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Home » Attualità » Altro che alleato, Trump affonda bin Salman con una frase shock: “Doveva baciarmi il…” e cala il gelo

Altro che alleato, Trump affonda bin Salman con una frase shock: “Doveva baciarmi il…” e cala il gelo

Trump al convegno di Miami attacca Bin Salman con parole crude. Ecco le dichiarazioni sui rapporti USA-Arabia Saudita e gli equilibri in Medio Oriente.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino29 Marzo 2026
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trump a Miami
Trump a Miami gela bin Salman (YouTube)

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato pubblicamente che il Principe ereditario saudita Mohammed bin Salman starebbe “baciando il suo fondoschiena” a causa del ritrovato potere americano. Durante un intervento pubblico al convegno del Future Investment Initiative a Miami, organizzazione gestita dal principale fondo sovrano dell’Arabia Saudita, il leader repubblicano ha affermato che Riad non si aspettava una rinascita così forte degli USA, ma che ora il regno deve mostrare estrema gentilezza verso Washington. Queste affermazioni giungono mentre la guerra tra Stati Uniti e Iran entra nel suo secondo mese, ridisegnando le gerarchie di potere in tutto il Medio Oriente.

“Non pensava che avrebbe dovuto baciarmi il…, non lo pensava proprio”, ha dichiarato Trump riferendosi a Bin Salman. “Pensava che sarei stato un altro presidente americano perdente, con un paese in declino. Ma ora deve essere gentile con me. Ditegli di essere gentile con me”.

Il presidente americano ha poi raccontato un episodio recente che testimonia questo ribaltamento di prospettive. “Poco tempo fa eravamo insieme”, ha spiegato Trump, “lui mi ha guardato e mi ha detto: sai, è incredibile, un anno fa eravate un Paese morto, ora siete il Paese più in voga del mondo. Non pensava che sarebbe successo”.

Il rapporto tra Trump e Bin Salman è molto problematico e da tempo è finito sotto la lente d’ingrandimento dei cronisti politici. Come quando il principe saudita, accolto alla Casa Bianca, era stato “protetto” da Trump dalle domande dei giornalisti riguardanti l’omicidio del dissidente politico e giornalista Khashoggi. In quell’occasione Trump difese Salman, che, secondo l’intelligence americana, fu effettivamente il mandante del crimine.

 

 

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E ora il  momento è ancora più critico. Dall’inizio delle ostilità tra USA, Israele e Iran, il 28 febbraio 2026, il bilancio delle vittime è drammatico: oltre 4.500 morti distribuiti in più di dodici nazioni coinvolte. L’Iran, che conta circa 1.900 caduti, ha recentemente colpito obiettivi in Kuwait e Dubai, inasprendo la tensione in un’area vitale per l’energia mondiale.

Le nazioni del Golfo, Arabia Saudita in testa sostengono l’offensiva statunitense, ma si muovono con cautela. Fonti diplomatiche indicano che Riad e gli alleati stiano chiedendo a Washington garanzie ferree. L’obiettivo non è solo la fine dei combattimenti, ma la neutralizzazione permanente delle capacità missilistiche e dei droni di Teheran, affinché le forniture energetiche globali non possano più essere utilizzate come arma di ricatto.

Nonostante il supporto pubblico, i funzionari arabi hanno espresso privatamente a Washington la mancanza di una via d’uscita diplomatica percorribile con l’Iran. Le ripetute aggressioni subite hanno spinto i leader locali a pretendere che ogni futuro accordo includa restrizioni severe e verificabili sugli attacchi a infrastrutture civili e rotte navali.

In questo scenario, le parole di Trump sugli alleati che “baciano il fondoschiena” riflettono una dottrina di politica estera basata sulla sottomissione degli interlocutori alla forza economica e militare americana.

Mentre il fronte bellico brucia, la Casa Bianca ha tentato manovre di distrazione o innovazione digitale, come il lancio del portale “OnlyFarms” per sostenere l’agricoltura nazionale, una mossa che ha scatenato l’ironia della rete. Tuttavia, la realtà rimane ancorata al prezzo del barile e alla sicurezza degli stretti marittimi. La scommessa di Trump è chiara: costringere gli alleati a un legame indissolubile con gli USA, facendosi beffe delle gerarchie diplomatiche tradizionali per riaffermare una “Pax Americana” che passa, inevitabilmente, per il pugno di ferro e il sarcasmo.

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