Tre ore dopo il decollo da Cape Canaveral, mentre la capsula Orion della missione Artemis 2 procedeva verso la Luna con i quattro astronauti a bordo, il Centro di Controllo di Houston ha ricevuto una comunicazione inaspettata. La specialista di missione Christina Koch ha segnalato l’accensione della spia di allarme della toilette: il bagno spaziale era fuori uso.
Il problema riguardava l’Universal Waste Management System, il nome tecnico del bagno di bordo della navicella Orion. Nello specifico, la ventola del sistema di raccolta dell’urina si era bloccata, rendendo inutilizzabile quella parte della toilette. Il portavoce della NASA Gary Jordan ha comunicato la situazione durante la diretta con notevole flemma: “La ventola della toilette risulta bloccata. I team a terra stanno elaborando istruzioni per intervenire”.
Il bagno spaziale di Orion rappresenta un significativo passo avanti rispetto alle missioni Apollo degli anni Sessanta e Settanta. Per l’urina, ogni astronauta dispone di un imbuto personalizzato collegato a un tubo flessibile con sistema aspirante che convoglia i liquidi verso un contenitore prima dello scarico nello spazio. Per le feci, invece, c’è un sedile dotato di un’apertura stretta dove un flusso d’aria aspirante allontana l’evacuato dal corpo e lo raccoglie in un sacchetto. Tutto è mantenuto in una camera sottovuoto per evitare la proliferazione di batteri e odori.
Nell’attesa della riparazione, gli ingegneri di Houston hanno autorizzato l’equipaggio a continuare a usare il bagno solo per i bisogni solidi. Per l’urina, invece, gli astronauti avrebbero dovuto ricorrere al sistema di riserva: sacchetti di plastica pieghevoli chiamati CCU, acronimo di Collapsible Contingency Urinal. Koch ha riferito che uno di questi sacchetti era già pieno e necessitava di essere svuotato nello spazio.
Qualche ora dopo la segnalazione del guasto, il Centro di Controllo ha inviato agli astronauti una procedura dettagliata passo per passo per tentare la riparazione. Il problema era stato identificato in un malfunzionamento del controller della ventola. La procedura ha avuto successo: “Houston, Integrity, buon controllo”, ha comunicato Koch dopo aver seguito le istruzioni. Poi l’annuncio liberatorio: “Lieta di annunciare che la toilette è operativa”.
Il Capcom Amy Dill dal Centro di Controllo ha risposto con raccomandazioni pratiche: “Siamo lieti di confermare che il bagno è utilizzabile. Raccomandiamo di lasciare che il sistema raggiunga la velocità operativa prima di rilasciare fluidi, e poi lasciarlo funzionare un po’ dopo averlo fatto”. La risposta entusiasta di Koch non si è fatta attendere: “Siamo tutti felicissimi e seguiremo le indicazioni”.
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Il bagno di Orion è una versione compatta di quello presente sulla Stazione Spaziale Internazionale ed è installato nel pavimento della capsula. Gli astronauti vi accedono fluttuando, aprono uno sportello a cerniera e scivolano all’interno. Come ha descritto l’astronauta canadese Jeremy Hansen, membro dell’equipaggio, si tratta de “l’unico posto a bordo dove si può stare da soli per un momento”. Un dettaglio non trascurabile considerando che gli interni della navetta sono paragonabili a due minivan affiancati.
Il contrasto con le missioni Apollo è notevole. Sessant’anni fa, gli astronauti diretti verso la Luna non disponevano di nulla di simile. Per urinare usavano un tubo con guaina adattabile collegato a un contenitore, una sorta di catetere-preservativo, che poi veniva svuotato nello spazio. Per i bisogni solidi disponevano di sacchetti di plastica con un anello adesivo da applicare direttamente al corpo, da sigillare e conservare a bordo fino al rientro. Il tutto nella cabina, davanti ai colleghi, senza alcuna privacy. Durante le escursioni sulla superficie lunare, gli astronauti nelle tute spaziali avevano un raccoglitore per l’urina e un pannolone per le feci.
Lockheed Martin, l’azienda che ha costruito Orion per la NASA, ha definito lo Universal Waste Management System “un componente assolutamente fondamentale della navetta”. Come ha sottolineato Blaine Brown, direttore dei sistemi meccanici della navicella Orion presso Lockheed Martin: “C’è chi lo chiama un lusso, c’è chi lo chiama una necessità”.
La toilette spaziale utilizza dei supporti per i piedi che aiutano gli astronauti a rimanere in posizione durante l’utilizzo. Il flusso d’aria è essenziale per allontanare i rifiuti solidi dal corpo e convogliarli nel dispositivo di raccolta. Per l’urina, ciascun membro dell’equipaggio ha il proprio imbuto personale, con una ventola che aspira i liquidi in un serbatoio. Lo spazio riservato al bagno, tecnicamente chiamato hygiene bay (“piattaforma igienica”), ha dimensioni paragonabili a quello di un aereo di linea.
La missione Artemis 2 rappresenta un volo di prova storico che porterà quattro astronauti in un viaggio di dieci giorni attorno alla Luna. Si tratta del primo volo con equipaggio della navicella Orion e del razzo Space Launch System che l’ha lanciata. La missione è l’avanguardia del programma Artemis della NASA, che mira a far atterrare astronauti sulla Luna entro il 2028 e a stabilire una base lunare permanente entro il 2032.
Mentre le feci vengono sigillate e riportate a Terra per analisi, l’urina può essere purificata e riutilizzata come acqua, anche se in questo breve viaggio verso la Luna non sarà necessario ricorrere a tale sistema di riciclo. La navicella Orion, pur essendo più grande delle capsule Apollo, rimane uno spazio ristretto per quattro persone in viaggio per dieci giorni, rendendo ogni sistema di supporto vitale, incluso il bagno, assolutamente cruciale per il successo della missione.



