Arriva dalla capitale olandese una decisione storica nell’ambito delle politiche contro la crisi climatica: il Consiglio comunale di Amsterdam ha votato, con una maggioranza di 27 consiglieri su 45, per il divieto di pubblicità negli spazi pubblici per carne e prodotti legati ai combustibili fossili. La misura entrerà in vigore dal 1° maggio 2026 e riguarderà cartelloni pubblicitari, fermate degli autobus, schermi digitali e tutti gli spazi pubblici di competenza comunale, mentre resteranno esclusi i negozi e le proprietà private.
A presentare la proposta è stato il Partito per gli Animali insieme al partito di Verdi/Sinistra GroenLinks e fa parte di una strategia più ampia per ridurre le emissioni climalteranti, intervenendo sia sul sistema energetico che su quello alimentare.
Amsterdam diventa così la prima capitale al mondo a implementare un divieto di questo tipo, seguendo la strada già tracciata da altre città olandesi. Haarlem è stata la prima città al mondo a votare un provvedimento simile nel 2022, seguita da Utrecht nel 2023 e successivamente da L’Aia, Groningen, Bloemendaal, Delft e Nijmegen. Tuttavia, è il fatto che sia una capitale europea a prendere questa posizione a rendere la decisione particolarmente significativa sul piano internazionale.
Melanie van der Horst, assessora agli spazi pubblici e consigliera del partito centrista D66, fa presente che la pubblicità della carne rappresenta oggi solo lo 0,1% degli spazi pubblicitari esterni, mentre quella legata ai combustibili fossili arriva al 4,3%: numeri apparentemente piccoli, ma dal peso simbolico enorme. La restrizione si concentra sulla modifica del Regolamento Locale Generale (APV), strumento giuridico che consente alla municipalità di vietare manifesti fisici e affissioni digitali su autobus, pensiline e cartelloni stradali di proprietà comunale.
Nella definizione ufficiale di “carne” adottata nel provvedimento sono compresi non solo i prodotti strettamente a base di carne, ma anche quelli ittici. Gli amministratori giustificano l’iniziativa ricordando l’impatto ambientale della zootecnia, responsabile di circa il 40% dei gas serra legati alla produzione alimentare dell’olandese medio. La pubblicità di carne, macchine a combustione, crociere e voli viene considerata un fattore di normalizzazione di consumi ad alto impatto, che agisce spesso a livello inconscio per rafforzare comportamenti dannosi per il clima.
A spiegare le motivazioni del bando sono dati scientifici che collegano la pubblicità alla crescita dei consumi e dunque all’aumento delle emissioni globali. Alcune ricerche citate nel documento indicano che la pubblicità aggiungerebbe il 28% all’impronta annua di CO2 di ogni individuo. Joey Cramer, direttore di ProVeg Netherlands, organizzazione che sostiene apertamente la misura, ha dichiarato che gran parte delle emissioni del sistema alimentare proviene dalla produzione di carne, quindi è logico che Amsterdam limiti la sua pubblicità come parte della strategia per cambiare il sistema alimentare.
La scelta è in linea con l’obiettivo di arrivare entro il 2050 a una dieta composta per il 50% da alimenti vegetali, nell’ambito di un più ampio programma di transizione proteica. Oggi, nei Paesi Bassi, circa il 60% delle proteine consumate proviene da fonti animali, mentre il Consiglio della Sanità olandese raccomanda esattamente il contrario.
Critiche e le preoccupazioni per l’iniziativa non mancano: aziende e associazioni pubblicitarie parlano di limitazione della libertà commerciale; la Central Organisation for the Meat Sector, che rappresenta la filiera zootecnica, considera il divieto paternalistico e lesivo della libertà di espressione, sottolineando che la carne è un prodotto legale e regolamentato e che la direttiva discriminerebbe ingiustamente il settore, escludendolo dagli spazi promozionali.
Anche l’assessora van der Horst avverte sulle possibili conseguenze legali, legate ai contratti già in vigore con le aziende pubblicitarie. La rimozione anticipata delle inserzioni potrebbe costringere il Comune a risarcimenti milionari per la violazione di tali contratti. Tuttavia, nel 2025 un tribunale dell’Aia aveva già confermato la legittimità di un provvedimento simile contro il ricorso di alcune aziende turistiche.
A livello nazionale, il governo olandese non sembra voler seguire la stessa strada: la ministra del Clima Sophie Hermans ha dichiarato di non essere d’accordo con questa politica. Restano inoltre aperti alcuni nodi pratici: come si classificheranno i prodotti ibridi? E quelli considerati “di transizione”? Bisognerà insomma tracciare un confine tra ciò che è ammesso e ciò che non lo è.
L’iniziativa di Amsterdam segna un precedente che potrebbe influenzare le politiche di altre grandi città europee, accelerando il dibattito sulla regolamentazione dei prodotti animali. Sebbene il bando non si applichi alle vetrine private dei negozi o ai media tradizionali come giornali, radio e tv, la pressione sulla filiera è significativa, complicando le strategie promozionali del settore. Il messaggio politico è chiaro: non si può continuare a parlare di emergenza climatica mentre si promuovono, nello spazio pubblico, prodotti che ne sono tra i principali responsabili.



