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Home » Attualità » Agenti a volto coperto, arresti senza mandato e blitz nei luoghi pubblici: cos’è l’ICE, la polizia anti-immigrati che sta terrorizzando gli USA

Agenti a volto coperto, arresti senza mandato e blitz nei luoghi pubblici: cos’è l’ICE, la polizia anti-immigrati che sta terrorizzando gli USA

Chi sono gli agenti mascherati che arrestano migranti irregolari (e non solo). Storia, poteri e controversie dell'agenzia federale anti immigrazione.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene19 Gennaio 2026
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Degli agenti dell'ICE durante un blitz a Minneapolis
Degli agenti dell'ICE durante un blitz a Minneapolis (fonte: YouTube DRM News)

Negli Stati Uniti, le immagini di agenti armati a volto coperto che conducono blitz nei luoghi di lavoro, arrestano persone in strada o davanti ai tribunali sono diventate sempre più frequenti. Protagonista di queste operazioni è l’Immigration and Customs Enforcement, meglio conosciuta come ICE, un’agenzia federale che dipende dal Dipartimento di Sicurezza Interna (con a capo Kristi Noem) e che ha il compito di far rispettare le leggi sull’immigrazione all’interno del Paese.

L’ICE non va confusa con il Border Patrol, la polizia di frontiera. Mentre quest’ultima opera ai confini nazionali, l’ICE lavora sul territorio statunitense, nelle città, nei quartieri e nei luoghi di lavoro. È fondamentalmente una forza di polizia tematica che si concentra su crimini legati all’immigrazione e che ha poteri investigativi simili a quelli dell’FBI. In Svizzera, per fare un confronto, non esiste un corrispettivo simile.

L’agenzia è stata creata nel 2003, durante l’amministrazione di George W. Bush, nel clima di insicurezza seguito agli attentati dell’11 settembre 2001. La sua nascita riflette una scelta precisa: trattare l’immigrazione come una questione di sicurezza interna, non solo amministrativa. Nei primi anni, l’ICE si è focalizzata soprattutto sulle persone irregolari implicate in reati gravi o considerate pericolose per la sicurezza nazionale, ad esempio perché sospettate di essere affiliate a organizzazioni terroristiche.

Oggi l’ICE è un’agenzia piuttosto grande, con circa 20.000 dipendenti, ed è divisa in due rami principali. Il primo si chiama ERO (Enforcement and Removal Operations) ed è il braccio operativo: comprende agenti armati che si occupano di trovare, arrestare e deportare gli immigrati irregolari presenti negli Stati Uniti. Questo ramo gestisce anche i centri di detenzione in cui vengono recluse le persone dopo gli arresti, in attesa dell’espulsione. Il secondo ramo è chiamato HSI (Homeland Security Investigations): è quello investigativo, e si occupa di traffico di droga e armi, tratta di esseri umani, criminalità informatica, frodi finanziarie, terrorismo e reati doganali.

Gli agenti dell’ICE sono funzionari delle forze dell’ordine federali e possono fermare, trattenere e arrestare persone sospettate di trovarsi illegalmente negli Stati Uniti. In luoghi pubblici possono procedere anche senza mandato, mentre per entrare in un’abitazione o in uno spazio privato è necessario un mandato giudiziario firmato da un giudice, salvo consenso dell’occupante. Secondo il quadro costituzionale statunitense, agli agenti è permesso l’uso della forza letale quando una persona pone un grave rischio per l’incolumità pubblica o ha commesso crimini seri.

Agenti dell'ICE a volto coperto durante un arresto a Minneapolis
Agenti dell’ICE a volto coperto durante un arresto a Minneapolis (fonte: DRM News)

Un promemoria del Dipartimento di Sicurezza Interna del 2023 precisa che gli agenti federali possono ricorrere alla forza letale solo se convinti, su base ragionevole, dell’esistenza di una minaccia imminente e grave. Tuttavia, negli ultimi anni molte operazioni sono state condotte da agenti in tenuta tattica e a volto coperto, una prassi che ha suscitato numerose controversie.

L’ICE giustifica l’uso della maschera come una misura di protezione contro minacce e doxing, ovvero la diffusione online di dati personali degli agenti e delle loro famiglie. Per i critici, però, il volto coperto è problematico perché rende più difficile attribuire responsabilità individuali e contribuisce a creare un clima di paura nelle comunità. Secondo l’agenzia, i funzionari sono comunque muniti di tesserino e obbligati a identificarsi quando richiesto per motivi di sicurezza pubblica o per esigenze legali.

Negli ultimi tempi, e in particolare durante i mandati presidenziali di Donald Trump, l’ICE ha iniziato a concentrarsi sull’immigrazione irregolare in senso più ampio. L’amministrazione Trump, soprattutto nel secondo mandato, ha adottato una politica durissima nei confronti degli immigrati irregolari, con l’obiettivo dichiarato di espellere in massa le persone migranti e richiedenti asilo. L’ICE è diventata lo strumento principale per applicare questo giro di vite.

Secondo la stima più recente del Pew Research Center, nel 2023 negli Stati Uniti vivevano circa 14 milioni di persone straniere senza cittadinanza americana, su un totale di 335 milioni di cittadini. In molti casi queste persone, pur essendo irregolari, lavorano e non commettono reati, contribuendo all’economia nazionale. Molte amministrazioni precedenti avevano optato per non perseguirle sistematicamente, ma la linea è cambiata radicalmente.

L’amministrazione Trump ha chiesto all’ICE di agire in modo più capillare sul territorio e ha dato all’agenzia un obiettivo ambizioso: 3.000 arresti giornalieri su scala nazionale. Le regole sono state modificate: le limitazioni che in precedenza impedivano di arrestare persone in luoghi sensibili come scuole, ospedali e luoghi di culto sono state rimosse, e l’iter per gli arresti è stato snellito. Oggi l’ICE può arrestare anche senza mandato in casi urgenti.

Nel 2025 gli interventi sul territorio sono diventati più numerosi, massicci e visibili. A svolgerli sono agenti in tenuta tattica che si presentano a bordo di veicoli non contrassegnati, operano a volto coperto e non esitano a usare granate stordenti e gas lacrimogeni contro sospettati e manifestanti. Le operazioni dell’ICE sono spesso dei veri e propri blitz, simili a incursioni militari. Sempre più frequentemente gli obiettivi sono ristoranti, bar, grandi magazzini e catene del commercio al dettaglio: tutti luoghi di lavoro che tradizionalmente assumono numerosi stranieri. A volte gli agenti vanno anche nei tribunali, in cerca di chi si presenta per sbrigare le pratiche per ottenere il permesso di soggiorno.

L’amministrazione Trump ha dichiarato di aver deportato oltre 605.000 persone tra il 20 gennaio e il 10 dicembre dello scorso anno, affermando inoltre che 1,9 milioni di immigrati hanno lasciato volontariamente il Paese. Tuttavia, i dati disponibili raccontano una storia diversa da quella presentata dalle autorità.

Renee Nicole Wood
Renee Nicole Wood (fonte: YouTube WKYC Channel 3)

Secondo i dati raccolti dal Deportation Data Project di Berkeley, nei primi nove mesi del secondo mandato del presidente Trump, circa 75.000 persone arrestate dall’ICE, pari a due terzi del totale, non avevano alcun precedente penale. Tra i condannati, molti avevano commesso solo reati minori, tra cui violazioni del codice stradale. Questi numeri contraddicono le dichiarazioni di Kristi Noem, che ha più volte affermato che l’ICE arresta il peggio del peggio.

Numerose testimonianze verificate da testate giornalistiche come The Intercept e NPR dimostrano che molti arresti avvengono con un uso sproporzionato della forza. L’ICE gestisce anche una rete di centri di detenzione, dove le persone arrestate possono essere trattenute in attesa di rimpatrio. Secondo una ricostruzione del Guardian, nel 2025 sono morte 32 persone mentre erano in custodia nei centri gestiti dall’ICE, il numero più alto dal 2004.

Amnesty International ha denunciato il trattamento crudele, disumano e degradante riservato alle persone rinchiuse in almeno due di questi centri, incluso Alligator Alcatraz in Florida, inaugurato da Trump in persona. Le condizioni di detenzione sono al centro di numerose polemiche e sollevano interrogativi sul rispetto dei diritti umani fondamentali.

Negli ultimi giorni l’agenzia è finita al centro delle cronache per l’uccisione di Renee Good, madre di tre figli e poetessa, a Minneapolis. Un agente, in seguito identificato come Jonathan Ross, ha esploso 3 colpi d’arma da fuoco alla testa e al volto della donna mentre si allontanava a bordo del proprio veicolo. Secondo un nuovo video emerso, le ultime parole di Good all’agente furono: “Non ce l’ho con te”. L’amministrazione difende l’operato di Ross parlando di legittima difesa, mentre migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il Paese con lo slogan ICE, Out for Good, chiedendo che l’agenzia venga abolita.

Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey e media come il New York Times contestano la versione della Casa Bianca. Secondo un’inchiesta del quotidiano newyorkese, l’episodio non rappresenta un’eccezione: nel quadrimestre precedente, almeno nove persone sono rimaste coinvolte in sparatorie con agenti ICE distribuite in diversi Stati. Il bilancio complessivo delle vittime nelle operazioni dell’agenzia rimane però incerto.

Le proteste si sono allargate a tutto il territorio statunitense, da Honolulu al Maine, con oltre mille manifestazioni organizzate nel weekend. A Minneapolis gli scontri sono proseguiti per giorni, con manifestanti che hanno cercato di bloccare le forze dell’ordine e almeno 30 arresti. Le autorità locali hanno esortato la cittadinanza a mantenere la calma, ma hanno anche chiesto ai funzionari anti-immigrazione di lasciare la città.

Un nuovo episodio si è verificato a Portland, dove un agente dell’ICE ha ferito un cittadino venezuelano, alimentando ulteriormente le tensioni. Il vicepresidente ha garantito immunità assoluta per Jonathan Ross, una posizione che ha suscitato indignazione e ha intensificato le richieste di riforma o abolizione dell’agenzia.

Il dibattito sull’ICE riflette una questione più ampia che divide profondamente la società americana: come bilanciare la sicurezza nazionale con il rispetto dei diritti umani, e quale debba essere il trattamento riservato ai milioni di persone che vivono e lavorano negli Stati Uniti senza documenti regolari. Le immagini degli agenti a volto coperto che irrompono nei ristoranti e nei luoghi di lavoro sono diventate il simbolo di questa tensione, alimentando un dibattito che non accenna a placarsi.

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