Durante l’intervista con Enrico Mentana al TgLa7, la premier Giorgia Meloni ha lanciato un messaggio forte: l’Europa deve conquistare la propria autonomia difensiva se vuole davvero giocare un ruolo da protagonista nel mondo. Secondo la presidente del Consiglio, dipendere da altri per la sicurezza significa accettare limitazioni alla propria libertà politica.
La sua posizione arriva in risposta a un documento sulla sicurezza nazionale americano presentato da Trump che muove critiche pesanti verso l’Europa. Per Meloni non si tratta di una rottura tra Stati Uniti e continente europeo, ma del riconoscimento di un cambiamento storico inevitabile: l’indipendenza strategica europea è diventata una necessità che non si può più rimandare. Certo, comporta investimenti economici importanti, ma garantisce maggiore libertà nelle scelte politiche.
Sulla guerra in Ucraina, la premier ha ribadito con chiarezza la linea del governo italiano: sostenere Kiev per costruire una pace duratura. “La pace non si ottiene con le buone intenzioni ma attraverso la deterrenza”, ha spiegato Meloni, confermando che l’Italia non cambierà la propria posizione di supporto all’Ucraina, nonostante opinioni diverse all’interno della maggioranza.
Sul conflitto in Medio Oriente, Meloni ha respinto le accuse di essere troppo cauta nei confronti di Israele. Ha ricordato le sue parole all’Assemblea generale dell’ONU, dove aveva dichiarato che Israele non può impedire la nascita di uno stato palestinese né favorire nuovi insediamenti per ostacolarlo. Per quanto riguarda il riconoscimento formale dello Stato palestinese, l’Italia seguirà la linea votata dal Parlamento: avverrà solo quando Hamas sarà disarmato e quando sarà certo che non avrà alcun ruolo nel governo di Gaza.
Passando ai temi nazionali, Meloni ha parlato della riforma sulla separazione delle carriere e del possibile referendum. Ha garantito che il governo rimarrà in carica fino alla fine della legislatura, indipendentemente dall’esito della consultazione popolare, e ha invitato i cittadini a valutare nel merito le proposte normative.
La presidente del Consiglio ha anche difeso la riforma del premierato, evidenziando come l’instabilità dei dieci anni precedenti al suo governo sia costata al Paese 265 miliardi di euro in interessi sul debito pubblico.
Non è mancata una battuta pungente sull’opposizione: quando Mentana le ha chiesto del mancato confronto con Elly Schlein durante la festa di Atreju, Meloni ha risposto ironicamente di essere disponibile a incontrarsi “quando mi diranno chi è il vero leader dell’opposizione”, alludendo alle divisioni nel centrosinistra.
Sul tema dei salari e dei dati Istat che mostrano una perdita di potere d’acquisto, Meloni ha difeso le decisioni economiche del governo. Ha spiegato che mentre la legge di bilancio vale 18,7 miliardi di euro, il governo ha dovuto pagare 40 miliardi per il Superbonus. “Le poche risorse disponibili le ho concentrate proprio sui salari”, ha sottolineato, ricordando i vincoli economici ereditati.
Alla domanda su cosa non rifarebbe, la premier ha risposto con fermezza: “Ho sempre fatto quello che credevo giusto”. Meloni ha rivendicato il vantaggio di essere arrivata al governo senza dover ringraziare nessuno se non i cittadini, potendo così rispondere soltanto a loro delle proprie scelte.



