C’è una guerra purtroppo combattuta sul campo, con migliaia di vittime innocenti. E una che invece si combatte online grazie all’aiuto dell’intelligenza artificiale, con l’ausilio di personaggi Lego. A quanto pare dalla viralità dei contenuti, questo conflitto lo sta vincendo l’Iran. A poche ore dalla notizia della tregua tra Stati Uniti e Iran (domani iniziano le trattative a Islamabad), un nuovo video in stile Lego sbeffeggia il Donald Trump e colleziona milioni di visualizzazioni. È l’ultimo di una lunga serie di contenuti della propaganda iraniana che in queste settimane di guerra sono diventati un vero e proprio caso di studio.
@ai_iraan New LEGO Video from IRAN | LOSERS FIRST! Specially for Orange Pig #LEGO #IRAN #TRUMP ♬ original sound – ai_iraan
Per l’Iran si tratta di una vittoria sul piano comunicativo imprevedibile e senza precedenti. Per gli Stati Uniti una stangata reputazionale e di immagine che rischia di avere conseguenze profonde. Il canovaccio si ripete: i contenuti sono realizzati in fedele stile Lego Movie e con sottofondo di musica rap confezionata su misura (i testi sono belli diretti); il filo comune che li lega è una narrazione che ironizza e prende in giro Trump, rappresentato come un leader infantile, aggressivo e senza freni. Ci sono poi Netanyahu che lo tiene in pugno, Marco Rubio, Pete Hegseth e gli emiri del Golfo. I luoghi simbolo come la Statua della Libertà, i grattacieli di Dubai, la pista del Gran Premio del Bahrein.
In tutti i filmati i fallimenti delle potenze occidentali vengono opposti alle gesta eroiche della Repubblica islamica. Non mancano continui riferimenti a Jeffrey Epstein (“Il governo è guidato dai pedofili”) e alla sigla tanto odiata dal presidente degli Stati Uniti: TACO, che sta per Trump Always Chickens Out, ovvero Trump fa sempre marcia indietro all’ultimo momento. L’acronimo non è recente: è stato creato a maggio 2025 dal giornalista Robert Armstrong del Financial Times in riferimento ai continui dietrofront con i dazi.
Dietro questi video c’è un gruppo di autori che si fa chiamare Explosive Media o Akhbar Enfejari, che in arabo significa Notizie Esplosive. Loro hanno assicurato di non aver legami con la Repubblica Islamica ma alcune testate americane che hanno voluto approfondire il fenomeno, come il New Yorker, hanno individuato un collegamento con la fondazione Revayat-Fath Institute, associata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e all’agenzia di stampa statale iraniana Tasnim, legata ai Pasdaran.
A poco è servita la censura di Meta e YouTube, che hanno oscurato i loro account. Ogni video pubblicato è stato visto milioni di volte grazie a un’attività febbrile di condivisione che segue sempre lo stesso schema. Il contenuto viene inizialmente diffuso da canali iraniani e russi, per viaggiare autonomamente e senza controllo grazie a migliaia di altri profili in tutto il mondo, molti dei quali americani in aperta opposizione con il presidente.
Ormai è appurato che nella confezione del prodotto iraniano c’è l’aiuto di Mosca e della sua raffinatezza in termini di produzioni di troll, disinformazione e fake news per occupare lo spazio mediatico digitale in Occidente e dirottare le opinioni pubbliche su un efficace terreno antiamericano. Esperti di guerra ibrida sospettano che solo il know-how russo possa aver calibrato così bene il contenuto per far leva sulle spaccature interne dell’Occidente.
