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Home » Salute » Tecnologia » Ha conquistato iTunes e milioni di ascolti, ma non esiste: chi c’è davvero dietro Eddie Dalton (ed è legale)?

Ha conquistato iTunes e milioni di ascolti, ma non esiste: chi c’è davvero dietro Eddie Dalton (ed è legale)?

Eddie Dalton è al primo posto su iTunes, ma non esiste: è un cantante generato dall'intelligenza artificiale. Ecco chi c'è davvero dietro al caso.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino30 Marzo 2026
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Eddie Dalton
Eddie Dalton (YouTube)

Un cantante di nome Eddie Dalton ha conquistato il primo posto su iTunes a livello mondiale, piazzando altri due brani nella Top 10 della stessa classifica. In pochi giorni, uno dei suoi video su YouTube ha superato il milione di visualizzazioni. Il problema, o la rivoluzione, a seconda dei punti di vista, è che Eddie Dalton non è mai esistito.

Nessun concerto, nessuna intervista, nessuna storia personale: Eddie Dalton è un personaggio generato al computer, dalla voce alla musica fino all’intera identità pubblica. Eppure funziona. Nei commenti ai video su YouTube, gli utenti apprezzano i brani e si chiedono quale sia il vissuto del cantante. Quasi nessuno si rende conto che si tratta di una creazione artificiale.

Quello che colpisce del progetto Eddie Dalton non è solo il successo commerciale, ma la qualità della resa sonora. La voce è vellutata, con un’anima R&B che evoca Otis Redding e richiama la tradizione blues di B.B. King. Un suono caldo, vissuto, apparentemente umano, eppure prodotto interamente da algoritmi.

Tre brani sono entrati nella Top 100 di iTunes, tra cui uno intitolato Another Day Old. In una sola settimana, i tre pezzi hanno totalizzato 13.000 acquisti e 525.000 stream. Numeri che molti artisti in carne e ossa farebbero fatica a raggiungere.

Le indagini condotte da più testate hanno ricondotto il progetto a un’etichetta con sede a Greenville, nella Carolina del Sud, chiamata Crusty Tunes, nota anche come Crusty Records. Alla guida dell’operazione ci sarebbe Dallas Ray Little, già identificato come il responsabile di un’intera rete di contenuti musicali artificiali distribuiti su YouTube, Spotify e iTunes.

Eddie Dalton non sarebbe un caso isolato. Tra i profili sospettati di essere interamente artificiali figurano anche Dallas Little, un presunto cantante country, Cody Crotchburn e Cade Winslow: nomi che sembrano usciti direttamente da un generatore automatico più che da una scena musicale reale.

Sul proprio sito, Crusty Tunes non nasconde la propria filosofia. La società afferma di credere che la tecnologia sia uno strumento di espansione creativa, da abbracciare anziché contrastare, e che il progresso, non la stagnazione, sia il vero obiettivo. Un dettaglio curioso: il copyright sul sito riporta l’anno 2035, come se l’azienda si stesse già proiettando, o auto-datando, in un futuro che considera già conquistato.

I giornalisti che hanno tentato di contattare i responsabili di Crusty Records non hanno ricevuto risposta. Nel frattempo, Eddie Dalton continua ad accumulare follower, circa 230.000 su Facebook, e a scalare classifiche. La strategia appare coordinata e metodica: branding, tempistica delle uscite e costruzione del pubblico, tutto orchestrato senza alcun essere umano dietro al microfono.

Il caso Dalton solleva interrogativi concreti: chi detiene i diritti su una musica senza autore umano? Chi incassa i proventi? Le piattaforme dovrebbero segnalare in modo trasparente quando un artista è sintetico? E i premi musicali, come i Grammy, dovrebbero aggiornare le proprie regole?

Per ora, iTunes non ha rimosso nulla. YouTube nemmeno. Nessuna legge vieta attualmente a Eddie Dalton di esistere sulle piattaforme. Negli Stati Uniti, un brano generato al 100% dall’IA non gode di protezione sul copyright, chi lo carica può incassare royalty, ma non può impedire a nessuno di copiarlo. Il Congresso americano ha tentato due volte di regolamentare il settore con il NO FAKES Act, senza successo. Spotify ha introdotto un sistema di etichettatura volontaria per i contenuti IA, ma quasi nessuno la usa. L’Unione Europea, con l’AI Act del 2024, impone maggiore trasparenza, ma applicare queste norme alla musica distribuita globalmente resta, ad oggi, un problema irrisolto. E Eddie Dalton resta in cima alle classifiche mondiali, a dimostrare che nell’industria musicale del 2026 il confine tra reale e artificiale è già, di fatto, scomparso.

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