Aiuto, veniteci a salvare, qui a Rebibbia abbiamo un problema serio: stiamo morendo di freddo. È questo l’appello lanciato dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno dal carcere romano di Rebibbia, dove si trova dal 1° gennaio 2025, al suo 329esimo giorno di detenzione dopo la condanna per finanziamento illecito e traffico di influenze nell’inchiesta Mondo di mezzo sul sistema criminale capitolino.
Alemanno, trasferito a Rebibbia per non aver rispettato le prescrizioni ai domiciliari, ha ripreso in mano quello che definisce il suo diario di cella per denunciare una situazione critica che riguarda l’intero istituto penitenziario: le caldaie sono rotte e i termosifoni completamente spenti, proprio mentre le previsioni meteo annunciano l’arrivo di venti gelidi sulla capitale nei prossimi giorni.
“SOS Aiuto, venite a salvarci! Pronto, qui Rebibbia, abbiamo un problema: stiamo morendo dal freddo. Siamo giunti al 23 novembre e i termosifoni sono completamente spenti, mentre nevica in tutta Italia e le temperature scendono anche a Roma. Radio carcere ci dice che le caldaie sono rotte e che anche gli agenti della Penitenziaria sono nelle nostre stesse condizioni: non solo qui al braccio ma anche nella loro caserma, attigua a Rebibbia, i termosifoni sono spenti e l’acqua calda dopo le otto di sera non arriva neanche nelle docce, per quelli che smontano dagli ultimi turni di guardia.
A guardarli questi ragazzi sembrano i soldati di Napoleone in Russia, tutti imbacuccati nelle loro divise, con il pigiama sotto la mimetica e le facce stanche e congestionate. E invece sono solo le truppe del Maresciallo Nordio, quello che questa estate aveva giurato “spezzeremo le reni al sovraffollamento, senza scarcerare nessuno!””.
Non è la prima volta che l’ex sindaco utilizza i social network per denunciare situazioni critiche dal carcere. Un attivismo che Alemanno, rimasto in politica prima dell’arresto con il movimento Indipendenza vicino a Marco Rizzo, dice ora di voler impiegare sui fronti critici del sistema carcerario, a partire dal sovraffollamento che genera condizioni inumane e degradanti.
Durante l’ultimo consiglio comunale straordinario tenutosi proprio a Rebibbia il 30 settembre scorso, alla presenza dei suoi successori Virginia Raggi e Roberto Gualtieri, Alemanno aveva lanciato idee e proposte per migliorare le condizioni dei detenuti. In quell’occasione l’ex sindaco aveva parlato di capriola emotiva nel passare dal ruolo di primo cittadino a quello di detenuto.
Nel suo ultimo diario, Alemanno si interroga sulla durata dell’emergenza: fino a quando durerà questa situazione? Presto o tardi la caldaia sarà riparata e i muri gelidi di Rebibbia cominceranno un poco a riscaldarsi, niente di che ma meglio di niente, ma il sovraffollamento continuerà a crescere.



