Era il mattino del 28 febbraio 2026, intorno alle 10:00, quando la scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh di Minab, città di circa 70.000 abitanti nella provincia meridionale di Hormozgan, a poca distanza dallo Stretto di Hormuz, veniva rasa al suolo durante la prima ondata di attacchi congiunti israelo-statunitensi contro l’Iran. Nel momento in cui il missile ha colpito, centinaia di bambine tra i sette e i dodici anni si trovavano tra i banchi. Il bilancio ufficiale iraniano oscilla tra 165 e 180 vittime, la stragrande maggioranza delle quali erano studentesse e insegnanti.
A distanza di oltre una settimana dalla tragedia, Mehr News ha reso pubblico un breve filmato che mostra un ordigno impattare contro un edificio all’interno del medesimo complesso recintato, mentre dal settore dove sorgeva la scuola si alza già una colonna di fumo. La clip, secondo quanto riferisce la CNN, sarebbe stata ripresa da un cantiere edilizio situato di fronte alla struttura. La geolocalizzazione del video è stata effettuata in via indipendente dal gruppo di ricerca open source Bellingcat, che ha confermato la corrispondenza con il sito di Minab incrociando elementi visivi, tra cui l’insegna di una clinica, con dati satellitari noti.
The moment when Israeli and American terrorists struck #Minab school#minabmassacre#MINABSCHOOL pic.twitter.com/kHJEOukowj
— Mehr News Agency (@MehrnewsCom) March 8, 2026
Secondo Jeffrey Lewis, professore di sicurezza globale al Middlebury College, la sagoma e il comportamento di volo del missile sono compatibili con quelli di un Tomahawk, il missile da crociera in dotazione alla Marina degli Stati Uniti, lanciabile sia da navi di superficie sia da sottomarini. Il Tomahawk non viene utilizzato da Israele: la sua presenza in teatro operativo punta esclusivamente verso Washington. Non a caso, il generale Dan Caine, presidente dei Capi di Stato Maggiore Congiunti, aveva dichiarato pubblicamente, nel corso di una conferenza stampa il lunedì successivo all’attacco, che i primi lanci erano stati effettuati dalla Marina americana proprio tramite Tomahawk.
A bordo dell’Air Force One, il presidente Donald Trump ha attribuito la responsabilità della strage alle forze iraniane, sostenendo che i Pasdaran, noti per la scarsa precisione dei propri armamenti, avrebbero colpito la scuola per errore. Lewis ha però smontato questa tesi: il missile inquadrato nel video non corrisponde ad alcun modello di missile da crociera di produzione iraniana attualmente documentato. Il gruppo GeoConfirmed ha inoltre geolocalizzato un altro filmato circolato sui social, quello di un presunto “missile iraniano difettoso” caduto subito dopo il lancio, ricollocandolo a Zanjan, nell’Iran settentrionale, a oltre 1.300 chilometri di distanza da Minab. Un errore di proporzioni tali da rendere impossibile qualsiasi collegamento con la strage.
Prima ancora che il video del missile diventasse pubblico, erano stati due tra i più autorevoli giornali americani a mettere in discussione la versione ufficiale di Washington. Il New York Times aveva analizzato immagini satellitari e filmati sui social, concludendo che l’attacco alla scuola era coinciso, per tempistica e posizione geografica, con un raid di precisione statunitense sulla vicina base navale dei Guardiani della Rivoluzione. Pochi giorni dopo, il Washington Post aveva rafforzato quella ricostruzione pubblicando una propria inchiesta basata su immagini satellitari, analisi di esperti e le dichiarazioni di un funzionario americano, suggerendo che l’esplosione che aveva ucciso decine di studentesse fosse stata causata molto probabilmente da un attacco aereo statunitense. L’8 marzo, lo stesso quotidiano ha poi verificato in modo indipendente il video del missile, con il parere di otto esperti di munizioni, definendolo «l’ultima indicazione del probabile coinvolgimento americano» nella strage
La scuola sorgeva all’interno del perimetro di quella che era stata la base navale Seyyed al-Shohada dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC). Tuttavia, le immagini satellitari mostrano che l’edificio scolastico era stato separato dalla struttura militare da un muro già tra il 2013 e il 2016. La pista di atterraggio della base era stata poi demolita nel 2024 per lasciare spazio a un cantiere residenziale. La clinica presente nel complesso, aperta nel 2025 dal comandante dell’IRGC Hossein Salami, successivamente ucciso in un raid israeliano, risultava l’unico elemento ancora legato alla catena di comando dei Pasdaran.
Secondo diverse inchieste giornalistiche, la probabile causa della tragedia sarebbe riconducibile a mappe satellitari dell’Iran non aggiornate, che avrebbero portato a identificare come obiettivo militare attivo un’area ormai trasformata in zona civile. In questo scenario, la scuola sarebbe stata colpita come conseguenza di informazioni di targeting obsolete, non come bersaglio intenzionale.
Due funzionari statunitensi citati dall’agenzia Reuters hanno confermato che gli investigatori militari americani ritengono probabile il coinvolgimento delle forze USA, sebbene le indagini non siano ancora formalmente concluse. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato che Washington sta esaminando l’accaduto, aggiungendo tuttavia che “l’unica parte che prende di mira i civili è l’Iran”. Il Pentagono non ha ancora rilasciato una risposta ufficiale riguardo al video diffuso da Mehr News.



