Il mondo della scienza saluta un’icona assoluta: si è spenta in Giappone Ai, la scimpanzé che per quasi cinquant’anni è stata la “finestra” preferita dai ricercatori per sbirciare dentro la mente dei primati. Il suo nome in giapponese significa “amore” e, sebbene oggi la sigla AI richiami l’intelligenza artificiale, la sua era una genialità del tutto naturale e sorprendente. È venuta a mancare presso l’Università di Kyoto a 49 anni, un’età molto avanzata per la sua specie, a causa di complicazioni fisiche legate alla vecchiaia.
Arrivata dall’Africa quando era ancora piccolissima, Ai ha trascorso la sua vita collaborando con gli scienziati in esperimenti che sembrano usciti da un libro di fantascienza. Già a 18 mesi utilizzava una tastiera speciale per comunicare. Con il tempo ha imparato a leggere i numeri arabi, a distinguere una moltitudine di colori e a memorizzare oltre 300 termini, associandoli a oggetti reali. Riusciva persino a comprendere i complessi caratteri dell’alfabeto giapponese, dimostrando una capacità di pensiero astratto che molti ritenevano un’esclusiva degli esseri umani.

Ai non era però solo numeri e test logici. Amava disegnare con i pennarelli, e lo faceva per puro piacere personale, senza aspettarsi una ricompensa in cibo. Questa sua spinta creativa era così forte che nel 2017 una sciarpa ispirata alle sue opere venne regalata a Jane Goodall, la più famosa esperta di scimpanzé al mondo. Ma Ai era anche dotata di un’intelligenza pratica e sociale incredibile: una volta riuscì a rubare una chiave, aprire un lucchetto e fuggire, preoccupandosi però di liberare anche gli altri compagni di laboratorio, dimostrando un senso di solidarietà unico.
Nel 2000 è diventata mamma di Ayumu, che ha ereditato il suo talento diventando a sua volta una star per la sua memoria fotografica imbattibile. Grazie ad Ai, abbiamo capito che gli scimpanzé possono tramandare le conoscenze ai figli proprio come facciamo noi.
