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Home » Ambiente » Venezia invasa da creature trasparenti: cosa sono le noci di mare e perché i pescatori sono disperati

Venezia invasa da creature trasparenti: cosa sono le noci di mare e perché i pescatori sono disperati

Cosa sono le noci di mare e perché stanno mettendo ora a rischio l'ecosistema dell'intera Laguna di Venezia.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti29 Gennaio 2026
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una noce di mare
una noce di mare (foto di shahar chaikin - https://www.inaturalist.org/photos/CC BY 4.0 Wikimedia Commons)

La Laguna di Venezia si trova ad affrontare una nuova minaccia ambientale silenziosa ma devastante: la noce di mare, un organismo gelatinoso trasparente che sta mettendo a rischio l’intero ecosistema lagunare. Lo Mnemiopsis leidyi, questo il nome scientifico dell’invertebrato, è considerato tra le specie invasive più dannose al mondo e sta causando seri problemi agli operatori della pesca nelle acque veneziane.

A lanciare l’allarme è uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Estuarine, Coastal and Shelf Science, condotto da un team di ricerca dell’Università di Padova e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. I risultati della ricerca evidenziano come i cambiamenti climatici in atto potrebbero favorire ulteriormente la proliferazione di questa specie a scapito dell’equilibrio naturale della laguna.

La noce di mare si presenta come un piccolo organismo gelatinoso di aspetto trasparente, originario dell’Oceano Atlantico, in particolare delle coste del Nord e Sud America. La sua diffusione è avvenuta in diverse fasi: prima ha colonizzato il Mar Nero, poi si è espansa nelle zone orientali fino a invadere gradualmente diverse aree del Mar Mediterraneo. Da quasi un decennio la specie è presente nel Mare Adriatico, dove sta causando danni significativi alla biodiversità marina e alle attività di pesca.

Sebbene non possieda cellule urticanti come le meduse, lo Mnemiopsis leidyi rappresenta una minaccia per l’ecosistema marino in quanto è un vorace predatore di zooplancton, uova e larve di pesci. Questo comportamento alimentare aggressivo interferisce direttamente con la catena alimentare marina, sottraendo nutrimento essenziale ad altre specie e compromettendo il ricambio generazionale delle popolazioni ittiche.

Il pericolo maggiore per la Laguna di Venezia deriva dalla straordinaria capacità di adattamento di questo ctenoforo. Gli esperimenti di laboratorio condotti dai ricercatori, integrati con osservazioni dirette sul campo, hanno dimostrato che la noce di mare è in grado di sopravvivere in un ampio intervallo di temperature, compreso tra i 10 e i 32 gradi centigradi, e di salinità, tra 10 e 34. Questa versatilità biologica le permette di colonizzare ambienti molto diversi tra loro e di resistere alle variazioni stagionali.

Filippo Piccardi, primo autore dello studio e ricercatore dell’Università di Padova, ha spiegato che le informazioni relative alle lagune mediterranee erano fino ad ora limitate, nonostante la dinamica di questa specie fosse stata studiata in altre aree del mondo. Lo studio rappresenta la prima indagine integrata sul campo e in laboratorio della nicchia ecologica di Mnemiopsis leidyi nella Laguna di Venezia, adottando un approccio interdisciplinare che ha monitorato per due anni la distribuzione spaziale della specie.

I risultati del monitoraggio mostrano che la noce di mare segue un andamento stagionale ben definito, con eventi di riproduzione massiva, chiamati bloom, che si verificano in tarda primavera e tra fine estate e inizio autunno. Questi picchi di proliferazione sono probabilmente legati a temperature più elevate e a condizioni di salinità ottimali per la specie. Le condizioni estreme, come temperature molto elevate o bassa salinità, possono comunque ridurre significativamente la sopravvivenza dell’organismo.

L’abbondanza della specie risulta infatti strettamente correlata sia alla temperatura dell’acqua sia alla salinità, due parametri che nella Laguna di Venezia sono caratterizzati da una forte variabilità spaziale e stagionale. Questa variabilità rende l’ambiente lagunare particolarmente complesso da studiare ma al tempo stesso vulnerabile all’invasione di specie opportuniste come la noce di mare.

Le ripercussioni economiche per il settore della pesca sono già evidenti. Gli operatori delle lagune lamentano interferenze nelle attività di pesca e danni alle reti dovuti alla presenza massiccia di questi organismi gelatinosi. La situazione ricorda quanto già accaduto con altre specie invasive come il granchio blu, che ha provocato cali nella produzione di vongole e aumenti dei prezzi fino al 60 percento.

La presenza della noce di mare nella Laguna di Venezia, dunque, rappresenta un ulteriore esempio di come le specie invasive stiano modificando profondamente gli equilibri degli ecosistemi marini mediterranei. Il monitoraggio continuo e la ricerca scientifica si confermano strumenti essenziali per comprendere i meccanismi di invasione e sviluppare strategie di gestione che possano mitigare l’impatto di questi organismi sulla biodiversità e sulle attività economiche legate al mare.

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