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Home » Salute » Tecnologia » Droni militari: perché si chiamano così (e cosa c’entrano le api con la guerra)

Droni militari: perché si chiamano così (e cosa c’entrano le api con la guerra)

Sentiamo sempre parlare di droni, ma cosa sono esattamente, quanti ne esistono e perché si chiamano così? Lo spieghiamo qui.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino16 Settembre 2025
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Un drone in volo
Un drone in volo

È di qualche ora fa la notizia della neutralizzazione di un nuovo drone russo che sorvolava sugli edifici governativi  e il Belvedere di Varsavia, in Polonia. Una nuova incursione che arriva qualche giorno dopo il primo abbattimento di droni russi che avrebbero violato lo spazio aereo polacco. Ma di cosa parliamo quando si parla di droni? La parola “drone” deriva dall’inglese antico “dræn” e si riferisce al “fuco”, cioè il maschio dell’ape. L’origine militare del nome risale agli anni ’30 del secolo scorso, quando la marina britannica usava velivoli bersaglio chiamati “Queen Bee” (ape regina). Da qui, il nome “drone” iniziò ad essere utilizzato per indicare tutti gli aeromobili senza pilota.

Il primo vero antenato dei droni moderni fu inventato nel 1918 dall’ingegnere americano Charles Franklin Kettering, che creò un siluro radiocomandato chiamato “Kettering Bug” (l’insetto di Kettering). Solo nel 1946 la parola “drone” iniziò ad essere utilizzata ufficialmente per indicare un aereo radiocomandato.

Molti giovani conoscono i droni principalmente per le foto e i video che si possono fare durante le vacanze o gli eventi speciali. Tuttavia, è importante sapere che i droni nacquero originariamente per scopi militari, proprio come molte altre tecnologie che oggi usiamo quotidianamente, tra cui Internet e il GPS.

Con il conflitto in Ucraina iniziato nel 2022, i droni sono tornati prepotentemente alla ribalta per i loro impieghi bellici. Le statistiche più recenti mostrano che nel conflitto ucraino dal 70% all’80% delle perdite sono causate dai droni aerei, evidenziando quanto questa tecnologia abbia trasformato il modo di combattere.

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, i droni militari non sono versioni ingrandite dei piccoli quadricotteri che vediamo nei parchi. Molti di essi assomigliano più ad aerei da caccia o bombardieri e possono raggiungere dimensioni impressionanti. Un esempio è l’S-70 Okhotnik russo, che pesa ben 20 tonnellate e può volare a 1.000 chilometri orari.

Un drone russo
Un drone russo (fonte: La Repubblica)

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti classifica i droni militari in cinque categorie principali basate sul peso: piccoli (fino a 9 kg), medi (fino a 25 kg), grandi (fino a 600 kg), e due categorie superiori per quelli oltre i 600 kg, capaci di operare fino a 6.000 metri di altezza e raggiungere velocità superiori ai 500 km/h.

I droni militari vengono utilizzati principalmente per quattro scopi diversi:

Ricognizione: sono i più comuni e servono a raccogliere informazioni su aree specifiche o obiettivi nemici. Sono equipaggiati con fotocamere, videocamere e sensori ad altissima precisione.

Sorveglianza: simili ai precedenti, ma utilizzati per monitorare costantemente una zona particolare, fornendo informazioni in tempo reale.

Identificazione dei bersagli: questa è la categoria più avanzata tecnologicamente. Molti di questi droni sono ora dotati di intelligenza artificiale e possono identificare autonomamente i bersagli e suggerire aree sensibili da colpire.

Attacco: i più temibili, in grado di trasportare e sganciare ogni tipo di ordigno, compresi quelli nucleari.

Negli ultimi due anni, la tecnologia dei droni militari ha fatto passi da gigante. L’integrazione dell’intelligenza artificiale sta diventando sempre più sofisticata, migliorando le capacità di analisi e decision-making dei sistemi automatici. La NATO ha accelerato i propri investimenti in questo settore, esaminando oltre 2.000 start-up e investendo in 12 aziende specializzate.

Un esempio interessante è il drone turco KIZILELMA, presentato nel 2025, che rappresenta un salto generazionale rispetto ai modelli precedenti: ha forma stealth, può atterrare automaticamente su portaerei e possiede capacità di attacco sia aria-terra che aria-aria.

Anche l’Italia sta sviluppando nuove tecnologie in questo campo, con progetti come “Sciamano Drone Carrier” della Marina Militare e sistemi anti-drone sempre più sofisticati, tra cui DRONE DOME, AD3S ed ECUS.

L’uso crescente dei droni militari solleva importanti questioni morali. Se da un lato permettono di non mettere a rischio la vita dei piloti, dall’altro potrebbero aumentare il numero di vittime civili. Alcuni esperti temono inoltre che il controllo remoto attraverso monitor possa creare un pericoloso “effetto videogame”, rendendo la guerra meno reale per chi la conduce a distanza.

Organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch denunciano la mancanza di dati chiari sul numero di missioni condotte e sulle vittime collaterali, richiedendo maggiore trasparenza nell’uso di queste tecnologie.

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