Donald Trump avrà anche preso il premio della FIFA per la pace, durante i sorteggi dei Mondiali di calcio 2026, ma le sue parole sono sempre estremamente battagliere. La Casa Bianca ha diffuso un piano di 33 pagine che spiega come l’America di Trump vuole muoversi nei prossimi anni sul fronte della sicurezza internazionale. Il testo, comparso online senza particolari clamori, contiene però accuse durissime verso l’Europa mentre non dice praticamente nulla di negativo sulla Russia.
Le parole usate nel documento sono davvero forti. Secondo la nuova amministrazione americana, il Vecchio Continente rischia “la cancellazione della sua civiltà”. Non si tratta solo di problemi economici o di spese militari troppo basse: per Washington, l’Europa starebbe affrontando una crisi esistenziale vera e propria.
Il fulcro della nuova strategia si concentra sull’emisfero occidentale, cioè le Americhe. Trump vuole aumentare la presenza militare statunitense nella regione per contrastare immigrazione illegale, traffico di droga e l’espansione di potenze rivali come la Cina in America Latina.
Questi piani vengono presentati come un “Corollario Trump” della Dottrina Monroe, un principio enunciato dal presidente James Monroe nel 1823. All’epoca, Monroe aveva stabilito che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato interferenze di potenze straniere nel continente americano. Praticamente, l’America dichiarava il proprio “cortile di casa” off-limits per gli avversari internazionali.
Secondo il nuovo documento, “la sicurezza dei confini è l’elemento primario della sicurezza nazionale”. Trump vuole quindi che l’America domini incontrastata nell’emisfero occidentale come condizione necessaria per la propria sicurezza e prosperità.
Il piano critica apertamente i leader europei, accusandoli di avere aspettative poco realistiche sulla guerra in Ucraina e di guidare governi fragili che soffocano il dissenso democratico. Secondo Trump, la maggioranza dei cittadini europei vorrebbe la pace, ma i loro rappresentanti politici non li ascolterebbero, tradendo i principi democratici.
L’obiettivo dichiarato degli Stati Uniti è mettere fine rapidamente al conflitto ucraino per stabilizzare le economie europee ed evitare un’escalation pericolosa. Quello che colpisce è l’assenza totale di critiche verso Mosca in tutto il documento.
L’Unione Europea viene dipinta come un problema. Washington sostiene che le istituzioni comunitarie limiterebbero le libertà politiche dei singoli paesi e che le politiche migratorie starebbero trasformando profondamente il continente, creando tensioni sociali.
Il documento va oltre, prospettando uno scenario inquietante: secondo la Casa Bianca, nel giro di vent’anni alcuni membri della NATO potrebbero avere popolazioni a maggioranza non europea. Questo cambiamento demografico metterebbe in discussione l’alleanza militare ed economica con gli Stati Uniti, perché questi paesi potrebbero non vedere più il mondo come lo vedevano i fondatori della NATO nel 1949.
Parallelamente alla pubblicazione del piano, Reuters ha rivelato un’indiscrezione significativa: entro il 2027, Washington vorrebbe che l’Europa gestisse da sola la maggior parte delle difese convenzionali della NATO. Questo trasferimento riguarderebbe tutto, dai sistemi di intelligence ai missili, segnando un passo indietro americano dall’alleanza atlantica che dura dal secondo dopoguerra.
Il documento esprime anche preoccupazione per la crescente influenza cinese in Europa, citando come esempio le aziende chimiche tedesche che stanno costruendo enormi stabilimenti in Cina utilizzando gas russo, dato che non possono più ottenerlo in patria dopo lo scoppio della guerra.
Nonostante le critiche pesanti, il piano riconosce che abbandonare completamente l’Europa sarebbe controproducente. L’obiettivo dichiarato è “aiutare l’Europa a correggere la sua attuale traiettoria” e fare in modo che “l’Europa rimanga europea”.
La pubblicazione del piano ha subito ritardi a causa di discussioni interne su come trattare la Cina. Il segretario al Tesoro Scott Bessent avrebbe cercato di ammorbidire i toni verso Pechino, considerando che sono in corso negoziati commerciali delicati.
Rispetto alla strategia del primo mandato di Trump, che si concentrava sulla competizione con Russia e Cina, questa nuova versione mostra un cambio radicale di priorità: meno Europa, meno coinvolgimento globale, più attenzione al continente americano.



