Durante le operazioni di voto per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, che sono in corso e che si chiuderanno alle ore 15.00, numerose segnalazioni di presunte irregolarità sono arrivate da più parti d’Italia, coinvolgendo sia esponenti della maggioranza sia dell’opposizione. Le prefetture di diverse città hanno già ricevuto esposti formali. Ecco cosa è stato denunciato e da chi.
Le spille e i badge con il “Sì” nei seggi
La segnalazione più diffusa riguarda rappresentanti di lista riconducibili a Fratelli d’Italia che avrebbero circolato all’interno o nelle immediate vicinanze dei seggi indossando badge o distintivi con la scritta “Sì”. Episodi di questo tipo sono stati segnalati in Umbria, in più di dieci Comuni della Brianza — tra cui Ornago, Limbiate, Brugherio, Villasanta, Nova Milanese, Muggiò e Vimercate — e in diversi centri della provincia di Milano, come Quarto Oggiaro, Cassano d’Adda, Rozzano e Cinisello Balsamo. Segnalazioni analoghe sono arrivate anche da Vetralla, in provincia di Viterbo.
La normativa elettorale è chiara: durante le operazioni di voto è vietata qualsiasi forma di propaganda nei seggi. I rappresentanti di lista possono indossare il contrassegno del partito o del comitato che li ha designati, ma non possono esporre simboli o indicazioni di voto. Le segnalazioni sono state trasmesse alle prefetture competenti.
I rappresentanti di lista del No ostacolati al voto
Sul fronte opposto, Alleanza Verdi Sinistra ha denunciato che in molti seggi i propri rappresentanti di lista, spesso studenti fuorisede che avevano scelto questa modalità per poter votare lontano dal comune di residenza, si sarebbero trovati nell’impossibilità di esercitare il diritto di voto.
Per legge, il rappresentante di lista può votare nel seggio in cui è stato nominato, indipendentemente dal comune di iscrizione alle liste elettorali, e non è obbligato a trattenersi per un tempo minimo né a presentare documentazione aggiuntiva oltre alla nomina. Secondo le denunce, alcuni presidenti di seggio avrebbero invece richiesto una “permanenza per un tempo ragionevole” o documentazione non prevista dalla legge, rifiutando di ammettere al voto chi non si conformava. In alcuni casi, i rappresentanti sarebbero stati fermati già all’ingresso dei plessi scolastici.

A Roma: il voto fuori dall’aula per chi ha disabilità motoria
Nel quartiere Don Bosco di Roma, in un plesso di via Vestricio Spurinna, lo spostamento di alcune sezioni al primo piano, in assenza di ascensori, avrebbe portato alcuni presidenti di seggio a far votare elettori con disabilità motoria al di fuori dell’aula. La normativa impone che il voto sia espresso all’interno della sezione, a garanzia della libertà e della segretezza. La Prefettura di Roma è stata investita della questione.
A Napoli: i pulmini comunali per i disabili
A Napoli è scoppiata una polemica di segno opposto. Forza Italia ha denunciato che pulmini del Comune destinati al trasporto di persone con disabilità sarebbero stati utilizzati per accompagnare cittadini ai seggi con un orientamento di voto preciso, il No. La denuncia si basa su un video dell’assessore alle Politiche sociali della Terza Municipalità. È stato annunciato un esposto formale, con richiesta di accertamenti anche sotto il profilo del peculato.
A Genova: il maxi “Sì” sulla torre Piacentini
Durante il silenzio elettorale, sulla torre Piacentini di Genova è apparso un maxischermo con la scritta “Sì” di dimensioni imponenti, circa 16 metri per 10, visibile da gran parte della città. L’editore dell’emittente locale Primocanale, che gestisce lo spazio, ha spiegato che si trattava di pubblicità per matrimoni. L’episodio ha comunque generato polemiche, anche alla luce del fatto che lo stesso spazio era già finito al centro di attenzioni giudiziarie in passato.
A Roma: il giornale sul banco degli scrutatori
Episodi minori ma significativi sono stati segnalati anche all’interno dei seggi romani. In uno di questi, sul banco degli scrutatori sarebbe rimasta esposta per un certo tempo la prima pagina di un quotidiano recante un invito esplicito al voto per il No. La questione è stata segnalata alle forze dell’ordine presenti e risolta dalla presidente di seggio.
A Catanzaro: le foto alla scheda
Due persone sono state denunciate a Catanzaro per aver fotografato la propria scheda all’interno di un seggio. Il presidente di seggio ha allertato i carabinieri e i voti dei due sono stati annullati. Fotografare la scheda con il voto espresso è vietato dalla legge, che tutela la segretezza del suffragio.
I presidenti di seggio e le forze dell’ordine hanno il compito di vigilare sul rispetto delle disposizioni e di intervenire in caso di violazioni. In presenza di irregolarità documentate possono scattare sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, conseguenze penali. Le segnalazioni trasmesse alle prefetture sono la prima forma di tutela prevista dall’ordinamento: spetta poi alle autorità competenti verificare i fatti e, se del caso, procedere.



