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Home » Attualità » Dalla penna di Jefferson al braccio robotico: l’incredibile storia dell’Autopen e il suo ruolo nella politica americana

Dalla penna di Jefferson al braccio robotico: l’incredibile storia dell’Autopen e il suo ruolo nella politica americana

Ecco la storia dell'Autopen, il dispositivo usato dai presidenti USA da Jefferson a Biden per firmare documenti a distanza.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene25 Settembre 2025
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Un modello di Autopen produce una firma su un foglio di carta
Un modello di Autopen produce una firma su un foglio di carta (fonte: AP Photo / Manuel Balce Ceneta)

Donald Trump ha recentemente ordinato un’indagine federale sull’utilizzo dell’Autopen da parte dell’amministrazione Biden, accusando gli assistenti dell’ex presidente di averlo usato per mascherare un presunto declino cognitivo. Ma cos’è esattamente questo Autopen che ha scatenato un nuovo scandalo politico? Si tratta di un dispositivo robotico in grado di replicare firme utilizzando un braccio meccanico, e permettendo così di firmare documenti ufficiali a distanza. L’indagine di Trump, pur non contestando la legalità dell’Autopen, mira a verificare se sia stato usato per simulare la piena operatività di Biden, con gli assistenti che avrebbero preso il controllo dell’agenda presidenziale.

L’utilizzo dell’Autopen non è una novità nella storia americana. Già nel 1804 Thomas Jefferson utilizzava un antenato dell’Autopen, il “poligrafo”, per duplicare la propria corrispondenza, e la definì “la più bella invenzione della sua epoca” al punto da tenerne una copia alla Casa Bianca e una nella sua residenza a Monticello.

L’Autopen moderno, sviluppato nel 1942 da Robert M. De Shazo Jr., è stato poi adottato da diversi presidenti, da Harry Truman a Gerald Ford, fino a Lyndon B. Johnson, che permise addirittura di fotografare il dispositivo alla Casa Bianca. John F. Kennedy ne fece un uso così intenso che la sua firma autentica divenne secondo alcuni una vera e propria rarità. Nel 2011 Barack Obama lo utilizzò per primo per firmare una legge, ossia l’estensione del Patriot Act, mentre si trovava in Francia.

Il poligrafo di Thomas Jefferson a Monticello
Il poligrafo di Thomas Jefferson a Monticello (fonte: Thomas Jefferson’s Monticello)

La legalità dell’uso dell’Autopen è stata confermata nel 2005 durante il mandato di George W. Bush (che non utilizzò mai il dispositivo): i consulenti legali stabilirono che il presidente non deve necessariamente firmare di persona un disegno di legge per renderlo valido, creando un precedente legale ancora in vigore. Un tribunale federale ha ribadito questo principio nel 2024, affermando che l’assenza di una firma scritta a mano non invalida una decisione presidenziale.

L’accusa di Trump si concentra quindi non sulla legalità, ma sull’abuso dello strumento. Secondo Trump, l’uso sistematico dell’Autopen da parte di Biden solleva “seri dubbi” sul suo grado di consapevolezza e autonomia decisionale, considerando anche l’età dell’ex presidente e le cure che stava (e sta tuttora) ricevendo per una forma aggressiva di cancro alla prostata. Biden, dal canto suo, respinge le accuse definendole “completamente false e infondate”.

L’episodio evidenzia come l’Autopen, da strumento pratico per la gestione della corrispondenza presidenziale, sia diventato oggetto di controversie politiche, alimentando il dibattito sul ruolo della tecnologia nel processo decisionale e sulla trasparenza del potere esecutivo. La storia dell’Autopen, dal poligrafo di Jefferson al braccio robotico dei nostri giorni, riflette l’evoluzione della firma presidenziale e il suo significato nell’immaginario collettivo americano.

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