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Home » Attualità » Chi è Maia Sandu, l’economista di Harvard che ha riscritto la storia della Moldavia (separandosi da Putin)

Chi è Maia Sandu, l’economista di Harvard che ha riscritto la storia della Moldavia (separandosi da Putin)

Ecco chi è Maia Sandu, l'economista di Harvard e prima donna presidente della Moldavia il cui partito ha vinto le elezioni parlamentari.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino29 Settembre 2025
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Maia Sandu
Maia Sandu (fonte: LaPresse)
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Il partito di governo filo europeista della Moldavia ha vinto le elezioni parlamentari con oltre il 50% dei voti. Il Partito di Azione e Solidarietà guidato dalla presidente Maia Sandu ha ottenuto il 50,03% dei voti, rispetto al 24,26% del Blocco Patriottico filo-russo, guidato dall’ex capo di Stato Igor Dodon. Un risultato molto importante in queste ore di tensione con tra Russia e UE dopo il caso dei droni e con una recrudescenza continua del conflitto tra Putin e Ucraina. Ma chi è Maria Sandu e com’è riuscita a svincolare la Moldavia dal giogo russo?

Nata il 24 maggio 1972 nel villaggio di Risipeni, nell’allora RSS Moldava, Maia Sandu ha intrapreso un percorso di studi che l’ha distinta fin da subito. Ha studiato management presso l’Accademia di studi economici della Moldavia (ASEM) dal 1989 al 1994, per poi specializzarsi in relazioni internazionali all’Accademia della Pubblica Amministrazione (AAP) a Chișinău tra il 1995 e il 1998. Nel 2010 ha conseguito una laurea presso la prestigiosa John F. Kennedy School of Government all’Università Harvard, un’esperienza che ha formato la sua visione  e la sua preparazione in economia.

Dal 2010 al 2012, ha lavorato come Consigliere del Direttore Esecutivo presso la Banca Mondiale a Washington, acquisendo una preziosa esperienza nel settore finanziario e dello sviluppo. Al suo ritorno in Moldavia, ha assunto il ruolo di Ministro della Pubblica Istruzione dal 2012 al 2015, un periodo in cui ha cercato di riformare il sistema educativo del paese.

 

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La sua ascesa politica ha subito un’accelerazione nel 2015, quando il Partito Liberal Democratico propose la sua nomina a Primo ministro. Sebbene la sua nomina non si concretizzò allora, il suo impegno non si affievolì. Il 23 dicembre 2015, fondò la lista civica “În pas cu Maia Sandu”, che in seguito si trasformò nel Partito di Azione e Solidarietà (PAS), un movimento politico con una chiara vocazione pro-europea.

Nel 2016, si candidò alle elezioni presidenziali, raggiungendo il ballottaggio ma perdendo contro il filorusso Igor Dodon. Tuttavia, la sua tenacia fu premiata nel 2019, quando giurò come Primo ministro della Moldavia, frutto di un accordo tra forze politiche. Questa esperienza fu breve, con una sfiducia dopo soli cinque mesi, ma rafforzò la sua determinazione.

Il vero punto di svolta arrivò il 15 novembre 2020. Maia Sandu vinse le elezioni presidenziali moldave con il 57,7% dei voti, sconfiggendo nuovamente Igor Dodon e diventando il sesto Presidente della Moldavia. Un risultato storico, che la consacrò come la prima donna a ricoprire questa carica nel paese, simbolo di un desiderio di cambiamento e di un’apertura all’Occidente.

Da presidente, Sandu ha delineato una politica estera e interna ambiziosa. Ha ripreso con forza la negoziazione riguardante la Transnistria nel formato 5+2 (Moldova, Transnistria, OSCE, Ucraina, Russia, più Stati Uniti e UE come osservatori). La sua posizione è chiara: chiede il ritiro delle armi russe dal deposito di Cobasna e del Gruppo Operativo che lo protegge, affermando che la Moldavia non ha mai acconsentito a tale presenza. Propone inoltre la sostituzione delle forze di peacekeeping congiunte (che includono militari da Moldavia, Transnistria e Russia) con una missione civile sotto l’egida dell’OSCE, definendo la presenza russa nella zona della Transnistria come una “missione d’occupazione militare”.

Sul fronte delle relazioni internazionali, ha rafforzato i legami con i paesi vicini e partner strategici, sostenendo colloqui con il presidente della Romania, Klaus Iohannis, e con il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelens’kyj. Il suo impegno per l’integrazione europea e la sovranità della Moldavia è un pilastro della sua presidenza, un messaggio chiave per un paese che guarda  al suo futuro nel contesto dell’Unione Europea.

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