Il meteo di febbraio potrebbe riservare grandi colpi di scena a causa di un fenomeno complesso che avviene altissimo sopra le nostre teste: lo Stratwarming. Gli scienziati stanno osservando con attenzione un progressivo riscaldamento della stratosfera (a circa 30 km di quota) che minaccia la stabilità del Vortice Polare, quella sorta di “recinto” d’aria gelida che solitamente tiene confinato il freddo artico al Polo Nord.
Quando questo sistema si indebolisce, il gelo non resta più intrappolato alle alte latitudini ma inizia a scivolare verso sud. I modelli matematici indicano che i venti che sostengono il vortice stanno rallentando bruscamente. Invece di essere compatto e circolare, il vortice sta assumendo una forma bilobata, ovvero si sta allungando e sdoppiando in due grandi masse d’aria. Questo scenario aumenta le probabilità di un “collasso” che potrebbe rimescolare le carte del clima invernale su scala globale.
È importante chiarire che un disturbo del Vortice Polare non significa automaticamente neve e gelo per il Mediterraneo. La meteorologia non è una scienza a effetto immediato: affinché l’Italia venga colpita, il segnale della stratosfera deve riuscire a scendere nei bassi strati dell’atmosfera (troposfera) e trovare la strada giusta verso l’Europa.

Al momento, la possibilità di un evento davvero estremo si attesta tra il 10 e il 15 per cento. Tutto dipenderà dalla posizione delle alte pressioni: se l’anticiclone si sposterà verso l’Atlantico, si aprirà un corridoio per l’aria artica verso l’Italia; in caso contrario, il grande freddo potrebbe finire altrove, ad esempio verso la Russia o gli Stati Uniti, lasciandoci in condizioni più miti. Le prossime settimane saranno fondamentali per capire se questo “terremoto atmosferico” cambierà il volto del nostro febbraio.
La storia della meteorologia italiana è piena di episodi in cui lo Stratwarming ha trasformato un inverno anonimo in un evento epocale. Quando il Vortice Polare si spacca (il cosiddetto Split), l’aria artica o siberiana può piombare sul Mediterraneo con una violenza inaspettata.
Il caso più celebre è senza dubbio il gennaio 1985. In quell’occasione, un riscaldamento stratosferico senza precedenti causò la rottura del vortice, spingendo il gelo siberiano verso l’Italia. Risultato? Nevicate storiche su città come Milano e Roma, con temperature che scesero sotto i -20°C in Pianura Padana. Più recentemente, nel febbraio 2012, lo Stratwarming fu il “regista” di un’ondata di gelo che paralizzò il Centro-Nord per due settimane, portando metri di neve sull’Appennino e imbiancando persino il Colosseo.
Un altro esempio perfetto è il febbraio 2018, quando arrivò il vento Burian. Anche lì, tutto partì da uno Stratwarming Major che invertì i venti in alta quota. Questo permise a una massa d’aria gelida direttamente dalla Siberia di viaggiare in controsenso (da est verso ovest) fino a noi. Fu un evento tardivo, quasi a fine inverno, a dimostrazione che il Vortice Polare può fare sorprese proprio quando pensiamo che la primavera sia vicina.



