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Home » Attualità » Era l’alleata numero uno, ora Trump l’ha “licenziata”: perché Kristi Noem non è più Segretaria della Sicurezza interna

Era l’alleata numero uno, ora Trump l’ha “licenziata”: perché Kristi Noem non è più Segretaria della Sicurezza interna

Trump ha rimosso Kristi Noem dalla guida della Sicurezza interna: ecco tutti i motivi dietro una delle decisioni più clamorose del secondo mandato.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino6 Marzo 2026
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Kristi Noem
Kristi Noem (YouTube)

Donald Trump ha messo fine all’incarico di Kristi Noem come Segretaria del Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti. Si chiude così uno dei capitoli più controversi del secondo mandato presidenziale.

Noem, 54 anni, ex governatrice del South Dakota e uno dei volti più riconoscibili dell’agenda trumpiana, diventa così il primo membro del gabinetto a perdere la poltrona in questo secondo mandato. Una primato poco invidiabile, che arriva dopo mesi di tensioni accumulate, episodi imbarazzanti e una gestione giudicata sempre più caotica del dipartimento che sovraintende dogane, guardia costiera, immigrazione e sicurezza delle frontiere.

A fare da detonatore finale sono state due giornate consecutive di audizioni parlamentari, tenutesi tra martedì 4 e mercoledì 5 marzo. Davanti alle commissioni del Senato e della Camera, Noem ha risposto a domande scomode sulla gestione del suo dipartimento in modo così incerto da suscitare irritazione trasversale, anche tra i ranghi repubblicani.

Kristi Noem
La foto ufficiale di Kristi Noem governatrice del South Dakota (fonte: Wikipedia)

Al centro del dibattito parlamentare è finita una campagna pubblicitaria da oltre 220 milioni di dollari, lanciata per invitare gli immigrati irregolari ad abbandonare spontaneamente il Paese. Noem ha dichiarato che Trump fosse al corrente dell’operazione. Il presidente lo ha negato categoricamente: “Non ero entusiasta. Per diventare presidente ho speso meno di quella cifra”. Quella risposta, rimbalzata in diretta, ha fatto saltare ogni residua pazienza alla Casa Bianca.

La storia recente di Noem al DHS è costellata di episodi che hanno eroso la sua credibilità. A gennaio, durante le operazioni anti-immigrazione a Minneapolis, due cittadini americani, Renee Good, madre di tre figli, e Alex Pretti, infermiere, sono stati uccisi da agenti federali. Noem non solo si è affrettata a definire le morti apparentemente “giustificate”, ma ha anche accusato i due, senza prove, di essere legati al terrorismo domestico. La reazione pubblica è stata durissima, e Trump ha dovuto inviare il suo “zar della frontiera”, Tom Homan, a Minneapolis per gestire l’emergenza politica.

Non è finita qui. Secondo quanto riportato da NBC News, il consulente principale di Noem, Corey Lewandowski, ha avuto uno scontro acceso con il personale della Guardia Costiera, arrivando a minacciare un pilota che aveva decollato senza una coperta riscaldante appartenente alla segretaria.

Trump ha già indicato il successore: Markwayne Mullin, senatore repubblicano dell’Oklahoma, ex combattente di arti marziali miste e protagonista delle negoziazioni sul grande pacchetto fiscale. Mullin ha appreso della nomina nel bel mezzo di un pranzo con i colleghi del Senato, quando ha ricevuto una telefonata dalla Casa Bianca ed è uscito di corsa, lasciando il piatto ancora pieno sul tavolo. Assumerà la guida del DHS a partire dal 31 marzo, previo passaggio al Senato per la conferma.

Quanto a Noem, Trump non l’ha lasciata completamente a mani vuote: le è stato assegnato il ruolo inedito di “inviata speciale per lo Scudo delle Americhe”, legata a una nuova iniziativa di sicurezza regionale che la Casa Bianca intende presentare in Florida nei prossimi giorni. Lei ha accettato pubblicamente, ringraziando il presidente sui social. Un congedo dorato, almeno nelle apparenze.

 

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