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Home » Attualità » Giorgia Meloni attacca “la redazione unica” per aver diffuso una foto con un pentito del clan Senese

Giorgia Meloni attacca “la redazione unica” per aver diffuso una foto con un pentito del clan Senese

"Il mio impegno contro la mafia è cristallino" scrive la premier dopo la pubblicazione di uno scatto del 2019 con un malavitoso. Ecco la storia.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino7 Aprile 2026
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Giorgia Meloni e il selfie incriminato
Giorgia Meloni e il selfie incriminato (@reportrai3)

Una foto di sette anni fa sta facendo discutere oggi. Si tratta di uno scatto risalente al 2019, presso l’Hotel Marriott di Milano, in cui compaiono la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Gioacchino Amico, indicato dagli inquirenti come referente in Lombardia del clan camorristico dei Senese e oggi collaboratore di giustizia nell’inchiesta Hydra. L’immagine è emersa nelle anticipazioni della trasmissione Report e sta scatenando reazioni immediate sia da parte della premier che dell’opposizione. Poco fa la premier ha affidato il suo pensiero a un lungo post sui social, puntando il dito contro “la redazione unica”:

“Oggi la “redazione unica”, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi.

Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata.

Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze.

Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze.

Ma a questi “professionisti dell’informazione” non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica.

Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede“.

Oggi la “redazione unica”, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi.

Inoltre, questi signori fanno un… pic.twitter.com/pnqO12XFQE

— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) April 7, 2026

Per contestualizzare il discorso, la fotografia incriminata risale al 2 febbraio 2019, durante la prima grande iniziativa politica di Fratelli d’Italia al nord in vista delle elezioni europee. All’evento erano presenti i vertici del partito, tra cui l’attuale presidente del Senato Ignazio La Russa e diversi futuri ministri come Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Adolfo Urso e Guido Crosetto. Secondo quanto riportato da Report, Amico si trovava in prima fila tra militanti e dirigenti ad accogliere la leader del partito. Si legge nel post della trasmissione di Rai3:

“Siciliano di nascita, ma adottato dalla camorra romana dei Senese, Amico è l’uomo che ha fatto sedere allo stesso tavolo i referenti milanesi di Matteo Messina Denaro, i capi delle locali lombarde della ‘ndrangheta e il clan di Michele ‘o pazzo, il capomafia più potente della Capitale“.

Un altro aspetto emerso dall’inchiesta riguarda i presunti accessi di Amico alla Camera dei Deputati. Secondo le anticipazioni di Report, l’uomo avrebbe avuto libero accesso nei luoghi parlamentari grazie ai rapporti con collaboratori di esponenti di Fratelli d’Italia, entrando senza passare dai controlli, notizia smentita da una nota di Montecitorio.

Dal Partito Democratico sono arrivate richieste di chiarimento. I parlamentari Pd membri della Commissione Antimafia Verini, Serracchiani, Rando, Provenzano, Ghio, Mirabelli, Barbagallo e Valente hanno definito “ogni giorno più evidenti e ricche di particolari” le notizie sulle connessioni politico-istituzionali tra esponenti della criminalità organizzata legati al clan Senese e ambienti della destra, soprattutto dopo il caso Delmastro e i suoi rapporti con il prestanome dei Senese, Caroccia.

L’europarlamentare del Pd Sandro Ruotolo ha evidenziato la natura politica dell’episodio. Per quanto riguarda Hydra, l’inchiesta ha portato alla luce un sistema di alleanze tra ‘Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra sviluppatosi in Lombardia, con ramificazioni nel narcotraffico, nell’usura, nel controllo degli appalti e nella penetrazione nell’economia e nella politica. Al momento sono arrivate62 condanne.

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