Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha rassegnato le proprie dimissioni irrevocabili, cedendo alla pressione politica scaturita da presunti legami indiretti con ambienti vicini alla criminalità organizzata. In una nota ufficiale, l’esponente di Fratelli d’Italia ha dichiarato di compiere questo passo per senso di responsabilità verso le istituzioni, pur ribadendo la propria correttezza e parlando di una “leggerezza” a cui ha inteso rimediare immediatamente. L’addio di Delmastro, figura chiave del ministero di via Arenula, apre una crisi profonda all’interno dell’esecutivo proprio all’indomani del verdetto referendario che ha visto la vittoria del No. Dopo di lui a dimettersi anche Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio.
La decisione di Andrea Delmastro non è arrivata nel vuoto, ma è il culmine di una settimana di fortissime tensioni. Il sottosegretario era finito nel mirino delle opposizioni per la sua partecipazione in una società e per la frequentazione di un ristorante legato a Miriam Caroccia, figlia di un uomo considerato molto vicino al clan Senese di Roma. Nonostante le smentite e la difesa d’ufficio, Delmastro ha preferito lasciare l’incarico. “Ho sempre combattuto la criminalità con risultati concreti”, ha scritto nella sua lettera di dimissioni, sottolineando come la sua scelta sia dettata dal rispetto verso la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e verso l’intero Governo, per evitare che la sua posizione personale potesse danneggiare l’immagine dell’Italia.
Insieme a lui, trema l’intero apparato del Ministero della Giustizia. Anche Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, si è dimessa. Durante la campagna referendaria, Bartolozzi aveva attaccato la Magistrastura equiparandola a un plotone d’esecuzione.

Il Ministro Carlo Nordio ha tentato fino all’ultimo di fare scudo al suo sottosegretario. In un’intervista rilasciata a Sky TG24, Nordio ha definito Delmastro un uomo lontano da qualsiasi simpatia mafiosa, derubricando la vicenda a una casualità legata alla vita pubblica: “Se sei a cena in un ristorante non puoi chiedere la carta d’identità del proprietario“, ha commentato il Ministro, aggiungendo di essere convinto che il tempo avrebbe chiarito ogni dubbio. Tuttavia, le “carte” della vicenda sono già approdate sul tavolo della Commissione Parlamentare Antimafia.
Lunedì 30 marzo è previsto un ufficio di presidenza cruciale. Il Partito Democratico ha già annunciato che chiederà un’audizione formale per esaminare i documenti dell’inchiesta sugli affari del clan Senese, che sembrano incrociarsi con le passate attività societarie dell’ormai ex sottosegretario. La rapidità con cui il materiale è stato acquisito dalla Commissione indica quanto la magistratura e la politica considerino delicato questo intreccio tra affari e istituzioni.
Intanto, arrivano anche le prime dichiarazioni delle opposizioni. “Le dimissioni arrivate oggi rappresentano un atto tardivo ma doveroso sotto il profilo del rispetto del diritto e delle istituzioni. Il fatto che siano
intervenute solo dopo il referendum costituisce un elemento politico evidente: è la conferma della spregiudicatezza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che per mere opportunità legate al voto ha scelto di trattenere un gesto che, alla luce dei fatti, non era più rinviabile“, ha detto Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico.
E il leader AVS Angelo Bonelli rincara la dose: “Sono stati gli italiani, con il loro voto, a mandare a casa Delmastro e Bartolozzi. Giorgia Meloni in questi mesi ha difeso gli impuniti: un sottosegretario condannato per rivelazione di segreti d’ufficio che ha continuato a esercitare le sue funzioni e che, non soddisfatto, apriva società con persone legate alla camorra. Se non ci fosse stata la valanga di No, Delmastro e Bartolozzi sarebbero ancora al loro posto. Altro che “non ha fatto nulla di scorretto”: Delmastro è stato condannato per rivelazione di segreti d’ufficio e ha fatto società con soggetti legati alla camorra. Ora aspettiamo le dimissioni della ministra Santanché, rinviata a giudizio per truffa ai danni dello Stato“.



