Close Menu
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
Home » Attualità » Dal tesoriere della Banda della Magliana a centro culturale: la storia incredibile della Casa del Jazz di Roma

Dal tesoriere della Banda della Magliana a centro culturale: la storia incredibile della Casa del Jazz di Roma

Nella villa confiscata a Enrico Nicoletti, tesoriere della malavita romana si cercano i resti del giudice Paolo Adinolfi; ma la storia di questo luogo è speciale.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti14 Novembre 2025
Facebook WhatsApp Twitter Telegram
L'entrata della Casa del Jazz (Fonte: Lalupa - CC BY-SA 4.0/ Wikimedia Commons)

Da giovedì mattina la Casa del Jazz di Roma è al centro di operazioni di scavo nei suoi sotterranei. Gli investigatori stanno cercando i resti di Paolo Adinolfi, un magistrato scomparso oltre trent’anni fa, in una galleria mai esplorata prima. Ma la storia di questa villa racconta molto più di un mistero giudiziario: è il simbolo di una Roma che ha saputo trasformare un bene confiscato alla criminalità organizzata in uno spazio culturale pubblico.

La Casa del Jazz si trova in una posizione strategica della capitale, tra la Garbatella e le terme di Caracalla, lungo le Mura Aureliane. Oggi ospita concerti ed eventi dedicati alla musica jazz, ma prima della confisca da parte dello Stato apparteneva a Enrico Nicoletti, considerato il tesoriere della banda della Magliana, il celebre gruppo criminale romano attivo tra gli anni Settanta e Novanta.

La villa fu costruita negli anni Trenta su commissione dell’avvocato Arturo Osio, fondatore e primo presidente della Banca nazionale del lavoro. Da lui ha preso il nome di Villa Osio. Il progetto originale si caratterizzava per un design sobrio e lineare, con materiali e colori ispirati alla Roma antica per i mosaici e i dipinti decorativi. Anche il giardino rispecchiava questa sobrietà, mentre l’edificio venne rivestito con mattoni che richiamavano quelli delle Mura Aureliane e delle Terme di Caracalla nelle vicinanze.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Il Messaggero (@ilmessaggero.it)

Negli anni Ottanta Enrico Nicoletti acquistò Villa Osio e la trasformò in una residenza lussuosa, modificando pesantemente le caratteristiche interne ed esterne dell’immobile. Aggiunse marmi, stucchi e arredi che si discostavano dal gusto raffinato originale. Dopo le condanne di Nicoletti per usura, estorsione e associazione a delinquere negli anni Novanta, però, lo Stato ha confiscato la villa nel 2001 e l’ha assegnata al comune di Roma.

L’allora sindaco Walter Veltroni decise di trasformarla in un centro polifunzionale dedicato alla musica. Dopo un lungo restauro che riportò la struttura alle sue caratteristiche originali, nel 2005 venne inaugurata come Casa del Jazz e affidata alla Fondazione Musica per Roma, controllata dal comune e dalla Regione Lazio. Attorno alla villa, poi, si estendono un grande parco pubblico, un auditorium, studi di registrazione e un memoriale con i nomi di alcune vittime della mafia cui potrebbe aggiungersi anche quella di Adinolfi.

Le ricerche iniziate giovedì si concentrano nei sotterranei, in una galleria mai esplorata approfonditamente. Ma come si è arrivati a questa decisione? La richiesta di riprendere gli scavi è stata avanzata dalla prefettura su indicazione di Guglielmo Muntoni, ex giudice e attuale presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica presso la Camera di commercio di Roma. Muntoni ha parlato della presenza di un tunnel sotto la villa che sarebbe stato chiuso circa 30 anni fa, ipotizzando che la galleria sia stata murata dalla banda della Magliana per nascondere qualcosa.

Secondo Muntoni potrebbero esserci i resti di Paolo Adinolfi, il magistrato scomparso, ma non è chiaro su quali elementi si basi questa ipotesi. Lo stesso Muntoni l’ha definita un’idea astratta. Gli investigatori ritengono che nei sotterranei possano trovarsi anche altri resti legati alle attività criminali della banda, come armi o refurtiva.

Non è la prima volta, però, che si scava in questa villa alla ricerca del corpo di Adinolfi. Già nel 1997 la polizia scientifica aveva condotto ricerche nei sotterranei, scoprendo la galleria tombata. Tuttavia, l’alto costo degli scavi e la mancanza di fondi impedirono all’epoca di svolgere accertamenti approfonditi. Ora, a distanza di quasi trent’anni, quelle indagini riprendono con nuovi mezzi e rinnovate speranze di fare luce su una delle vicende più oscure legate alla criminalità organizzata romana.

Condividi. Facebook WhatsApp Twitter Telegram Email

Potrebbero interessarti anche

Giusi Bartolozzi durante il suo intervento

Giusi Bartolozzi, nessuna scusa: “Il plotone d’esecuzione? Ecco cosa intendevo davvero”. È bufera

10 Marzo 2026
Chiara Ferragni e Jose Fernandez

Chiara Ferragni riparte da José Hernandez: chi è il manager colombiano che le ha ridato il sorriso

10 Marzo 2026
meteorite contro la Terra

“Pensavamo fosse un missile dall’Iran”: meteorite sfonda il tetto di una casa, terrore in Germania

10 Marzo 2026
Facebook X (Twitter) Instagram
  • Home
  • Chi siamo
  • Staff e redazione
  • Contatti
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
© 2026 CultWeb.it proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - [email protected] | Foto Credits: DepositPhotos

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.