Con le temperature eccezionalmente elevate registrate in molte zone d’Europa, è tornata una domanda che compare puntualmente durante ogni estate particolarmente torrida: anche quarant’anni fa faceva così caldo? La risposta degli esperti è più complessa di quanto possa sembrare.
Climatologi, fisici dell’atmosfera e organismi scientifici internazionali concordano su un punto fondamentale. È vero che anche in passato si sono verificate estati molto calde, così come ondate di calore, siccità e fenomeni meteorologici estremi. Tuttavia, limitarsi a confrontare un singolo episodio del passato con uno attuale rischia di fornire un quadro incompleto del problema.
Secondo gli studiosi, il clima non può essere interpretato osservando soltanto eventi isolati. La climatologia analizza infatti l’andamento di lungo periodo di un sistema estremamente complesso, formato dall’interazione continua tra atmosfera, oceani, correnti marine, ghiacci, vegetazione e circolazione dell’aria. È proprio osservando questi dati nel corso dei decenni che emergono le differenze più significative.
Gli esperti spiegano che la questione centrale non riguarda l’esistenza di un record di caldo in sé. Il punto è che i record vengono superati sempre più spesso e in numerose aree del pianeta contemporaneamente. Inoltre, le ondate di calore tendono a durare più a lungo rispetto al passato e a raggiungere valori che in molti casi risultano superiori alle medie storiche.
Le analisi condotte da organismi come l’Organizzazione Meteorologica Mondiale e il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite mostrano infatti un aumento costante delle temperature medie globali rispetto all’era preindustriale. Questo incremento apparentemente limitato, nell’ordine di poco più di un grado su scala globale, produce però effetti molto più evidenti sugli eventi estremi.

I fisici sottolineano che il clima non reagisce in modo lineare. Anche piccole variazioni della temperatura media possono modificare in maniera significativa la probabilità che si verifichino fenomeni eccezionali. In altre parole, non è soltanto la temperatura media a cambiare, ma la frequenza con cui si verificano situazioni considerate rare.
Per comprendere il fenomeno, gli esperti utilizzano spesso il concetto di distribuzione statistica. Se un sistema si sposta anche leggermente verso valori più elevati, gli eventi estremi presenti nella parte più alta della distribuzione diventano molto più probabili. È uno dei motivi per cui oggi le ondate di calore risultano più frequenti rispetto a qualche decennio fa.
A questo si aggiungono alcuni meccanismi che tendono ad amplificare il fenomeno. I terreni più secchi evaporano meno acqua e disperdono meno calore nell’ambiente. Di conseguenza le temperature possono aumentare ulteriormente, alimentando un circolo che favorisce nuove condizioni di siccità e caldo intenso. Dinamiche simili riguardano anche la persistenza di alcuni sistemi di alta pressione che possono rimanere bloccati più a lungo su determinate aree.
Per gli specialisti è quindi importante distinguere tra meteo e clima. Il meteo descrive ciò che accade in un determinato giorno o in una specifica stagione. Il clima, invece, riguarda le tendenze osservate nel lungo periodo. È questa differenza che rende fuorviante il confronto tra una singola estate del passato e l’andamento complessivo registrato negli ultimi decenni.
