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Home » Attualità » Chi era Quentin Deranque, il 23enne di estrema destra ucciso a Lione, e perché la sua morte ha fatto esplodere la tensione politica in Francia

Chi era Quentin Deranque, il 23enne di estrema destra ucciso a Lione, e perché la sua morte ha fatto esplodere la tensione politica in Francia

È crisi politica in Francia dopo gli scontri a Lione tra gruppi giovanili di estrema destra e sinistra, che hanno portato alla morte del giovane Quentin Deranque. Ecco cosa è successo davvero.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene20 Febbraio 2026
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Un'immagine degli scontri avvenuti a Lione il 12 febbraio, in cui è rimasto ucciso Quentin Deranque
Un'immagine degli scontri avvenuti a Lione il 12 febbraio, in cui è rimasto ucciso Quentin Deranque (fonte: YouTube Le Monde)

La Francia sta attraversando uno dei momenti di maggiore tensione politica e sociale degli ultimi anni. A meno di un mese dalle elezioni comunali, che rappresentano l’ultimo test elettorale prima della corsa all’Eliseo della primavera 2027, il Paese si trova a fare i conti con un omicidio che ha acceso polemiche nazionali e riaperto il dibattito sull’estremismo politico giovanile.

Al centro della vicenda c’è Quentin Deranque, uno studente di 23 anni, militante d’ultradestra, pestato a morte a Lione lo scorso 12 febbraio. Il giovane è deceduto due giorni dopo in ospedale per le gravi ferite riportate durante un’aggressione avvenuta ai margini di una conferenza dell’eurodeputata Rima Hassan presso l’università Sciences Po Lyon.

La dinamica dell’aggressione sta emergendo progressivamente dalle indagini della Procura di Lione. Nel pomeriggio di giovedì 12 febbraio, intorno alle 16:30, un gruppo di sette ragazze del collettivo femminista di estrema destra Némésis aveva organizzato una manifestazione contro quelli che definivano “gli islamisti di sinistra”, mentre poco distante parlava Hassan, esponente de La France Insoumise, il partito della sinistra radicale guidato da Jean-Luc Mélenchon.

Secondo le testimonianze raccolte, le giovani manifestanti sarebbero state aggredite e buttate a terra nel tentativo di strappare loro i cartelli, senza che nessuno intervenisse nonostante avessero chiamato degli amici per proteggerle. Mezz’ora dopo si è verificato il pestaggio mortale: un gruppo di persone incappucciate si è scontrato con i ragazzi del “servizio d’ordine” di destra in quella che alcuni video mostrano come una vera e propria rissa.

Durante gli scontri, Deranque è stato sbattuto a terra e pestato da almeno sei persone. Il ragazzo è rimasto accasciato fino all’arrivo di un amico che ha tentato di portarlo via, ma il 23enne, pur riuscendo a parlare, non ricordava nulla di quanto accaduto. Dopo averlo fatto sdraiare su una panchina alla fermata dell’autobus, i compagni hanno chiamato i soccorsi, ma le sue condizioni erano già gravissime.

Il raduno di un gruppo di estrema destra in memoria di Quentin Deranque
Il raduno di un gruppo di estrema destra in memoria di Quentin Deranque (fonte: YouTube)

Le indagini hanno portato al fermo di cinque persone sospettate dell’omicidio, con una sesta identificata. Tra gli arrestati figura anche Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare de La France Insoumise, che si è dimesso ed è stato sospeso dal Parlamento in attesa di conferme sul suo coinvolgimento. Gli altri fermati sarebbero esponenti della cosiddetta ultrasinistra antifascista, nomi fino a quel momento non iscritti nello schedario elettronico degli individui considerati pericolosi per l’ordine pubblico.

Il profilo della vittima sta alimentando ulteriori polemiche. Originario di Saint-Cyr-sur-le-Rhône, borgo collinare di poco più di mille abitanti nella valle del Rodano, Deranque era incensurato e frequentava corsi di matematica. Si era recentemente convertito al cattolicesimo e frequentava la Fraternità sacerdotale San Pietro, fondata nel 1988 da ex membri della Fraternità sacerdotale San Pio X.

Secondo quanto rivelato da Mediapart, il giovane aveva però legami con il mondo dell’estrema destra: era partecipante attivo del movimento tradizionalista Academia Christiana, legato al gruppo neofascista Allobroges Bourgoin fondato nel maggio 2025, e avrebbe partecipato al raduno neonazista annuale del Comitato del 9 Maggio. L’avvocato della famiglia ha smentito parte di questa ricostruzione. Resta il fatto che la sera del 12 febbraio Deranque aveva risposto all’appello del gruppo Némésis per fare da servizio d’ordine alla loro manifestazione.

Lione non è una città qualsiasi in questo contesto. Il capoluogo del Rodano rappresenta uno dei centri francesi dove l’estrema destra è più attiva e dove le tensioni con l’ultrasinistra sfociano regolarmente in scontri violenti. Negli ultimi quindici anni sono nati qui diversi gruppi estremisti, da Génération Identitaire ai nazionalisti di Les Remparts, sciolti nel 2024, fino al Bastion social, reso illegale nel 2019, da cui sono derivati Audace Lyon e Lyon Populaire.

Il presunto coinvolgimento di membri de La France Insoumise ha amplificato la portata politica del caso. Oltre all’assistente parlamentare Favrot, sul banco degli imputati c’è anche la questione della sicurezza durante l’evento con l’eurodeputata Hassan, già figura molto contestata dall’ala conservatrice per le sue posizioni sulla Palestina. Nata nel campo profughi di Neirab in Siria da una famiglia palestinese, Hassan è arrivata in Francia quando aveva nove anni ed è stata eletta all’Europarlamento grazie al partito di Mélenchon.

La capogruppo de La France Insoumise all’Assemblea Nazionale, Mathilde Panot, ha sollevato una questione cruciale in Parlamento: perché quella sera non era previsto alcun dispositivo di sicurezza, nonostante i servizi d’intelligence avessero previsto da diversi giorni la presenza del collettivo Némésis? Al momento nessuno ha fornito risposte.

Le indagini si stanno concentrando anche sulla Jeune Garde, collettivo militante di estrema sinistra nato proprio a Lione in risposta all’estremismo degli avversari, ma che di fatto ne ha adottato gli stessi metodi fino a diventare illegale. Il gruppo è stato sciolto nel giugno 2025 e la procedura è in attesa della conferma del Consiglio di Stato. Il deputato Raphaël Arnault, di cui Favrot è assistente, è stato portavoce e fondatore del gruppo antifascista ed è stato condannato nel 2022 a quattro mesi di reclusione con pena sospesa per violenze volontarie di gruppo.

Il presidente Emmanuel Macron ha denunciato “un’ondata di violenza inaudita” e ha lanciato un appello alla calma. Il ministro dell’Università, Philippe Baptiste, ha inviato una circolare a prefetti e rettori chiedendo di vietare meeting politici nelle facoltà quando possono costituire un problema per l’ordine pubblico. L’Assemblea nazionale ha osservato un minuto di silenzio, ma subito dopo è ripreso lo scontro politico.

La vicenda ha avuto ripercussioni anche internazionali. La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni aveva espresso cordoglio su X, definendo la morte del giovane “una ferita per tutta l’Europa” causata da “un clima di odio ideologico diffuso in diversi Paesi”. Macron, da Nuova Delhi, aveva risposto con ironia chiedendo a Meloni di “smettere di commentare ciò che sta accadendo altrove” e aggiungendo: “Sono sempre colpito nel vedere che le persone nazionaliste, che non vogliono essere scocciate a casa loro, sono sempre le prime a commentare ciò che accade in casa altrui. Ognuno resti a casa propria, e le pecore saranno ben custodite”.

Palazzo Chigi ha accolto con stupore le dichiarazioni del presidente francese, precisando che le parole di Meloni rappresentavano “un segno di vicinanza al popolo francese” e non entravano “in alcun modo negli affari interni della Francia”. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani è intervenuto, sottolineando che l’uccisione di un giovane attivista in un contesto universitario è “un fatto grave che riguarda tutti” e un “monito a chi usa odio e violenza”.

In un Paese dove Macron tocca i minimi nei consensi da anni e dove i sondaggi accordano prospettive di crescita significativa al fronte ultranazionalista guidato dal Raggruppamento Nazionale di Marine Le Pen, nonostante il processo per i falsi portaborse all’Europarlamento che potrebbe costare la carriera alla leader, la compromissione di uno dei principali partiti della sinistra rischia di avere effetti decisivi sulla competizione elettorale. Le elezioni comunali del marzo 2026 rappresenteranno il primo banco di prova di un clima sociale sempre più teso, in cui l’estremismo politico giovanile è tornato a manifestarsi con violenza inaudita.

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