Il tanto chiacchierato Trump Phone non è più solo una promessa elettorale o un rendering digitale: il dispositivo, ufficialmente denominato T1, si è mostrato in alcune immagini reali diffuse dall’esperto di tecnologia Evan Blass. L’estetica dello smartphone riflette perfettamente lo stile del suo ideatore, sfoggiando una finitura dorata che i primi critici hanno paragonato alla plastica lucida dei giocattoli, piuttosto che al metallo prezioso dei prodotti di lusso.
Politics and availability issues aside, this is just a horrendously tacky looking phone. It’s easily one of the ugliest consumer electronics devices I’ve ever seen.
Supporting your favorite politician or political ideology shouldn’t force you to completely abdicate good… pic.twitter.com/9SggHLYGiU
— Evan Blass (@evleaks) February 10, 2026
Nonostante i primi disegni facessero pensare a un rivale dell’iPhone, la versione definitiva del T1 presenta tre fotocamere allineate verticalmente, un look che ricorda i modelli di fascia media di qualche anno fa. Sotto la scocca dorata, il cuore tecnologico non è il più potente sul mercato: monta infatti un processore Snapdragon 7, un chip affidabile ma lontano dalle prestazioni dei top di gamma attuali. A bilanciare questa scelta ci sono però una batteria capiente da 5.000mAh e una memoria interna da 512GB, spazio sufficiente per archiviare migliaia di foto e video.
La strada per il lancio è stata tortuosa. Previsto inizialmente per la fine dell’estate scorsa, il cellulare ha subito continui rinvii a causa di una riprogettazione totale dei componenti. La nuova finestra di uscita è fissata per metà marzo, ma resta un alone di incertezza: nel frattempo, l’azienda ha iniziato a vendere iPhone e Samsung usati a prezzi gonfiati per sostenersi. Anche il costo del T1 è destinato a fluttuare; se i primi acquirenti lo pagheranno 499 dollari, chi arriverà dopo dovrà sborsare una cifra molto vicina ai 1.000 dollari.
Infine, cade un piccolo mito sulla produzione: nonostante gli slogan patriottici, il telefono non è costruito interamente negli Stati Uniti. Solo una parte dell’assemblaggio finale avverrà a Miami, mentre i componenti principali arrivano dall’estero. Sulla scocca sparirà il logo “T1” visto nei prototipi, lasciando spazio esclusivamente alla bandiera americana. Il risultato finale è un oggetto che punta tutto sull’impatto visivo e sul valore simbolico, lasciando qualche dubbio agli appassionati di tecnologia pura.



