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Home » Attualità » “Ormai negoziano con sé stessi”: l’Iran deride il piano di pace di Trump, ma qual è la controproposta?

“Ormai negoziano con sé stessi”: l’Iran deride il piano di pace di Trump, ma qual è la controproposta?

Trump presenta piano di pace in 15 punti per l'Iran, ma Teheran rifiuta e chiede riparazioni di guerra. Truppe USA in Medio Oriente, tensione sullo Stretto di Hormuz.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene25 Marzo 2026Aggiornato:25 Marzo 2026
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Una veduta di Teheran
Una veduta di Teheran (fonte: Unsplash)

La proposta di pace degli Stati Uniti per porre fine al conflitto con l’Iran si è scontrata con un netto rifiuto da parte di Teheran, accompagnato da una risposta carica di sarcasmo. Un funzionario iraniano citato dai media di stato ha definito il piano americano “eccessivo” e ha dichiarato che Washington sta “negoziando con se stessa”, evidenziando la distanza ancora enorme tra le due parti.

Secondo quanto riportato dall’Associated Press, l’Iran ha ricevuto un piano di pace articolato in 15 punti dall’amministrazione Trump, trasmesso attraverso il Pakistan che sta agendo da intermediario. Il contenuto completo del documento non è stato reso pubblico, ma secondo le ricostruzioni disponibili la proposta includerebbe richieste molto impegnative per Teheran: lo smantellamento delle strutture nucleari iraniane in cambio della rimozione delle sanzioni economiche, la fine del sostegno ai gruppi armati alleati nella regione, limitazioni al programma missilistico e la garanzia del libero passaggio nello Stretto di Hormuz.

La risposta iraniana è arrivata attraverso i canali ufficiali. Press TV, emittente di stato, ha riportato le dichiarazioni di un alto funzionario politico-securitario secondo cui l’Iran non accetta un semplice cessate il fuoco ma ha formulato una controproposta basata su cinque condizioni precise. La prima richiesta riguarda l’interruzione completa delle aggressioni e degli assassinii da parte del nemico. Teheran chiede inoltre l’istituzione di meccanismi concreti che garantiscano che la guerra non venga reimposta alla Repubblica Islamica.

La terza condizione iraniana punta direttamente al portafoglio: il pagamento garantito e chiaramente definito di danni di guerra e riparazioni. L’Iran pretende anche che il conflitto termini su tutti i fronti e per tutti i gruppi di resistenza coinvolti nell’intera regione. Ma la richiesta più controversa riguarda proprio lo Stretto di Hormuz, il punto nevralgico per il trasporto mondiale del petrolio.

Teheran rivendica il controllo esclusivo di questo passaggio strategico, definendolo un diritto naturale e legale dell’Iran che costituisce una garanzia per l’implementazione degli impegni della controparte. Questa posizione si scontra frontalmente con le dichiarazioni del presidente Trump, che lunedì aveva ipotizzato un controllo congiunto del canale tra lui e l’ayatollah.

 

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Un ministro israeliano intervistato dalla BBC ha commentato che la proposta americana è “bella sulla carta” ma che l’Iran è “probabilmente” destinato a non accettarla. L’analista mediorientale Sebastian Usher sottolinea come i messaggi contrastanti e la mancanza di chiarezza continuino a caratterizzare le prospettive di dialogo tra USA e Iran. Le voci di possibili negoziati hanno temporaneamente calmato i mercati energetici, ma i primi commenti dei funzionari iraniani non lasciano spazio all’ottimismo.

Un funzionario citato dall’agenzia Fars News ha dichiarato che l’Iran non accetta un cessate il fuoco perché non è logico avviare un processo del genere con chi viola gli accordi. La fonte ha aggiunto che Teheran intende realizzare i propri obiettivi strategici nella guerra e solo quando ciò avverrà ci sarà la possibilità di porre fine al conflitto.

Sul fronte militare, il Pentagono ha ufficialmente confermato il dispiegamento di truppe di terra americane in Medio Oriente, senza specificare la localizzazione precisa per motivi di sicurezza. Le unità coinvolte includono elementi della 82esima Divisione Aviotrasportata, uno dei principali reparti da combattimento convenzionali dell’esercito statunitense, e la 1a Brigata di Combattimento della 10a Divisione da Montagna.

La 82esima Aviotrasportata, con base in North Carolina, è sempre pronta a dispiegarsi ovunque nel mondo entro 18 ore e addestrata per operazioni di paracadutismo ed elitrasporto per conquistare aree strategiche. Nel caso dell’Iran, queste truppe potrebbero fornire agli Stati Uniti l’opzione di occupare l’isola di Kharg o altri territori chiave, anche se l’unità è concepita per la mobilità e manca di equipaggiamento pesante per combattimenti prolungati.

Mike Johnson, speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, ha dichiarato ai media americani che Washington sta “concludendo” l’Operazione Epic Fury contro l’Iran e che tutto sarà completato in tempi brevi secondo programma. Le sue parole giungono dopo che Trump aveva affermato che la sua amministrazione stava parlando con le “persone giuste” in Iran, desiderose di “fare un accordo”.

Mentre la diplomazia procede a stento tra dichiarazioni pubbliche e canali segreti, la situazione sul campo resta tesa e le condizioni per una vera de-escalation appaiono ancora lontane dall’essere soddisfatte da entrambe le parti.

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