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Home » Attualità » Non chiamatelo blackout: il “lockdown energetico” fa già spegnere l’Egitto (e l’Europa corre ai ripari)

Non chiamatelo blackout: il “lockdown energetico” fa già spegnere l’Egitto (e l’Europa corre ai ripari)

L'Egitto avvia chiusure anticipate per risparmio energetico mentre l'Europa valuta telelavoro e limiti di velocità per proteggere le scorte di carburante.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino1 Aprile 2026
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Una città al buio
Una città al buio (FreePik)

Il cosiddetto lockdown energetico raccoglie tutte quelle disposizioni governative che puntano al risparmio energetico in giorni di crisi economica; proprio come sta succedendo ora, con l’instabilità geopolitica in Medio Oriente. In particolare a viverlo sulla sua pelle è l’Egitto che si trova ad affrontare in queste ore una fase acuta di razionamento energetico. Ma, mentre il governo egiziano ha già imposto la chiusura anticipata di attività commerciali e la riduzione dell’illuminazione pubblica, anche l’Europa si muove. La Commissione Europea, infatti, ha emanato raccomandazioni urgenti per limitare i viaggi non essenziali e potenziare il telelavoro. Queste misure coordinate mirano a preservare le scorte strategiche di idrocarburi ed evitare una paralisi economica strutturale davanti alla chiusura di rotte commerciali vitali come lo Stretto di Hormuz.

In Egitto, le disposizioni entrate in vigore sabato 28 marzo segnano un cambiamento radicale per la vita sociale e produttiva del Paese. Il Primo Ministro Mostafa Madbouly ha giustificato tali restrizioni citando un aumento insostenibile dei costi di approvvigionamento, passati da 560 milioni di dollari a ben 1,6 miliardi di dollari mensili. Per arginare questa emorragia finanziaria, ristoranti, centri commerciali e strutture ricreative devono abbassare le saracinesche alle nove di sera.

Tale provvedimento impatta in maniera rilevante su metropoli come il Cairo, dove la vita urbana si concentra tradizionalmente nelle ore post-tramonto per sfuggire alle temperature diurne elevate. Per proteggere l’economia nazionale, restano esentati i poli turistici e gli hotel, settori che generano circa il dieci per cento del prodotto interno lordo egiziano.

Footage shows unusually quiet streets in Cairo, including the Fifth Settlement, after Egypt imposed a business lockdown from 9 pm to curb the energy crisis, with shops and public centers closing nationwide.#Cairo pic.twitter.com/9A7Ea4MZhD

— Al Arabiya English (@AlArabiya_Eng) March 29, 2026

Parallelamente, nel contesto continentale europeo, il Commissario per l’Energia Dan Jørgensen ha delineato una strategia di emergenza per rispondere alla volatilità dei mercati petroliferi. Il focus principale della Commissione Europea riguarda il settore dei trasporti, che dipende per oltre il quaranta per cento dal Golfo Persico per l’importazione di gasolio e carburante avio. Bruxelles ha suggerito ai governi nazionali di implementare misure volontarie ma incisive, tra cui l’abbassamento dei limiti di velocità autostradali e l’incentivazione massiccia del lavoro da casa. L’obiettivo è ridurre la domanda interna per proteggere le riserve di sicurezza, che attualmente contribuiscono per una quota significativa alle scorte coordinate dall’Agenzia Internazionale dell’Energia.

La gestione della crisi europea prevede anche l’ottimizzazione della produzione interna. La Commissione ha esortato le raffinerie a rinviare gli interventi di manutenzione non prioritari per mantenere i massimi livelli di output di carburante. Viene inoltre promosso un incremento dell’uso dei biocarburanti per allentare la pressione sui derivati fossili. Un punto fermo della strategia comunitaria è il divieto di adottare provvedimenti unilaterali da parte dei singoli Stati membri, che potrebbero ostacolare la libera circolazione dei prodotti energetici e danneggiare il mercato unico.

Se in Egitto il lockdown energetico è già una realtà visibile nelle strade oscurate della capitale, in Europa la pianificazione di emergenza punta a prevenire scenari simili attraverso una disciplina rigorosa dei consumi. La durata di queste restrizioni rimane legata all’evoluzione dei conflitti internazionali e alla capacità dei sistemi economici di adattarsi a una disponibilità di risorse limitata. Il monitoraggio costante delle scorte commerciali e la cooperazione tra nazioni rappresentano, al momento, gli unici strumenti per garantire la continuità operativa delle infrastrutture essenziali e la tenuta del tessuto sociale globale.

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