Un nuovo volume biografico svela un lato inedito e sorprendente della Regina Elisabetta II: la sovrana britannica era solita imitare alcune delle ex first lady americane, tra cui Melania Trump. La rivelazione arriva dal libro The Queen and Her Presidents, scritto dalla giornalista Susan Page, che ricostruisce i rapporti tra la monarca e i presidenti degli Stati Uniti nel corso dei suoi settant’anni di regno.
Secondo quanto riportato dall’autrice, Elisabetta II era un’abile imitatrice e durante le conversazioni private non esitava a riprodurre atteggiamenti e modalità espressive delle persone che incontrava. Nel caso della moglie di Donald Trump, la Regina avrebbe rappresentato Melania come una figura silenziosa e distante, paragonandola all’iconica attrice Greta Garbo.
L’imitazione includeva una citazione del celebre film del 1932 Grand Hotel, in cui Garbo pronuncia la frase divenuta leggendaria: “Voglio stare sola”. Con questa battuta, la sovrana britannica ricreava scherzosamente l’atteggiamento riservato e apparentemente distaccato dell’ex modella slovena durante gli eventi ufficiali.
Il primo incontro tra la Regina Elisabetta II e la coppia presidenziale americana avvenne al Castello di Windsor nel luglio 2018, seguito da altre due occasioni nel corso del 2019. Gli incontri si svolsero secondo il rigido protocollo diplomatico britannico, ma evidentemente lasciarono alla monarca impressioni sufficienti per elaborare le sue personali interpretazioni.
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Dopo la morte della Regina, avvenuta nel settembre 2022 all’età di 96 anni, Donald Trump espresse pubblicamente il suo cordoglio attraverso un messaggio su Truth Social. L’ex presidente scrisse parole di profonda ammirazione, affermando:
Melania ed io custodiremo sempre il ricordo del tempo trascorso insieme alla Regina, e non dimenticheremo mai la sua generosa amicizia, la grande saggezza e il meraviglioso senso dell’umorismo. Che donna magnifica e bella che era, non c’era nessuno come lei.
Il libro di Susan Page rivela anche che Donald Trump rimase particolarmente colpito dalla capacità diplomatica della sovrana britannica. Il presidente raccontò all’autrice di non essere mai riuscito a farle pronunciare una parola negativa su nessuno, descrivendola come sorprendente nella sua abilità di evitare qualsiasi controversia. Trump sottolineò come, in decenni di regno, la Regina non avesse mai commesso errori pubblici, mentre tutti intorno a lei ne facevano continuamente.
L’ex presidente ammise che Elisabetta II era in un certo senso l’opposto di lui, riferendosi alla sua capacità di non creare mai polemiche, ma sostenne di aver avuto con lei “una grande intesa” e di essere stato il suo presidente americano preferito. Tuttavia, secondo Susan Page, la realtà potrebbe essere stata diversa.
L’autrice Craig Brown, citato nel libro, suggerisce che la Regina avrebbe in realtà considerato Trump molto maleducato. Susan Page stessa riporta che la sovrana sarebbe rimasta furiosa quando l’elicottero presidenziale bruciò il prato di Buckingham Palace durante una delle visite ufficiali, causando danni al celebre giardino della residenza reale.
Un’altra biografia recente, Elizabeth II: In Private. In Public. The Inside Story di Robert Hardman, aggiunge un ulteriore dettaglio curioso: Donald Trump avrebbe appeso un raro ritratto della Regina Elisabetta nella sua residenza di Mar-a-Lago in Florida. Secondo quanto riferito dall’ex presidente all’autore, il quadro è posizionato nella sala da pranzo, sopra un dipinto di una nave medievale, in una stanza dove non sono esposte altre personalità. Trump avrebbe dichiarato:
Era così grande. Volevo appendere il suo ritratto in una stanza dove non ci fosse nessun altro sul muro.
Questi aneddoti emersi dalle nuove pubblicazioni biografiche (come il fatto di ballare ogni volta mentre ascoltava Dancing Queen degli Abba) contribuiscono a delineare un ritratto più complesso e sfaccettato della Regina Elisabetta II, mostrando come dietro l’immagine pubblica di compostezza istituzionale si celasse una personalità capace di osservazione acuta, ironia sottile e un senso dell’umorismo privato che raramente trapelava durante gli impegni ufficiali.
