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Home » Web » Bella Ciao e brindisi dopo il referendum: bufera sui giudici di Napoli. Il video è virale (la polemica anche)

Bella Ciao e brindisi dopo il referendum: bufera sui giudici di Napoli. Il video è virale (la polemica anche)

Una cinquantina di toghe riunite nella saletta dell'ANM brindano con lo spumante, cantano la canzone partigiana. Il video fa il giro del web.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino24 Marzo 2026
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la bilancia simbolo di giustizia
La bilancia simbolo di giustizia (fonte: FreePik)

Mentre i primi dati dello scrutinio confermavano il netto vantaggio del No al referendum sulla riforma della giustizia, poi certificato con la vittoria in diciassette regioni su venti, nella saletta dell’Associazione Nazionale Magistrati all’interno del Palazzo di Giustizia di Napoli è scoppiata una festa destinata a far discutere. Champagne, abbracci, lacrime di gioia e le note di “Bella ciao” intonati da oltre cinquanta magistrati. Il tutto ripreso e diffuso sui social, dove il video è diventato virale nel giro di pochi minuti.

Erano PM e giudici di almeno tre generazioni diverse, riuniti davanti a un doppio monitor per seguire lo spoglio in tempo reale. Quando i dati hanno reso l’esito inequivocabile, prima dell’ufficialità, i tappi dello champagne sono saltati. La presidente della sezione distrettuale dell’ANM, Leda Rossetti, era tra i più emozionati. Il giudice Pierluigi Picardi era in visibilio. L’ex presidente dell’ANM Alessandra Maddalena ha pianto. Il pm Antonello Ardituro ha intonato «Bella ciao» con tono contenuto ma risoluto. Tutti, indistintamente, scandivano uno slogan: «U-ni-ti, u-ni-ti».

Il riferimento era diretto: uno dei cinque quesiti referendari puntava proprio alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, misura chiave della riforma Nordio. Quel “uniti” era dunque anche un messaggio politico: il No aveva preservato la struttura unitaria della magistratura così come concepita dalla Costituzione del 1948.

Tra i magistrati presenti, la figura più acclamata è stata il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro. All’ingresso nella saletta è stato accolto da cori che scandivano il suo nome come avviene negli stadi per i beniamini della curva. Policastro nelle settimane precedenti al voto era stato in prima linea nella campagna per il No, al punto da entrare in aperta polemica con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che oggi ha comunque ribadito la volontà di non dimettersi. La sua presenza ha quindi assunto un significato che va ben oltre la semplice partecipazione a un evento di categoria.

Al suo fianco, nel centro della celebrazione, c’era anche Ettore Ferrara, presidente del comitato napoletano per il No dell’ANM. Un asse simbolico tra la procura generale e l’associazionismo della magistratura che ha guidato la battaglia referendaria da Sud.

La festa ha assunto toni apertamente politici quando una parte dei presenti ha intonato il coro “Chi non salta Meloni è”, rivolto direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, principale sostenitrice del referendum. Non si è trattato di un episodio isolato: nel mirino è finita anche la collega Annalisa Imparato, sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere e tra i pochi esponenti della magistratura ad essersi schierati pubblicamente con il fronte del Sì. Contro di lei, lo stesso schema: “Chi non salta Imparato è”.

Imparato ha risposto duramente: “Questo comportamento dimostra come molti colleghi abbiano agito esattamente come organi politici, puntando alla delegittimazione personale. Sono al di fuori della grammatica istituzionale”. Sulla sua stessa lunghezza d’onda (a livello prettamente politico), il leader di Europa Carlo Calenda ha parlato direttamente di URSS:

Non diciamo cazzate. Magistrati in una sede istituzionale che inneggiano alla vittoria in un confronto referendario. Manco in URSS

— Carlo Calenda (@CarloCalenda) March 23, 2026

Non tutta la magistratura ha condiviso l’entusiasmo della saletta napoletana. Il procuratore aggiunto Sergio Amato, capo della DDA di Napoli e punto di riferimento del movimento Magistratura Indipendente, ha definito le scene “intollerabili”. Pur precisando di essere personalmente favorevole al No, e di non aver votato solo per motivi familiari, ha tenuto a distinguere la vittoria referendaria dal modo in cui è stata celebrata: “Pochi colleghi che intonano cori non sono rappresentativi della stragrande maggioranza, che si è spesa con serietà per il No”.

Contrasto netto con la scelta del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che pur avendo combattuto in prima linea per il No e pur essendo stato bersaglio di polemiche durante la campagna — quella sera era rimasto nel suo ufficio a lavorare fin dalla mattina. Gratteri ha commentato il risultato con toni istituzionali: “La vittoria del No è un segnale che la società civile è viva e attenta. Non è un rifiuto al cambiamento, ma il rifiuto di un metodo”.

Anche al Palazzo di Giustizia di Milano c’è stato un brindisi con lo spumante, ma in un clima più contenuto: applausi, qualche lacrima di commozione, ma nessun coro. La distanza tra le due celebrazioni ha già alimentato, nei commenti online, il confronto tra diversi stili di vittoria.

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