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Home » Attualità » Cos’è il Board of Peace, chi ne fa parte e come agirà per riportare la pace a Gaza

Cos’è il Board of Peace, chi ne fa parte e come agirà per riportare la pace a Gaza

L'Italia nel Board of Peace: cos'è l'organismo di Trump per Gaza, chi ne fa parte e quali sono i rischi per i palestinesi. I dettagli e le controversie.
RedazioneDi Redazione19 Gennaio 2026
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La devastazione di Gaza
La devastazione di Gaza (fonte: YouTube)

Il Board of Peace nasce ufficialmente il 15 gennaio 2026, ma le sue radici risalgono al piano presentato da Trump nel settembre 2025. Si tratta di un organismo internazionale che dovrebbe coordinare la ricostruzione di Gaza, raccogliere fondi e supervisionare la transizione verso una governance stabile dopo oltre due anni di conflitto. La struttura si articola su tre livelli gerarchici. Al vertice c’è il Board of Peace vero e proprio, presieduto da Trump stesso, che include figure come il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff, Jared Kushner (genero di Trump), l’ex premier britannico Tony Blair e imprenditori miliardari come Marc Rowan e Ajay Banga. Sotto di esso opera un Gaza Executive Board che coordina i rapporti con i Paesi della regione, tra cui Turchia, Qatar, Egitto ed Emirati Arabi. Alla base della piramide c’è il Comitato nazionale palestinese per l’amministrazione di Gaza, un gruppo di tecnocrati guidato da Ali Sha’ath con sede al Cairo, incaricato di gestire i servizi pubblici quotidiani.

Secondo documenti trapelati e confermati da fonti americane, l’adesione al Board prevede due modalità: quella ordinaria è gratuita ma dura solo tre anni, mentre chi versa almeno un miliardo di dollari in contanti entro il primo anno ottiene un seggio permanente. Questa clausola crea una gerarchia esplicita tra nazioni “finanziatrici” e semplici invitate, concentrando il potere decisionale nelle mani di pochi Paesi ricchi.

L’amministrazione Trump presenta il Board come un’alternativa più agile alle Nazioni Unite, ritenute troppo burocratiche. Ma molti analisti avvertono che questo modello rischia di sostituire il multilateralismo con una struttura selettiva controllata dagli Stati Uniti, dove la legittimità deriva da inviti personali e alleanze politiche piuttosto che da un mandato universale.

Tra i primi a confermare la partecipazione ci sono Viktor Orbán (Ungheria), Javier Milei (Argentina), Recep Tayyip Erdoğan (Turchia), oltre a Canada, Vietnam, India, Giordania, Pakistan ed Egitto. Secondo alcune fonti, Trump avrebbe esteso l’invito anche a Benjamin Netanyahu, nonostante il mandato d’arresto internazionale per crimini di guerra, e persino a Vladimir Putin. C’è anche l’Italia.

Mentre si moltiplicano incontri diplomatici e annunci ufficiali, sul terreno la situazione rimane tragica. Israele continua a bombardare Gaza colpendo anche tendopoli di sfollati e zone teoricamente protette. Solo negli ultimi tre mesi del 2025 sono stati uccisi oltre 400 palestinesi, molti dei quali bambini. L’emergenza umanitaria è fuori controllo e non ci sono segnali concreti di un’imminente fine delle operazioni militari.

Il piano prevede che Hamas deponga le armi e che Israele ritiri le truppe, ma il governo israeliano ha già fatto sapere di non avere intenzione di ritirarsi completamente, rendendo incerta l’effettiva operatività del Board.

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