Si è spento oggi, 9 febbraio 2026, Antonino Zichichi, uno dei volti più riconoscibili della fisica italiana. Aveva 96 anni. Trapanese di nascita (era nato il 15 ottobre 1929), Zichichi ha dedicato la sua vita allo studio delle particelle elementari, quei minuscoli mattoni invisibili che formano tutta la materia dell’universo. Dopo gli studi a Palermo, ha lavorato nei centri di ricerca più prestigiosi del mondo: il Fermilab negli Stati Uniti e il CERN di Ginevra, il grande laboratorio europeo dove si studiano le particelle fondamentali della natura.
Il momento più alto della sua carriera scientifica arrivò nel 1965, quando il suo gruppo scoprì l’antideutone, una particella di antimateria. Per capire di cosa si tratta, bisogna sapere che ogni particella ha una “sorella gemella” fatta di antimateria: l’antideutone è composto da un antiprotone e un antineutrone, proprio come il deutone normale è fatto da un protone e un neutrone. Questa scoperta avvenne contemporaneamente a quella di un team americano e rappresenta ancora oggi uno dei contributi più importanti di Zichichi alla scienza.
Ma il fisico siciliano non si è limitato alla ricerca. Ha ricoperto ruoli importanti nella gestione della scienza italiana: è stato presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dal 1977 al 1982 e della Società Europea di Fisica nel 1978. Soprattutto, è stato tra i principali promotori dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, quella straordinaria struttura sotterranea in Abruzzo dove oggi si conducono esperimenti di fisica avanzata protetti dalla radiazione cosmica. Senza il suo impegno, probabilmente questi laboratori non esisterebbero.
Nel 1963 aveva fondato a Erice, in Sicilia, il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, dedicato al fisico italiano scomparso misteriosamente negli anni Trenta. Questo centro è diventato nel tempo un luogo di incontro per scienziati da tutto il mondo. Dal 1986 ha anche diretto il World Lab, un’organizzazione che aiuta i progetti scientifici nei paesi in via di sviluppo.
Il grande pubblico lo conosceva principalmente per la sua crociata contro l’astrologia e le superstizioni, che definiva una “Hiroshima culturale” per sottolineare quanto fossero distruttive per il pensiero razionale. Attraverso libri, saggi e frequenti apparizioni televisive, Zichichi ha cercato di diffondere la cultura scientifica e di combattere credenze irrazionali come l’oroscopo. Negli ultimi quindici anni era diventato ancora più popolare grazie all’imitazione del comico Maurizio Crozza, che lo rappresentava come uno scienziato che si perdeva in ragionamenti incomprensibili, distaccato dalla realtà quotidiana.
Eppure, proprio questa figura così impegnata nella difesa della razionalità scientifica è diventata nel tempo sempre più controversa per alcune sue posizioni su temi scientifici che lo hanno progressivamente isolato dalla comunità degli scienziati.
Zichichi, cattolico, criticava aspramente la teoria dell’evoluzione di Darwin, sostenendo che non avesse basi matematiche solide. Questa posizione va contro il consenso scientifico: la teoria dell’evoluzione è considerata un pilastro della biologia moderna, supportata da decenni di prove raccolte in paleontologia, genetica e biologia molecolare. Rifiutarla equivale a negare una delle scoperte più consolidate della scienza.
Ma la controversia più grande riguardava il cambiamento climatico. Zichichi era diventato negli ultimi anni uno dei principali negazionisti italiani del riscaldamento globale causato dall’uomo. Secondo lui, il riscaldamento del pianeta dipendeva solo al 5% dalle attività umane e per il 95% da fenomeni naturali legati al Sole. Sosteneva che i modelli matematici usati dagli scienziati del clima fossero inaffidabili e addirittura violassero le leggi della termodinamica.
Nel 2017 pubblicò sul quotidiano Il Giornale un articolo contro quelle che chiamava “eco-bufale”, accompagnato da una petizione firmata apparentemente da venti scienziati. La vicenda si rivelò ancora più complicata: quando alcuni climatologi contattarono i presunti firmatari, almeno cinque di loro negarono di aver firmato quel documento o di essere d’accordo con le posizioni di Zichichi. Sembrava che durante una scuola di fisica a Erice fosse circolata una breve petizione generica contro l’inquinamento atmosferico, che poi era stata usata in modo scorretto per sostenere le teorie negazioniste sul clima.
Nel 1979 si verificò un grave incidente diplomatico quando l’Italia tentò di farlo eleggere direttore del CERN. Il governo italiano fece pressioni così forti che crearono una frattura con tutti gli altri paesi membri. Il ministro della ricerca italiano arrivò persino a minacciare di tagliare i finanziamenti italiani al laboratorio. Fu tutto inutile: la candidatura di Zichichi venne respinta con 12 voti contrari (solo l’Italia si astenne) e fu eletto il tedesco Herwig Schopper. Questo episodio danneggiò i rapporti internazionali dell’Italia nel campo della ricerca scientifica.
Tra i suoi progetti mai realizzati c’era l’Eloisatron, un acceleratore di particelle gigantesco con una circonferenza di circa 300 chilometri, che avrebbe dovuto essere il più potente del mondo. Il progetto, ritenuto da molti irrealizzabile per le dimensioni e i costi esorbitanti, ricevette comunque finanziamenti dall’INFN per gli studi di fattibilità, ma non andò mai oltre la fase di pianificazione.
Nel 2012 ebbe anche una breve esperienza politica come assessore ai beni culturali della Regione Siciliana, nella giunta del presidente Rosario Crocetta. L’incarico durò solo pochi mesi, da novembre 2012 ad aprile 2013. Secondo alcune testimonianze, il problema era che invece di lavorare sui beni culturali parlava continuamente di raggi cosmici e fisica delle particelle.
Dal punto di vista della produzione scientifica, Zichichi aveva un indice H di 130 secondo il database Scopus, un numero che misura l’impatto delle pubblicazioni di un ricercatore. È un valore significativo che testimonia il suo contributo alla fisica delle particelle nei decenni di attività.
