In un angolo remoto dell’Asia Centrale sta prendendo forma uno dei progetti di rinaturalizzazione (rewilding) più ambiziosi mai concepiti dall’uomo. Il Kazakistan si prepara ufficialmente a ospitare nuovamente la tigre, un predatore maestoso che mancava da questi territori da decenni. Il piano, che coinvolge il governo locale, il WWF e le Nazioni Unite, non si limita al semplice rilascio di animali, ma prevede la ricostruzione di un intero ecosistema capace di sostenersi autonomamente.
Il cuore pulsante di questa operazione è la Riserva Naturale Ile-Balkhash, situata nel sud del Paese. Qui, negli ultimi anni, è stata avviata un’imponente opera di riforestazione delle zone boschive ripariali (i cosiddetti boschi tugai) lungo il fiume Ile e il delta del lago Balkhash. Solo nell’ultimo anno sono stati messi a dimora 37.000 giovani esemplari, portando il totale a 50.000 piante tra il 2021 e il 2024.
Aibek Baibulov, responsabile del progetto per il WWF Asia Centrale, ha sottolineato come l’obiettivo non sia solo piantare alberi, ma creare comunità naturali resilienti. Alcune piantagioni hanno già raggiunto i 2,5 metri di altezza, con radici profonde che attingono direttamente alle falde acquifere. Tra le specie selezionate figurano salici, oleastri e il turanga, un pioppo autoctono considerato sacro dalla cultura kazaka.

Il ritorno dei grandi felini è già iniziato simbolicamente con l’arrivo di una coppia di tigri dell’Amur provenienti dai Paesi Bassi. Il maschio Kuma e la femmina Bodhana vivono attualmente in un’area recintata semi-naturale all’interno della riserva per abituarsi al rigido clima locale. Sebbene la loro riproduzione sia auspicata ma non certa, la loro presenza è fondamentale per testare la tenuta del progetto.
Studi genetici hanno dimostrato che le tigri che un tempo popolavano l’area del Mar Caspio e dell’Asia Centrale erano estremamente simili alle tigri siberiane attuali. Per questo motivo, nei prossimi mesi è previsto l’arrivo di altri 3 o 4 esemplari selvatici provenienti dalla Russia, come confermato da Daniyar Turgambayev, presidente del Comitato per le foreste e la fauna selvatica.
Una tigre non può sopravvivere senza prede. Per questo, il Kazakistan ha lavorato per anni al recupero delle popolazioni di ungulati. I risultati sono sorprendenti:
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antilope Saiga: passata dai soli 48.000 individui del 2005 agli oltre 1,9 milioni odierni.
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Cervo di Bukhara: reintrodotto dal 2019, con centinaia di esemplari rilasciati per creare una popolazione stabile.
Il successo del programma dipenderà anche dal rapporto con le popolazioni locali. È stato istituito un gruppo di lavoro specifico per prevenire e gestire i possibili conflitti tra gli esseri umani e i grandi predatori. Esperti russi collaboreranno alla formazione di specialisti kazaki, garantendo che il ritorno della tigre sia percepito come una vittoria per la biodiversità e non come una minaccia per i residenti. Ogni albero piantato e ogni cervo liberato rappresentano un passo verso un futuro in cui il ruggito della tigre tornerà a risuonare nelle valli del Kazakistan.



