Emanuele Ragnedda, 41 anni, fino a poche ore fa era conosciuto come l’imprenditore che aveva creato il vino bianco più costoso d’Italia. Ha confessato l’omicidio di Cinzia Pinna davanti ai carabinieri e al procuratore di Tempio Pausania, dopo essere stato fermato mentre tentava di fuggire in barca. Ha anche indicato dove si trovava il cadavere della giovane donna, in un terreno di sua proprietà, adiacente alla sua abitazione. Di Cinzia Pinna si erano perse le tracce dall’11 settembre.
Il suo vino “Disco Volante” del 2021, un vermentino prodotto in sole mille bottiglie, veniva venduto a 1.400-1.600 euro a bottiglia. Quando qualcuno si stupiva del prezzo, Ragnedda rispondeva con sicurezza: “È ai livelli dei migliori vini francesi, anche meglio. È il suo prezzo e li vale tutti“. E aveva ragione: le bottiglie andarono rapidamente esaurite.
La storia della famiglia Ragnedda affonda le radici negli anni d’oro della Costa Smeralda. Il nonno Sebastiano si arricchì tra terreni e cemento durante il boom edilizio della zona, lavorando all’ombra del famoso Karim Aga Khan, il magnate che trasformò quella costa in una delle destinazioni più esclusive del mondo.
Dei sei figli di Sebastiano, Mario – padre di Emanuele – scoprì la passione per il vino. Fondò l’azienda agricola Capichera, che divenne famosa per la produzione di alcuni dei bianchi di Gallura più pregiati. L’azienda si estendeva su cento ettari, di cui 42 coltivati a vigne, principalmente con uve vermentino, e disponeva di tremila metri quadrati di strutture per la vinificazione.
Nel 2022, Mario Ragnedda vendette l’azienda di famiglia a Carlo Bonomi, figlio di una famiglia illustre della finanza milanese. La trattativa fu rapidissima, conclusa in pochi giorni alla vigilia del Vinitaly per un prezzo che si aggira intorno ai 20 milioni di euro. Anche lo zio Alberto ha ricoperto ruoli importanti, essendo stato sindaco di Arzachena dal 2012 al 2017.
Emanuele lavorò a lungo nell’azienda di famiglia, ma nel 2016 decise di mettersi in proprio. Bonificò terreni incolti tra Arzachena e Palau, di fronte al suggestivo arcipelago della Maddalena e vicino a un sito archeologico. Da quella che era macchia mediterranea e granito creò dal nulla “Conca Entosa” (che significa “Valle Ventosa”), un vigneto di sette ettari specializzato nella produzione limitata di vermentino di alta qualità.
Ragnedda era scapolo e ferequentava regolarmente i locali notturni della Costa Smeralda, soprattutto durante l’estate. L’anno scorso si era lasciato con la fidanzata storica e aveva iniziato una nuova relazione.
Nella notte tra l’11 e il 12 settembre, l’incontro con Cinzia Pinna, una 33enne di Castelsardo che aveva trascorso la serata in una discoteca di Palau. L’uomo è stato bloccato dai carabinieri, in collaborazione con la Guardia costiera, mentre tentava di fuggire su un’imbarcazione.
I Ris di Cagliari e i Vigili del fuoco hanno avviato un sopralluogo nelle campagne di Conca Entosa, setacciando una tenuta di 70 ettari, proprio dove Ragnedda aveva costruito il suo sogno imprenditoriale.
Dalle immagini della videosorveglianza si notava che Pinna camminava per strada barcollando, poi una macchina si era ferma davanti a lei. Dopo aver parlato col conducente, era salita a bordo. L’auto era di Ragnedda.



