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Home » Attualità » Andrea Pignataro, archiviata l’inchiesta da 1,2 miliardi. Chi è davvero l’uomo che controlla i dati delle banche italiane

Andrea Pignataro, archiviata l’inchiesta da 1,2 miliardi. Chi è davvero l’uomo che controlla i dati delle banche italiane

Andrea Pignataro, secondo uomo più ricco d'Italia con 34 miliardi, è praticamente invisibile online. Ecco di chi si tratta.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene23 Ottobre 2025
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Andrea Pignataro
Andrea Pignataro (fonte: Screenshot video YouTube)

In un’epoca dominata dalla sovraesposizione digitale e dai selfie dei miliardari sui jet privati, esiste un uomo che ha trasformato la riservatezza in un’arte. Andrea Pignataro, secondo Forbes il secondo italiano più ricco con un patrimonio di 34 miliardi di dollari, ha sempre mantenuto un basso profilo online: circolano di lui pochissime fotografie, quasi nessuna intervista e zero presenza sui social media. Eppure, questo imprenditore bolognese classe 1970 ha costruito un impero finanziario che tocca la vita quotidiana di milioni di italiani, spesso senza che loro ne siano consapevoli.

Nato a Bologna il 10 giugno 1970, Pignataro si è laureato in Economia all’Università di Bologna prima di volare a Londra per conseguire un dottorato in matematica all’Imperial College. La sua carriera nel mondo della finanza inizia nel 1994 come trader presso Salomon Brothers, all’epoca una delle più importanti banche d’affari statunitensi, successivamente incorporata da Citigroup alla fine degli anni Novanta. È in questo ambiente ad alta tensione che affina le competenze che lo porteranno a costruire il suo impero.

Nel 1997, con una visione già proiettata nel futuro digitale, Pignataro fonda a Londra ION Investment Group, una società nata da una joint venture tra Salomon e List, un’azienda pisana specializzata nel trading di titoli di Stato. ION si posiziona come fornitore di software, dati e analisi per istituzioni finanziarie, banche centrali, governi e grandi aziende. La missione dichiarata è semplificare processi complessi, aumentare l’efficienza e consentire decisioni migliori attraverso l’automazione e l’analisi dei dati.

La strategia di crescita di Pignataro si rivela vincente e innovativa. Come lui stesso ha spiegato in una rara intervista al Sole 24 Ore, ION è un ibrido: ha “la disciplina, la velocità e la capacità di execution dei grandi fondi” di private equity, ma con “un orizzonte temporale permanente”, tipico delle holding industriali. A differenza dei fondi tradizionali, ION ha sempre una strategia d’ingresso ma non una strategia di uscita. L’orizzonte temporale “forever” diventa un vantaggio competitivo decisivo.

Nel corso degli anni, Pignataro orchestra una serie di acquisizioni strategiche che modificano la partecipazione azionaria della società. Nel 2004 vende il 30% di ION a TA Associates, quota che scenderà al 10% nel 2011 e al 7% nel 2017 con l’ingresso di Carlyle al posto di TA Associates. Nel 2020, ION riacquista la partecipazione di Carlyle, consolidando ulteriormente il controllo di Pignataro attraverso la holding di famiglia lussemburghese Bessel Capital.

Il 2021 segna l’anno della massima visibilità mediatica per l’imprenditore bolognese, quando il suo nome emerge prepotentemente sulle cronache finanziarie italiane con due operazioni miliardarie. Pignataro investe oltre 3 miliardi di euro per acquisire Cedacri e Cerved, due pilastri del sistema informativo e finanziario italiano. Cedacri, acquistata per 1,5 miliardi, è una società specializzata in servizi di outsourcing informatico per il settore bancario che gestisce quotidianamente 50 milioni di transazioni per oltre 200 clienti tra banche, istituzioni finanziarie e aziende industriali.

Cerved, rilevata tramite un’offerta pubblica da 1,8 miliardi, rappresenta il più grande ecosistema di dati in Italia. L’agenzia di informazioni commerciali valuta la solvibilità e il merito creditizio delle imprese, monitora il rischio di credito e definisce strategie di marketing per migliaia di aziende italiane. Il controllo di Cerved significa, di fatto, possedere un patrimonio informativo unico sullo stato di salute economica del tessuto imprenditoriale italiano.

Nello stesso anno, ION conquista anche List, società pisana che fornisce tecnologia per le istituzioni finanziarie che eseguono ordini sui mercati borsistici italiani. Nel luglio 2024, Pignataro completa un’altra acquisizione strategica investendo 1,35 miliardi di euro per il controllo di Prelios, l’ex Pirelli Real Estate, specializzata nella gestione di crediti non performanti legati al settore immobiliare. L’azienda copre ogni aspetto del ciclo di vita immobiliare, dalla gestione dei crediti deteriorati all’asset management, dalle valutazioni patrimoniali alla gestione di fondi d’investimento.

Gli investimenti di Pignataro non si limitano alle acquisizioni di controllo. L’imprenditore detiene partecipazioni significative in diverse istituzioni bancarie italiane: il 9,4% di Illimity, la banca fondata da Corrado Passera (quota acquistata per 80-90 milioni di euro), il 32% della Cassa di Risparmio di Volterra (15 milioni di investimento) e, secondo alcune cronache, il 2% di Banca Monte dei Paschi di Siena per circa 50 milioni. Nel suo portafoglio figura anche una partecipazione del 10% nel Fondo Strategico Italiano guidato da Maurizio Tamagnini.

 

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Il gruppo ION, attraverso le sue 32 società controllate e le numerose partecipazioni minori sparse per l’Europa, rappresenta oggi una conglomerata britannica che opera in oltre 330 società in tutto il mondo. In Italia, le sedi operative sono a Milano, Roma e Pisa, con 150 posizioni lavorative attualmente aperte, principalmente per software engineer, sviluppatori e analisti. Un segno della continua espansione del gruppo nel settore tecnologico e dei dati.

Fuori dal settore finanziario, Pignataro ha dimostrato interesse anche per altri ambiti, acquisendo tra l’altro Macron, storico marchio italiano di abbigliamento sportivo. Il quotidiano Il Foglio lo ha definito “il Bloomberg italiano“, un paragone che rende l’idea della portata del suo impero costruito sull’analisi e la gestione delle informazioni finanziarie.

La vita privata di Pignataro rispecchia la sua filosofia di basso profilo. Sposato e padre di due figli residenti a Milano, vive ufficialmente a Saint Moritz, in Svizzera, dal 2013. È appassionato di vela e, secondo Forbes, possiede una serie di ville e hotel di lusso sull’isola di Canouan, nell’arcipelago di Saint Vincent e Grenadine. Nonostante il patrimonio straordinario, mantiene uno stile riservato che lo rende praticamente invisibile nel panorama mediatico italiano.

Proprio la questione della residenza fiscale all’estero ha portato Pignataro al centro di un’inchiesta della Procura di Bologna. Nel 2025, l’imprenditore è stato oggetto di un’indagine per presunta evasione fiscale relativa al mancato pagamento di imposte per circa mezzo miliardo di euro nel decennio 2013-2023, cifra che con gli interessi sarebbe salita a 1,2 miliardi. L’ipotesi investigativa si basava sul fatto che, nonostante la residenza formale in Svizzera, Pignataro avrebbe mantenuto in Italia le relazioni personali e familiari principali.

Gli inquirenti avevano ricostruito minuziosamente biglietti aerei, rotte del jet privato, dati delle celle telefoniche, cartelle cliniche e testimonianze sulla sua presenza a eventi familiari in Italia, tra Milano, dove vivono i figli, e Bologna, dove la moglie possiede proprietà immobiliari. A maggio era stata avanzata una richiesta di sequestro preventivo per 432 milioni di euro.

La vicenda si è conclusa in due fasi. Nel giugno 2025, i legali di Pignataro – gli avvocati Marco Calleri e Riccardo Michelutti – hanno raggiunto un accordo con l’Agenzia delle Entrate attraverso un accertamento con adesione. L’intesa prevede il versamento di 283 milioni di euro in 16 rate trimestrali, una delle cifre più elevate mai concordate nella storia fiscale italiana. I legali hanno precisato che l’accordo non implica alcun riconoscimento, né esplicito né implicito, di colpevolezza o evasione.

Nell’ottobre 2025 è arrivata anche l’archiviazione del procedimento penale per dichiarazione infedele. Il giudice per le indagini preliminari Alberto Ziroldi ha accolto la richiesta della Procura, riconoscendo che la normativa tributaria degli anni in questione era caratterizzata da obiettiva complessità e ambiguità. La difesa aveva documentato come Pignataro si occupasse prevalentemente della gestione di ION Group, attività svolta quasi interamente all’estero, con il fatturato delle società italiane che rappresenta appena il 4% del totale della multinazionale.

Il gip ha sottolineato come la presenza di Pignataro in Italia fosse dovuta principalmente al legame con la moglie e i due figli residenti a Milano, e come l’incertezza sui criteri per determinare la residenza fiscale avesse inciso sulla consapevolezza dell’indagato, escludendo quindi la sussistenza del dolo specifico richiesto dalla norma. Numerose pronunce della Corte di Cassazione e della giurisprudenza europea, hanno ricordato i legali, confermano la prevalenza degli interessi economici rispetto a quelli familiari nella determinazione del domicilio fiscale.

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