Una recente analisi chimica degli splendidi affreschi della Domus di Salvius, nell’attuale Cartagena in Spagna, ha portato alla luce una ricetta antica mai documentata prima per la preparazione della pittura murale. La scoperta rivela come gli artigiani romani riuscissero a ottenere risultati di altissima qualità ottimizzando l’uso di materiali estremamente costosi, dimostrando una comprensione sofisticata della chimica applicata.
Al centro della ricerca c’è il cinabro, un minerale considerato nell’antichità come “l’oro rosso” per il suo valore economico straordinario. Questo pigmento rosso brillante era tra i materiali più ambiti e costosi dell’epoca romana, tanto che doveva essere acquistato e fornito direttamente dal committente dei lavori. Data la sua preziosità, gli antichi maestri svilupparono tecniche ingegnose per massimizzarne la resa senza compromettere la qualità estetica delle opere.
Lo studio multidisciplinare, condotto dai chimici del Dipartimento di Chimica Organica dell’Istituto Chimico per l’Energia e l’Ambiente dell’Università di Córdoba in collaborazione con i ricercatori del Dipartimento di Preistoria, Archeologia e Storia Antica dell’Università di Murcia, ha utilizzato diverse tecniche analitiche avanzate. Tra queste, la diffrazione a raggi X per l’analisi dei mortai, la spettroscopia Raman e la microscopia elettronica a scansione per identificare le tecniche pittoriche e la palette cromatica.
Sebbene gli affreschi di Carthago Nova, una delle città più importanti della regione ispanica dell’Impero Romano, fossero stati ampiamente studiati in passato, la loro composizione chimica non era mai stata esaminata in dettaglio. L’analisi della Stanza 3 della celebre Domus di Salvius ha finalmente rivelato informazioni preziose sulle modalità di realizzazione di queste opere d’arte.
La pratica comune consisteva nel mescolare ossido di ferro con il cinabro, poiché entrambi i materiali producevano le tonalità rosse desiderate. Tuttavia, ciò che ha veramente sorpreso i ricercatori non è stata la miscela in sé, ma il trattamento preliminare applicato alle pareti prima della pittura vera e propria. Gli artigiani romani stendevano uno strato preparatorio di goethite gialla direttamente sulla superficie muraria.
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— Tom Marvolo Riddle (@tom_riddle2025) February 27, 2026
Questa base gialla svolgeva una funzione protettiva fondamentale: preservava il cinabro, la calce e l’ossido di ferro, garantendo che il rosso brillante del cinabro mantenesse la sua intensità nel tempo e conservasse il suo aspetto originale. La tecnica dimostra una conoscenza chimica avanzata dei processi di degradazione dei pigmenti e delle interazioni tra materiali diversi.
I metodi identificati nella Domus di Salvius sono stati definiti “una novità nel contesto spagnolo”. Inoltre, lo studio ha esteso la cronologia conosciuta dell’uso del cinabro: gli archeologi ritenevano che questo pigmento fosse caduto in disuso in un determinato periodo, ma la datazione degli affreschi di Cartagena ha messo in discussione questa teoria.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica npj Heritage Science, sottolinea come le scoperte recenti sugli affreschi di Efeso supportino questi risultati, suggerendo l’esistenza di una sorta di “famiglia di ricette” condivise per l’applicazione del cinabro su grandi superfici. I ricercatori ipotizzano che questa conoscenza tecnica potesse essere trasmessa attraverso manuali o botteghe artigiane specializzate.
L’analisi con diffrazione a raggi X ha inoltre confermato che i materiali utilizzati per i mortai provenivano da fonti locali, evidenziando come gli artigiani romani sapessero sfruttare le risorse del territorio integrandole con pigmenti preziosi importati. Questo approccio pragmatico rappresentava un equilibrio perfetto tra necessità economiche e ambizioni estetiche.
Lo studio porta dunque “l’arte con i piedi per terra”, come sottolineano gli autori: realizzare affreschi comportava costi significativi duemila anni fa esattamente come oggi. La capacità degli antichi maestri di utilizzare con parsimonia il cinabro non rifletteva necessariamente le limitazioni di budget delle famiglie ricche, ma piuttosto una pratica diffusa e scientificamente fondata che univa efficienza economica e perfezione tecnica.
