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Home » Attualità » Davvero i missili russi possono colpire Roma? Ecco cosa dice la NATO

Davvero i missili russi possono colpire Roma? Ecco cosa dice la NATO

La NATO lancia un allarme: missili russi ipersonici potrebbero colpire Roma a Mach 5. Putin risponde: "Solo stereotipi".
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino3 Ottobre 2025
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Un summit della NATO a Bruxelles nel 2021
Un summit della NATO a Bruxelles nel 2021 (fonte: NATO)

La tensione tra la NATO e la Russia ha raggiunto un nuovo picco di preoccupazione con le dichiarazioni del segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Mark Rutte, che ha lanciato un allarme diretto sui rischi per la sicurezza europea. Secondo Rutte, i più avanzati missili russi rappresentano una minaccia concreta per le principali capitali europee, inclusa Roma, e potrebbero raggiungerle viaggiando a cinque volte la velocità del suono, rendendosi di fatto inintercettabili con i sistemi di difesa antimissile tradizionali attualmente in dotazione.

“Siamo tutti in pericolo”, ha affermato il segretario della NATO, spiegando che la minaccia non riguarda solamente i paesi situati sul confine orientale dell’Europa come Estonia, Polonia o Romania, ma si estende anche a nazioni geograficamente più distanti come l’Italia, i Paesi Bassi e il Regno Unito. Le città di Roma, Amsterdam e Londra sono state esplicitamente menzionate come possibili obiettivi. Questa affermazione segue di pochi giorni dichiarazioni simili del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, configurando un quadro di propaganda finalizzata al riarmo massiccio dell’Europa occidentale.

Va precisato che, ad oggi, non risultano minacce esplicite del Cremlino in questo senso contro l’Italia o altre capitali europee specificamente nominate. Tuttavia, le parole di Rutte servono a giustificare l’operazione di potenziamento militare della Nato sul confine orientale, appena varata dall’Alleanza. Il segretario ha infatti sottolineato la necessità di essere “estremamente attenti” con il presidente russo Vladimir Putin, definito “il nostro principale avversario” e “la principale minaccia nel lungo periodo”, soprattutto considerando l’incremento delle capacità militari russe.

Un drone russo
Un drone russo (fonte: La Repubblica)

La risposta di Putin non si è fatta attendere. Durante un intervento pubblico, il leader russo ha invitato l’Occidente a “calmarsi e pensare finalmente ai propri problemi”, pur aggiungendo con tono ambiguo che tutti devono essere “pronti a tutto quello che può succedere”. Putin ha colto l’occasione per ribadire la sua visione geopolitica, secondo cui lo sviluppo di un mondo multipolare sarebbe “una diretta conseguenza dei tentativi dell’Occidente di mantenere l’egemonia sul mondo”.

Il presidente russo ha anche rivendicato che la Russia aveva proposto per ben due volte di entrare nella NATO ed era pronta a cooperare con i partner occidentali, ma che tali proposte furono respinte perché gli occidentali “non erano pronti ad abbandonare i loro stereotipi” e “non erano pronti a rinunciare alla loro egemonia”. Putin ha poi lanciato un monito chiaro: “La Russia non mostrerà mai debolezza o indecisione”, ricordando che “la nostra storia ha mostrato che la debolezza è inaccettabile, perché crea la tentazione, l’illusione, che alcuni problemi con noi possano essere risolti con la forza”.

Nei giorni scorsi, il premier polacco Donald Tusk aveva affermato al vertice della Comunità politica europea di Copenaghen che l’Europa è già di fatto in guerra con la Russia, anche se si tratta di “un nuovo tipo di guerra, molto complessa”. Le sue parole facevano riferimento alle accuse di sconfinamenti di jet e droni russi nei cieli di paesi dell’Unione Europea, episodi che alimentano la percezione di una minaccia ibrida costante.

Da Sochi, già sede olimpica, il Cremlino ha replicato alle iniziative europee degli ultimi giorni, che si concentrano sulla costruzione di un cosiddetto “muro di droni” lungo il confine orientale e sull’utilizzo dei capitali russi congelati per continuare ad armare l’Ucraina.

Particolarmente significativa è stata la questione dei missili Tomahawk. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha promesso una risposta “appropriata” all’eventuale decisione di Washington di fornire a Kiev questi missili da crociera, che con il loro raggio di 2.500 chilometri potrebbero raggiungere Mosca e spingersi oltre. Nonostante questo, Putin ha mantenuto toni più concilianti verso l’amministrazione americana di Donald Trump, sottolineando che la Russia rimane impegnata a “ristabilire pienamente le relazioni con gli Stati Uniti” e definendo “razionale” il desiderio del presidente americano di salvaguardare gli interessi del suo paese.

 

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