La notizia è stata diffusa dal canale di opposizione Iran International, che cita fonti interne al paese. La votazione si è tenuta in modalità virtuale: la sede designata di Qom era stata colpita da un raid israelo-americano nelle ore precedenti. Nessuna vittima, ma abbastanza tensione da costringere gli 88 alti religiosi dell’assemblea a raccogliersi online pur di non rinviare una decisione che il paese, e i Pasdaran, non potevano attendere.
Mojtaba era stato inizialmente creduto morto nell’attacco che aveva ucciso il padre, insieme alla moglie e ad altri familiari. L’agenzia Mehr ha poi smentito: è vivo e illeso. Da quel momento, la sua ascesa è stata fulminea. Secondo Iran International, il nome di Mojtaba era stato già scelto in segreto come successore circa un anno e mezzo fa, una decisione che i Guardiani della Rivoluzione avrebbero poi trasformato in pressione concreta sul consesso elettorale.

La nomina ha sorpreso molti osservatori, e non solo per la velocità con cui è maturata. Mojtaba non è formalmente un ayatollah, è un religioso di rango intermedio, eppure teologi e chierici conservatori negli ultimi giorni gli hanno attribuito il titolo sui social, quasi a costruire in corsa una legittimità che sul piano canonico non ha ancora raggiunto. Lo stesso padre, in vita, aveva più volte dichiarato di non voler lasciare spazio a una successione dinastica: un’eredità simbolica del tutto ignorata dalle Guardie della Rivoluzione, che in questo frangente hanno dettato i tempi.
Pur restando una figura volutamente nell’ombra, Mojtaba è tutt’altro che sconosciuto agli analisti. I legami con i vertici dell’intelligence e con i comandanti Basij risalgono alla guerra Iran-Iraq e si sono consolidati nel corso degli anni. Secondo diversi media internazionali, avrebbe svolto un ruolo attivo nelle elezioni presidenziali del 2009, quelle che scatenarono il movimento di protesta noto come Onda Verde. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti lo ha sanzionato nel 2019 proprio per queste attività.
A gettare ulteriore ombra sulla figura del nuovo leader è un’inchiesta pubblicata da Bloomberg nel gennaio 2026: Mojtaba avrebbe costruito, attraverso intermediari e società di comodo registrate a Saint Kitts and Nevis e nell’Isola di Man, un portafoglio immobiliare internazionale del valore di oltre 100 milioni di sterline nel solo Regno Unito.
Tra i beni documentati, una villa sulla celebre Bishops Avenue di Londra, la cosiddetta Billionaire’s Row, acquistata nel 2014 per 33,7 milioni di sterline, oltre a hotel di lusso a Francoforte e Maiorca e una residenza nel “Beverly Hills di Dubai”. Il suo nome, tuttavia, non compare in nessun documento ufficiale. I fondi sarebbero transitati attraverso conti in Svizzera, Liechtenstein ed Emirati Arabi Uniti, con un presunto intermediario chiave: il banchiere Ali Ansari, sanzionato dal governo britannico nell’ottobre 2025.
L’Iran ha ora una nuova Guida Suprema.



