Oggi, nell’aula del Senato, Ignazio La Russa, presidente di Palazzo Madama, si lascia sfuggire a microfono aperto un sonoro “p..ca p.tt…” nel tentativo di far concludere l’intervento del collega di partito Raffaele Speranzon. Le immagini circolano subito sui social, alimentando il dibattito in una giornata già carica di tensione politica. Non è chiaro se il destinatario involontario delle parole fosse Speranzon stesso o le opposizioni che, in quel momento, avevano iniziato a rumoreggiare in aula.
Gaffe clamorosa in Senato: La Russa dimentica il microfono acceso e gli sfugge “Porca Put****!” pic.twitter.com/4ahMJw8G8Q
— Italia Mattanza (@IMattanza) March 11, 2026
La seduta era stata convocata per le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, con all’ordine del giorno temi di primissimo piano: la guerra in Ucraina, il piano europeo di riarmo “ReArm Europe”, i rapporti tra Unione Europea e amministrazione Trump. Un contesto, insomma, tutt’altro che ordinario.
È proprio in questo clima che il senatore di Fratelli d’Italia Marco Scurria decide di citare un articolo del Times, il prestigioso quotidiano britannico, secondo cui le grandi vittorie sportive tendono a coincidere con momenti di espansione e vitalità nazionale, a riprova, viene chiamata in causa la recente vittoria della nazionale italiana di rugby sull’Inghilterra, arrivata il 7 marzo nel corso del Sei Nazioni 2026. La citazione accende immediatamente le opposizioni, che la considerano fuori luogo e strumentale. La maggioranza risponde che si tratta semplicemente di una fonte giornalistica autorevole. La Russa entra nella polemica con decisione: “Potrà citare un giornale straniero e c’è un divieto? C’è una censura sui giornali stranieri, come sul Foglio magari?”.
A quel punto, mentre il presidente del Senato tenta di gestire i rumori dell’aula e sollecita Speranzon a concludere il suo intervento, il microfono non viene spento. L’esclamazione si sente nitida, anche se troncata. Non è la prima volta che La Russa si ritrova protagonista di un fuorionda poco elegante. Il 5 marzo scorso, durante una seduta animata, si è lasciato sfuggire a microfono aperto il termine “co…one” rivolto al senatore dem Antonio Nicita, che stava intervenendo rumorosamente in aula. Nell’ottobre 2023, sempre a Palazzo Madama, dopo un intervento di Giorgia Meloni, aveva chiesto ai suoi collaboratori “C’è ancora l’albanese?”, riferendosi alla parlamentare Jorida Tabaku, presidente della commissione Integrazione europea del parlamento albanese in visita a Roma. Anche in quel caso, il microfono era rimasto aperto.
In politica, questi episodi hanno una lunga storia, e spesso rivelano molto di più di qualsiasi discorso ufficiale. Basti pensare all’episodio che, nel 2005, aveva coinvolto tre colonnelli di Alleanza Nazionale, tra cui lo stesso La Russa, che fecero commenti poco lusinghieri sul loro leader Gianfranco Fini, captati da un cronista e finiti in prima pagina. Il caos fu tale che Fini si dimise. Anche Carlo Conti è stato protagonista di un fuorionda “gustoso” durante l’ultimo Festival di Sanremo quando, prima dell’esibizione dell’ospite d’onore Alicia Keys, aveva sottolineato la figuraccia tecnica fatta con il pianoforte della popstar.
La differenza, oggi, è che i microfoni sono ovunque e i social network amplificano qualsiasi scivolone nel giro di pochi minuti. Un’esclamazione che vent’anni fa sarebbe rimasta tra le mura dell’aula oggi diventa un video virale, commentato e condiviso da milioni di persone.
Al di là dell’episodio in sé, la seduta di oggi rappresenta l’ennesima giornata di alta tensione al Senato. Le comunicazioni di Meloni sul Consiglio europeo hanno attraversato temi divisivi, dalla difesa ai dazi, dal ruolo degli USA all’uso degli asset russi congelati, con opposizioni compatte nel criticare quella che definiscono una postura di eccessiva subalternità all’amministrazione americana. La maggioranza ha tenuto la linea, approvando la propria risoluzione.
Il fuori onda di La Russa, in questo quadro, finisce per diventare la notizia nella notizia: una nota di colore, involontaria e imbarazzante, in una giornata parlamentare tutt’altro che leggera.
