto elimina qualsiasi indicazione di genere anche dalla tessera elettorale e dagli elenchi comunali preparati per i giovani che compiono 18 anni. Nemmeno nei registri per i nuovi elettori o nelle liste di chi deve essere cancellato per irreperibilità comparirà più il dato sul sesso. Una coerenza amministrativa che completa il quadro: non si tratta di un’eccezione circoscritta al momento del voto, ma di un principio che attraversa l’intera filiera documentale legata all’esercizio del diritto di voto.

 

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