Scene di forte tensione a Sion, dove Jacques e Jessica Moretti sono stati contestati e aggrediti verbalmente, e in parte fisicamente, dai familiari delle vittime della strage di Capodanno di Crans-Montana. La coppia, proprietaria del locale Le Constellation, è arrivata per l’interrogatorio legato all’incendio che ha causato la morte di 41 persone e il ferimento di oltre cento clienti.
Erano da poco passate le 8.50 quando i due coniugi hanno raggiunto l’edificio che ospita le audizioni. Ad attenderli, però, c’era un gruppo di parenti delle vittime, almeno una ventina di persone, visibilmente provate e animate da una rabbia che da settimane covava sotto la cenere. Appena riconosciuti, sono partite urla, insulti, accuse durissime. Alcuni brandivano le fotografie dei figli, dei fratelli, degli amici morti nella tragedia.
Quando davanti all’accusa di aver ucciso il figlio, Jessica ha risposto di essere desolata, la mamma di Taylan, morto nel rogo ha detto:
“Ma è tutto quello che sai dire? Siete la mafia, avete pagato 200 mila franchi ed è finita! Dov’è mio figlio? Come dormite? Come mangiate? Come respirate? Mio figlio dov’è?“.
Nel caos, Jessica Moretti è stata spintonata più volte, mentre la coppia veniva circondata tra grida e improperi. L’atmosfera è rapidamente degenerata, sfiorando l’aggressione vera e propria, tanto che l’ingresso nell’edificio è diventato complicato e concitato.
Jacques Moretti ha provato a parlare, ripetendo più volte di volersi assumere le proprie responsabilità, ma la sua voce è stata sovrastata dalla protesta. Il dolore dei presenti, in molti casi ancora allo stato grezzo, si è trasformato in una contestazione senza filtri, carica di disperazione e risentimento. Una madre, in lacrime, ha gridato domande rimaste senza risposta, inchiodando la coppia a un silenzio teso e impotente.
Nonostante la manifestazione fosse nota, l’intervento delle forze dell’ordine non è apparso immediato. Per alcuni minuti, i Moretti sono rimasti esposti alla furia dei contestatori, protetti più dagli avvocati che da un cordone di sicurezza efficace. Solo dopo una fase di forte confusione sono riusciti a entrare, mentre all’esterno continuavano urla e pianti.
L’episodio fotografa in modo crudo la frattura ancora aperta lasciata dalla tragedia di Crans-Montana. Da un lato l’inchiesta giudiziaria che dovrà chiarire responsabilità e omissioni, dall’altro il dolore di chi ha perso tutto in una notte e chiede, prima ancora della giustizia, di essere ascoltato.



