Close Menu
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
Home » Attualità » Dalla politica all’attivismo: chi è Emanuele Fiano, l’ex deputato contestato lunedì alla Ca’ Foscari

Dalla politica all’attivismo: chi è Emanuele Fiano, l’ex deputato contestato lunedì alla Ca’ Foscari

Ecco chi è Emanuele Fiano, l'ex deputato contestato lunedì pomeriggio da degli attivisti antisionisti a un convegno alla Ca' Foscari.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene29 Ottobre 2025
Facebook WhatsApp Twitter Telegram
Emanuele Fiano
Emanuele Fiano (fonte: YouTube)

Sessant’anni compiuti lo scorso marzo, Emanuele Fiano è una delle figure più note del Partito Democratico italiano, con una carriera politica che ha attraversato cinque legislature consecutive alla Camera dei Deputati. Ma cosa fa oggi l’ex deputato dopo la sconfitta elettorale del settembre 2022, quando perse il collegio uninominale di Sesto San Giovanni contro Isabella Rauti di Fratelli d’Italia? E soprattutto, quale episodio recente ha riportato alla sua memoria i fantasmi più bui della storia familiare?

Nato a Milano il 13 marzo 1963, Emanuele Fiano è figlio di Nedo Fiano, ebreo deportato ad Auschwitz e unico superstite di un’intera famiglia sterminata nei campi di concentramento. Questa eredità storica ha sempre segnato profondamente la sua vita personale e il suo impegno politico. Dopo la laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1989 e un anno trascorso in un kibbutz in Israele, Fiano ha iniziato la carriera di architetto libero professionista, conseguendo anche un dottorato di ricerca in progettazione architettonica urbana.

Il passaggio alla politica attiva è arrivato nel 1997, quando è stato eletto consigliere comunale di Milano per due mandati. Nel 2006 il salto a Montecitorio con la lista dell’Ulivo, dando inizio a una lunga carriera parlamentare caratterizzata dall’impegno nel contrasto ai fenomeni di neofascismo. Durante la segreteria di Matteo Renzi è stato nominato responsabile nazionale del PD con delega alle Riforme, candidandosi anche a sindaco di Milano alle primarie del centrosinistra prima di ritirarsi in favore di Giuseppe Sala.

Particolare risonanza ha avuto il suo disegno di legge contro l’apologia del fascismo, che prevedeva la reclusione da sei mesi a due anni per chiunque propagasse immagini o contenuti propri del partito fascista anche solo attraverso la vendita di beni con simboli riferiti al regime. La proposta, dopo l’approvazione alla Camera, si arenò in Senato tra polemiche e dubbi di costituzionalità. Questo impegno gli è valso negli anni la scorta, che mantiene da quindici anni.

Dopo la sconfitta elettorale del 2022, la vita di Fiano ha preso una nuova direzione. Nel giugno scorso è stato nominato presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Fossoli, l’ente memoriale che gestisce il Campo di Fossoli, frazione di Carpi dove fu internato suo padre Nedo prima della deportazione ad Auschwitz. “Il Campo di Fossoli, il Museo Monumento al Deportato, l’ex Sinagoga di Carpi rappresentano un’eredità insieme terribile e preziosissima”, aveva commentato Fiano, sottolineando il valore della testimonianza concreta degli orrori della Shoah.

Ma è un episodio recente all’Università Ca’ Foscari di Venezia ad aver riportato drammaticamente Fiano alle vicende familiari. Due giorni fa, il 27 ottobre 2025, l’ex deputato era stato invitato dall’associazione studentesca Futura per un incontro sulla pace in Medio Oriente e sulla soluzione “due popoli, due Stati”. L’incontro, inizialmente previsto nella sede principale, era stato spostato a San Giobbe dopo che un’organizzazione di giovani comunisti aveva annunciato una manifestazione con lo slogan “I sionisti non devono entrare all’università”.

Emanuele Fiano durante le contestazioni di lunedì scorso a San Giobbe
Emanuele Fiano durante le contestazioni di lunedì scorso a San Giobbe (fonte: YouTube)

Dopo mezz’ora di dibattito, una trentina di attivisti del Collettivo Sumud ha fatto irruzione nell’aula, disponendosi lungo le pareti con striscioni che denunciavano il genocidio e intimavano “fuori i sionisti dall’università”. Una ragazza ha urlato a voce altissima per zittire Fiano, mentre un ragazzo gli strappava il microfono di mano per leggere un suo vecchio articolo sul Foglio riguardo antisemitismo e antisionismo. L’incontro è stato di fatto impedito, con alcuni manifestanti che hanno rivolto al pubblico il segno della P38.

“Alcuni, guardandomi dritto negli occhi, mi hanno detto: di quello che tu rispondi non ce ne può fregare di meno. Tu non devi parlare proprio. Tu non hai diritto di stare nell’università”, ha raccontato Fiano. La sua risposta è stata netta: “Tu sei tecnicamente un fascista. Perché uno che vuole sopprimere le parole dell’altro non appartiene alla democrazia ma ai totalitarismi”.

Ma è il parallelo storico ad aver colpito più profondamente l’ex deputato. “L’ultimo Fiano al quale era stato impedito di parlare era stato mio padre, nel 1938, quando aveva 13 anni, all’alba delle leggi razziali”, ha dichiarato visibilmente scosso. Nedo Fiano fu cacciato da scuola senza che nessuno gli spiegasse il perché, senza che nessun compagno si alzasse per difenderlo mentre usciva dall’aula piangendo. “Non potevo farmi mandare via. Lo dovevo a mio padre”, ha spiegato Emanuele, rifiutandosi di lasciare l’aula prima degli attivisti.

La famiglia Fiano ha pagato un prezzo altissimo alla Shoah. Nedo fu arrestato il 6 febbraio 1944 a Firenze, in via Cavour, mentre cercava di fare lavoretti in nero per sopravvivere. Passò per il campo di Fossoli, dove lo raggiunsero i genitori e gli altri parenti, prima della deportazione ad Auschwitz il 16 maggio. Degli undici membri della famiglia, Nedo fu l’unico a tornare, liberato dagli americani l’11 aprile 1945 a Buchenwald. Tutti gli altri furono uccisi ad Auschwitz.

L’episodio di Ca’ Foscari ha suscitato una vasta ondata di solidarietà dal mondo politico. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso vicinanza a Fiano, pur precisando che “citare il fascismo come principio guida per i pro Pal è un po’ azzardato”. Il ministro Matteo Salvini ha parlato di “episodio di intolleranza da condannare senza se e senza ma”, mentre dal PD Peppe Provenzano ha definito l’accaduto un “atto di prevaricazione”. Solidarietà anche da Carlo Calenda, Matteo Renzi e Riccardo Magi di +Europa.

Presente all’incontro c’era anche Dario Calimani, presidente della comunità ebraica di Venezia: “Era la prima volta che all’università qualcuno cercava di svolgere un dibattito non di parte, con una prospettiva minimamente distaccata. Il dibattito è stato interrotto con i megafoni. Ma per affrontare un dibattito ci vuole un minimo di conoscenza della storia. Invece si procede per slogan imponendo il silenzio”.

Fiano ha chiarito la sua posizione: “Un conto è criticare la storia di Israele, il che rientra nella libertà di pensiero. Ma se tu neghi che un popolo possa costituirsi in Stato, allora sei antisemita. Si può discutere dei confini: io sono da sempre per la restituzione dei Territori occupati e sono stato critico con Netanyahu. Ma se mi neghi il diritto di avere uno Stato, l’antisionismo si trasforma in antisemitismo”.

Oggi Emanuele Fiano divide il suo tempo tra l’impegno nella Fondazione Fossoli, dove sta lavorando alla realizzazione di un film sulla vita del padre, e il ruolo di responsabile nazionale per la politica estera del Pd, incarico affidatogli da Nicola Zingaretti nel 2019. È inoltre presidente di Sinistra per Israele, posizione che continua a renderlo un punto di riferimento nel dibattito sulla questione mediorientale, ma anche un bersaglio per chi vuole impedire il confronto democratico.

“Ero choccato”, ha confessato dopo l’episodio veneziano. “Quegli occhi di ghiaccio, senza alcun patimento, con cui mi dicevano: tu qui non puoi parlare. Ho ripensato agli anni bui. Agli anni di piombo. Al 1938. E mi sono commosso pensando a papà, a quando il preside gli disse: Nedo Fiano, tu te ne devi andare”. Un parallelo storico che pesa come un macigno e che ricorda come la memoria non sia mai un fatto compiuto, ma un esercizio quotidiano di vigilanza democratica.

Condividi. Facebook WhatsApp Twitter Telegram Email

Potrebbero interessarti anche

Nicola Gratteri

“Faremo i conti”: Gratteri gela Il Foglio dopo il caso Sal Da Vinci. È bufera sulla libertà di stampa

11 Marzo 2026
Ignazio La Russa in Senato

La Russa, nuovo scivolone in Senato: il microfono resta acceso e lo sfogo imbarazza il Palazzo

11 Marzo 2026
Ragazza con ombrello sotto la pioggia

Marzo si “vendica”, arriva il colpo di coda polare: gelate tardive in pianura e addio Primavera

11 Marzo 2026
Facebook X (Twitter) Instagram
  • Home
  • Chi siamo
  • Staff e redazione
  • Contatti
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
© 2026 CultWeb.it proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - [email protected] | Foto Credits: DepositPhotos

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.