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Home » Attualità » Addio a Peter Arnett, leggendario reporter di guerra che raccontò il Vietnam e l’Iraq: si tuffò in un fiume pur di dare una notizia

Addio a Peter Arnett, leggendario reporter di guerra che raccontò il Vietnam e l’Iraq: si tuffò in un fiume pur di dare una notizia

Si è spento a 91 anni Peter Arnett, il reporter che ha raccontato dal fronte Vietnam, Baghdad e 17 guerre, vincendo anche il Pulitzer.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino18 Dicembre 2025
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Peter Arnett
Peter Arnett (fonte: YouTube)

È morto mercoledì 17 dicembre a 91 anni Peter Arnett, uno dei più grandi giornalisti di guerra della storia. Il reporter, che ha passato oltre 45 anni a documentare conflitti in tutto il mondo, si è spento a Newport Beach in California per un cancro alla prostata, circondato dalla famiglia e dagli amici più cari. A dare la notizia è stata la figlia Elsa.

Nato nel 1934 in Nuova Zelanda, Arnett lasciò gli studi a soli 17 anni per iniziare a lavorare in un giornale locale. Non aveva una laurea, ma aveva qualcosa di più prezioso: intuito, coraggio e una fame insaziabile di raccontare la verità. Dopo esperienze in Australia e Thailandia, approdò all’Associated Press nel Sud-est asiatico, dove cominciò una carriera straordinaria che lo portò a documentare 17 guerre tra Asia, Medio Oriente, Europa e America Latina.

Il suo primo colpo da maestro risale al 1960 in Laos. Durante un colpo di stato, quando i militari bloccarono l’ufficio del telegrafo, Arnett fece qualcosa di folle: si tuffò nel fiume Mekong e nuotò fino in Thailandia per trasmettere la notizia. “Avevo l’articolo, il passaporto e duecento dollari stretti tra i denti”, raccontò anni dopo. Tutti pensavano fosse pazzo, ma per lui aveva perfettamente senso.

La consacrazione arrivò in Vietnam, dove Arnett trascorse dieci anni dal 1962 fino alla caduta di Saigon nel 1975. Lavorando per l’Associated Press, vinse il Premio Pulitzer nel 1966 per i suoi reportage che mostravano la guerra senza filtri. A differenza di molti colleghi che ripetevano le versioni ufficiali del governo americano, Arnett raccontava quello che vedeva davvero: sconfitte, contraddizioni e la sofferenza dei civili.

La sua frase più famosa risale al 1968, quando riportò le parole di un maggiore americano dopo la distruzione della città di Ben Tre: “È stato necessario distruggere la città per salvarla”. Quella citazione divenne il simbolo dell’assurdità della guerra in Vietnam. Il presidente Lyndon Johnson e i generali cercarono più volte di farlo allontanare dal fronte, ma non ci riuscirono.

Quando Saigon cadde nelle mani del Vietnam del Nord nel 1975, mentre tutti i giornalisti occidentali fuggivano, Arnett rimase. Continuò a documentare il caos, le strade in preda al panico e gli elicotteri carichi di profughi che decollavano dal tetto dell’ambasciata americana. Gli avevano ordinato di distruggere i documenti dell’ufficio, ma lui li spedì invece a New York, convinto che un giorno avrebbero avuto valore storico. Oggi quelli archivi sono conservati dall’Associated Press.

Nel 1981 Arnett passò alla CNN, l’emittente televisiva all-news allora giovanissima. Ma fu nel 1991, durante la Guerra del Golfo, che divenne un volto noto in tutto il mondo. Quando gli Stati Uniti lanciarono l’attacco contro l’Iraq di Saddam Hussein, quasi tutti i giornalisti lasciarono Baghdad. Arnett no. Rimase nell’hotel Al Rashid e trasmise in diretta, via telefono cellulare dalla sua camera, mentre i missili cadevano sulla città e le sirene antiaeree ululavano. Le sue cronache vennero paragonate a quelle storiche di Edward Murrow durante i bombardamenti su Londra nella Seconda guerra mondiale.

Durante i suoi 18 anni con la CNN documentò conflitti in America Centrale, Medio Oriente e Africa. Ottenne interviste esclusive con Saddam Hussein e, nel 1997, con Osama bin Laden in un nascondiglio in Afghanistan. Il leader di Al Qaeda, anni prima dell’11 settembre, minacciò apertamente gli Stati Uniti dicendo: “Vedrete e sentirete parlare dei nostri piani”.

Arnett era un giornalista ribelle. Diffidava delle autorità, accettava i rischi e a volte la censura pur di raccontare i fatti. Questo gli costò accuse pesanti: molti politici americani lo vedevano come un megafono della propaganda nemica. Ma lui si difendeva sempre con la stessa frase: “Ho solo raccontato quello che vedevo”.

Gli ultimi anni di carriera furono segnati da controversie. Lasciò la CNN nel 1999 dopo un servizio su presunte atrocità in Vietnam che si rivelò infondato. Nel 2003 fu licenziato dalla NBC per aver dichiarato alla televisione irachena che il piano militare americano stava fallendo. Fu anche uno degli ultimi giornalisti occidentali a restare a Baghdad durante l’invasione del 2003.

Si ritirò nel 2007 dopo aver sposato Nina Nguyen, dalla quale ebbe due figli. Negli ultimi anni insegnò giornalismo in Cina e scrisse due libri di memorie. Come scrisse il Los Angeles Times, il buon giornalismo si basa sempre sulle stesse qualità: intuito, coraggio, ingegno e determinazione. Peter Arnett le ha incarnate tutte, lasciando un segno indelebile nel modo di raccontare le guerre.

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