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Home » Attualità » Qualcuno ha aperto la bara di Pamela Genini e le ha portato via la testa: il movente? Un mistero

Qualcuno ha aperto la bara di Pamela Genini e le ha portato via la testa: il movente? Un mistero

Profanata la tomba di Pamela Genini a Strozza: cadavere decapitato e testa trafugata. Indagini dei carabinieri per vilipendio di cadavere.
RedazioneDi Redazione27 Marzo 2026Aggiornato:27 Marzo 2026
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Pamela Genini
Pamela Genini (YouTube)

Sanno come è entrato, o meglio come sono entrati. Sanno quando, più o meno e cos’è successo. L’unica cosa che gli investigatori non riescono ancora a spiegare è perché. Perché qualcuno ha aperto la bara di Pamela Genini, la modella 29enne uccisa a coltellate dall’ex compagno Gianluca Soncin lo scorso ottobre a Milano, e le ha portato via la testa.

La scoperta è avvenuta durante le operazioni di traslazione del feretro dal loculo provvisorio alla tomba di famiglia, i cui lavori erano stati completati la settimana precedente. Alle 9 del mattino, insieme all’operaio dell’impresa di onoranze funebri e al responsabile del cimitero, erano presenti la madre di Pamela, Una Smirnova, il compagno della donna, Piergiuseppe Rota, il fratello Nicola Genini e il parroco di Strozza, don Luigi Carminati.

Dopo aver rimosso la lapide di plastica e la copertura di cemento del loculo, l’operaio ha notato immediatamente degli elementi anomali. Una vite era appoggiata sul basamento del colombario, il cofano di legno della bara non era perfettamente allineato e per chiuderlo era stato utilizzato silicone invece del mastice di legno bianco normalmente impiegato. Di fronte a queste evidenti manomissioni, il responsabile del cimitero ha immediatamente interrotto le operazioni e ha allertato il sindaco Riccardo Cornali.

un cimitero
un cimitero (fonte: Unsplash)

 

Verificata la gravità della situazione, il primo cittadino ha dato l’allarme ai carabinieri della stazione di Almenno San Salvatore. I militari hanno avvisato il pubblico ministero di turno, il magistrato Giancarlo Mancusi, alla cui presenza il feretro è stato estratto dal loculo e posato sulla ghiaia del cimitero. A quel punto è emersa l’intera portata della profanazione.

Qualcuno aveva estratto il feretro, svitato e rimosso il cofano di legno, quindi aveva lavorato sulla copertura di zinco della bara. Utilizzando probabilmente un flessibile, aveva tagliato la parte superiore creando un’apertura. Attraverso quel varco, aveva decapitato il cadavere di Pamela Genini e asportato la testa. Successivamente aveva richiuso tutto, tentando di sigillare la copertura con il silicone, e aveva rimesso la bara nel loculo, perdendo nel frattempo una vite. Infine aveva riposizionato la copertura di cemento e la finta lapide di plastica.

Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, l’operazione deve aver richiesto il lavoro di almeno tre o quattro persone per un tempo considerevole, sicuramente durante la notte. La bara risultava bagnata, elemento che, insieme alle condizioni del silicone, fa pensare che l’azione sia stata compiuta sotto la pioggia e non molto tempo prima della scoperta. I malviventi sono riusciti a entrare nel cimitero facilitati dal fatto che il muro della parte anteriore è alto solo un paio di metri e che tutto attorno non ci sono abitazioni, ma solo aree verdi della collina e impianti sportivi.

Le indagini sono affidate ai carabinieri della compagnia di Zogno e del comando provinciale di Bergamo. Al momento non è ancora stato possibile accertare con precisione quando sia avvenuta la profanazione. Il cimitero è dotato di una telecamera, ma l’impianto cancella automaticamente le immagini dopo una settimana. Gli investigatori stanno esaminando altre telecamere, pubbliche e private, del paese e dei comuni vicini per individuare eventuali mezzi sospetti in transito durante le ore notturne.

La procura di Bergamo ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per vilipendio di cadavere e furto. L’articolo 411 del codice penale prevede per questo reato una condanna da due a sette anni, con l’aggravante se il fatto avviene all’interno di un cimitero. Il magistrato Mancusi ha disposto il sequestro della salma e il trasferimento dei resti di Pamela Genini all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo per un esame autoptico. L’obiettivo è cercare indizi utili alle indagini e verificare se, oltre alla decapitazione, siano stati commessi altri atti.

Il movente del gesto rimane completamente oscuro. Gli investigatori stanno cercando di capire se si tratti dell’ennesimo sfregio nei confronti della vittima oppure di qualche forma di intimidazione rivolta a persone che potrebbero essere a conoscenza di dettagli della vita che Pamela aveva condotto nei suoi ultimi mesi.

 

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