Mentre si svolge la trentesima conferenza mondiale sul clima (COP30) a Belém, in Brasile, arrivano notizie preoccupanti: quest’anno le emissioni globali di anidride carbonica prodotte dai combustibili fossili raggiungeranno un nuovo record. Secondo il rapporto Global Carbon Budget, presentato da oltre 130 scienziati internazionali, nel 2025 immetteremo nell’atmosfera circa 42 miliardi di tonnellate di CO2, con un aumento dell’1,1% rispetto all’anno scorso.
La cifra è allarmante perché rende praticamente impossibile rispettare l’obiettivo fissato dall’Accordo di Parigi del 2015: mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto all’epoca preindustriale. Per invertire questa tendenza, non basta ridurre le emissioni: dobbiamo azzerarle completamente. Oggi gli scienziati ci dicono che per contenere l’aumento delle temperature entro quella soglia critica, le emissioni globali dovrebbero diminuire del 60% entro il 2030, ma gli impegni attuali garantirebbero solo una riduzione del 10%.

Non tutto però va nella direzione sbagliata. Se le emissioni da combustibili fossili continuano a salire, quelle totali (che includono anche quelle dovute all’uso del suolo e alla deforestazione) risultano leggermente inferiori rispetto al 2024. Pierre Friedlingstein, professore dell’Università di Exeter e coordinatore del rapporto, ha spiegato che ci sono segnali incoraggianti: la crescita delle emissioni sta rallentando e in alcuni casi sta cambiando direzione.
Un esempio positivo arriva dalla Cina, che rimane il paese con le maggiori emissioni al mondo ma sta rallentando la propria crescita grazie a un massiccio investimento nelle energie rinnovabili e nell’elettrificazione. Il paese ha annunciato l’obiettivo di ridurre le emissioni del 7-10% entro il 2035 rispetto al picco previsto nel prossimo decennio, e sta concretamente espandendo la produzione di energia da fonti come l’eolico e il solare.
Anche la deforestazione sta rallentando, soprattutto in Sud America, mentre aumentano lentamente i progetti di riforestazione. Questi progressi hanno contribuito a ridurre le emissioni complessive legate all’uso del territorio.
La COP30 si svolge a Belém, capitale dello stato brasiliano del Pará alle porte della foresta amazzonica, dal 10 al 21 novembre. La scelta di questa città è altamente simbolica: l’Amazzonia assorbe miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno ed è essenziale per la regolazione del clima globale, ma è minacciata dalla deforestazione.
Tra i grandi assenti della conferenza ci sono Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping. L’amministrazione Trump ha confermato che gli Stati Uniti non parteciperanno ai colloqui di Belém, in linea con la posizione negazionista sul cambiamento climatico del nuovo governo americano.



